Bologna biologica con polemica


BOLOGNA, 16 APR. 2010 – Il 18 aprile sarà una domenica biologica a Bologna. In contemporanea con gli altri 19 capoluoghi di regione, la città ospiterà "Le piazze del bio", un’iniziativa realizzata dal ministero delle Politiche Agricole in collaborazione con le Regioni. Una cinquantina di produttori provenienti da tutta la regione si daranno appuntamento ai Giardini Margherita dove esporranno formaggi, vino, olio, salumi, frutta, verdura, marmellate, cosmetici. E ci saranno anche animatori che guideranno i visitatori alla semina di piantine biologiche, che ognuno potrà poi portare a casa e vedere crescere. Il presidente di Prober – associazione produttori biodinamici e biologici dell’Emilia-Romagna – e presidente della federazione nazionale Federbio, Paolo Carnemolla, ha però presentato la manifestazione con vena polemica, insieme all’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni. Carnemolla ha lamentato lo scarso impegno da parte del Ministero nella promozione dell’iniziativa e se l’è presa con la Sovrintendenza competente che ha negato alla manifestazione Piazza Maggiore. "La Regione si è sforzata molto nel sostegno ma altrettanto non posso dire del Comune – ha affermato – La giornata si doveva svolgere in Piazza Maggiore, ma la Sovrintendenza ci fa andare solo i concessionari d’auto e la Vodafone. E pensare che una volta in piazza ci facevano il mercato. Ma andranno bene pure i Giardini Margherita, anche se sarà un po’ complicato dal punto di vista logistico". Rabboni ha ricordato i primati nell’agricoltura biologica dell’Emilia-Romagna che, con un valore di circa un miliardo di euro rappresenta un terzo di quello nazionale del settore. L’Emilia-Romagna è ai vertici della classifica nazionale delle regioni "piu’ biologiche" con Lombardia e Toscana ed è prima assoluta per mense scolastiche biologiche (147), siti di e-commerce (20), mercatini bio (37 di cui 5 a Bologna), aziende con vendita diretta (359 punti vendita). L’assessore ha sottolineato come le aziende biologiche (2.772) abbiano caratteristiche di alta professionalità: sono più estese di quelle tradizionali (29 ettari contro circa 10) e sono condotte da imprenditori più giovani e più scolarizzati della media. La Regione ha investito e investirà molto in questo comparto, che indirizzerà il futuro dell’agricoltura tradizionale, dato che la grande distribuzione (anche estera, tedesca in particolare) chiede parametri di salubrità dei prodotti sempre più rigorosi. Per le aziende biologiche, che rappresentano il 4% circa delle imprese agricole emiliano-romagnole, la Regione ha investito il 18% delle risorse complessivamente erogate dal 2000 al 2006 e, dal 2007 al 2009, i finanziamenti sono saliti al 35,8%. Sostegno avvalorato dal fatto che il biologico è l’unico segmento alimentare in cui i consumi sono cresciuti, nel 2009 in media del 7% mentre al centro-nord l’aumento è stato a due cifre. Insomma, come ha sottolineato Rabboni, "per noi in Emilia-Romagna questa manifestazione non sarà una novità ma un ‘ripasso’ su salubrità, affidabilità, territorialità del biologico. Perché qui lo conosciamo da tempo". I primi piani di lotta integrata e biologica della Regione per ridurre l’impiego della chimica in agricoltura risalgono infatti a una trentina di anni fa. E non è un caso che in Emilia-Romagna ci siano i maggiori gruppi cooperativi di trasformazione e commercializzazione della produzioone bio.

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