Bologna aspetta Porcedda il sardo


BOLOGNA, 24 GIU. 2010 – Nella giornata del solstizio d’estate due fatti significativi assai sotto le Due Torri. Stiracchiando un po’ i concetti, si potrebbe dire il Bologna calcio venduto ai sardi e Bologna "venduta" ai commercianti. Lasciando qui stare l’operato del commissario Cancellieri, si deve pronunciare un sonoro "finalmente" riguardo l’accordo tra Menarini e il cagliaritano Sergio Porcedda circa la cessione dell’80% delle quote della società. In effetti non tutti i particolari sono definiti ma il dado sembra proprio tratto, salvo alcune formalità temporali che coinvolgono adempimenti necessari ma non centrali nell’affare di cui si tratta. Finalmente, perché era veramente ora di chiarire cosa i Menarini andavano facendo, visti i sempre più deludenti approdi sportivi e la confusione nella conduzione societaria e dirigenziale, culminata con l’inibizione federale di tre mesi a Renzo e Francesca per la frequentazione di Moggi, un evidente reato sportivo nonché una condotta criticabile da ogni altro punto di vista, anzitutto da quello degli sportivi che hanno sempre duramente contrastato la liaison. Vada per il padre, un costruttore rotto a tante tattiche, certo non tutte sempre trasparenti circa tanti affari. Stupisce invece molto di più il comportamento di Francesca, del presidente del Bologna, che per età ed esperienze avrebbe dovuto essere più consapevole di cosa comportassero le chiacchierate frequentazioni. Ma non ha saputo ritrarsi in tempo. Ora Porcedda ed i suoi uomini – sembra per circa 30 milioni, cifra elevatissima – stanno prendendo possesso di Casteldebole, ingaggiando una sorta di lotta contro il tempo. Infatti scadono il 30 giugno i termini per iscriversi al campionato, scadenza cui occorre far precedere il versamento degli stipendi arretrati ai giocatori ed allo staff societario. Staremo alla finestra, ma non c’è dubbio che l’impegno dei nuovi proprietari si misurerà soprattutto nella campagna acquisti, tuttora al palo, e quindi nella rosa che in poche settimane dovrà essere formata. E’ ben difficile che vada peggio di quanto fatto da Menarini e co., ma comunque la prudenza è veramente d’obbligo.Insomma, è buona cosa che Renzo e Francesca non comandino più. Quanto a Sergio Porcedda, ai suoi programmi, alle sue scelte e a come tutto ciò modellerà nuovamente il Bologna, squadra e società, si tratta indubbiamente di un percorso che sta iniziando e che sarà da seguire passo passo valutando gradualmente le carte che Porcedda scoprirà. Naturalmente le primissime dichiarazioni sono ottimistiche, ma dovranno essere seguite da fatti e decisioni conseguenti, calcisticamente valide, dopo che per anni siamo stati abituati a Bologna a discutere con gente che voleva soprattutto andarsene o costruire un nuovo stadio, senza alcun interesse veramente sportivo ed infilando una notevole collana di delusioni o di finzioni. Non sembri ciò troppo teorico. Il calcio nel suo realizzarsi ha una propria logica, che i Menarini hanno sempre disconosciuto o snobbato. Dalle spese incomprensibili alla improvvisazione come metodo di lavoro, ovvero chi semina vento raccoglie tempesta. Porcedda è chiamato a rivoluzionare tutto e ne deriva che è obbligato a comportamenti esattamente contrari a quelli di chi l’ha preceduto.

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