Bologna, bisogna alzare la voce


BOLOGNA, 12 APR. 2010 – Sciagurata la partita del Bologna, sconfitto al Dall’Ara dalla Lazio per 2-3. Gravissima la battuta d’arresto più ancora per come è maturata rispetto al significato ed all’incidenza che può in effetti avere. I rossoblu segnano due reti in poco tempo, al 15’ comandano nettamente nel punteggio e non solo. L’inizio della fine da lì a poco, con un arretramento sempre più evidente, impercettibile ma evidente. Poi a partire dal 40’ la squadra comincia a buttar via i crediti sino ad allora accumulati. Se ne disfa, quasi non li volesse nemmeno più considerare. A cinque minuti dall’intervallo Zarate entra in area, nessuno lo marca o lo contrasta ed è palo pieno a portiere battuto. Tre minuti ancora e Mauri – fotocopia della manovra appena descritta – pallone al piede da 12-13 metri fa secco Viviano senza che uno straccio di difensore accenni neppure ad intervenire. Ecco, inequivocabile, il campanello d’allarme. Sostanzialmente due negligenze o gravi amnesie della difesa che cambiano totalmente il corso della partita. Ripresa. Lazio avanti tutta, Bologna in ginocchio, ancora una manciata di minuti e i biancocelesti pareggiano prima e vanno in vantaggio poi. Senza troppo faticare, a ben vedere, se è vero che il Bologna non passa la metà campo sino al 68’ e che poi tirerà velleitariamente in porta un paio di volte senza impensierire nessuno. Non ci sono aggettivi particolari per etichettare la prestazione dei rossoblu. Il peggio del peggio, con reparti allo sbando, senza praticamente nessuno da salvare, coi migliori – sulla carta – ampiamente fuori forma, vero Di Vaio? Con un portiere che, secondo me, comincia ad essere un problema e che comunque finora è stato sopravalutato. Non comanda nella sua area, le mischie si susseguono e le incertezze pure. Senza dire che i suoi lunghi rilanci, pure utili in certe occasioni, nella circostanza erano destinati sempre ai laziali, vista la inadeguatezza del gioco di testa di Adailton e Di Vaio.Ma perché accade tutto questo? Siamo al solito problema e alle solite domande. Una delle mie risposte, ormai forse monotone, è quella che punta il dito sulla mancanza di personalità dei giocatori e quindi della squadra. Insieme ovviamente alle scarse qualità calcistiche dei 14-15 che scendono quasi sempre in campo. Può apparire semplicistica come valutazione sintetica, ma niente affatto campata in aria. Altrimenti come giudicare dei professionisti che mancano così platealmente ai loro ruoli? Si dice: è una questione di testa più che altro. Bene, allora non hanno la stoffa per svolgere le funzioni loro affidate ed escono questi risultati, questi inverecondi spettacoli.Ma sarebbe ingiusto non chiamare in causa il tecnico Franco Colomba. Ha perso, coi giocatori, la quinta partita consecutiva e non può dire solo "mi aspettavo tutt’altra prestazione". Anche noi, anche i tifosi, se è per questo. Colomba dovrebbe piuttosto cercare di spiegare perché arrivano questi pomeriggi, perché insistere sempre coi cambi nei 15’ minuti finali obbligando quasi i subentranti a fare i salvatori della patria. Missione evidentemente impossibile, come largamente acclarato, perché sostituire due statuine con altre due statuine non modifica proprio nulla. Allora l’esigenza di andare più in profondità a mescolare le carte, lo ripeto, altrimenti non potranno che essere confermati i risultati di questo mese.Ancora, Colomba e la presidente hanno il dovere di alzare la voce coi rossoblu. In una partita decisiva i giocatori sono stati molli come la più pregiata mozzarella di bufala. Ma per loro non è un pregio. Mai una volta a rincorrere, a mettere fuori la lingua per non vedere fuggire l’avversario o per conquistare il pallone e così via. Insomma, mai una volta a fare quel tanto in più che sarebbe necessario per raggiungere risultati, per non trascinarsi da una domenica all’altra senza rabbia agonistica, senza voglia di ottenere qualcosa. E da qui al 16 maggio ci attendono le settimane decisive. Lo sono però anche per gli atleti e per l’allenatore.

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