Bologna: arriva il nuovo procuratore capo


BOLOGNA, 17 SET 2009 – Dopo un anno e mezzo è finalmente stato indicato dalla Commissione per gli incarichi direttivi del Csm il nuovo Procuratore Capo di Bologna: sarà il pm della Direzione Nazionale Antimafia Roberto Alfonso. L’accordo sul suo nome, in commissione, è stato unanime, presupposto che lascia presagire una rapida ratifica dal plenum, dopo che il ministro della Giustizia Angelino Alfano avrà espresso il suo parere.Alfonso eredita una poltrona decisamente scomoda, soprattutto dopo gli le polemiche delle ultime ore. Ieri il suo predecessore, il procuratore reggente Massimiliano Serpi, ha sollevato l’eccezione di costituzionalità sulla norma che prevede l’istituzione del reato d’immigrazione clandestina, e ha dato istruzione ai vice procuratori ordinari impegnati nelle nove cause contro immigrati irregolari di fare lo stesso. Il coordinatore dei Giudici di Pace Mario Luigi Cocco si è riservato di decidere entro il 21 ottobre prossimo, data della seconda udienza, se inoltrare l’istanza alla Consulta o meno.A dire il vero, i due eventi (l’istanza di incostituzionalità e la nomina del nuovo Procuratore Capo) sembrano troppo ravvicinati per essere del tutto estranei uno all’altro. Soltanto ieri pomeriggio gli avvocati della Camera Penale di Bologna erano tornati a chiedere al Csm la nomina del nuovo procuratore, temendo testualmente che "le note recenti vicende" facessero presumere che "la nomina non avverrà a breve". "Le recenti vicende cui ci riferivamo" ci spiega al telefono Elisabetta Delrico, avvocato penalista, "sono la nomina e le successive dimissioni di Italo Materia". Per quanto riguarda l’istanza di incostituzionalità, la Delrico esclude che possa aver influito in alcun modo sulla nomina di Alfonso da parte del Csm. In ogni caso, l’ultimo atto di Serpi da procuratore reggente rischia di avere una risonanza nazionale, sempre che il Giudice di Pace decida di inoltrare alla Corte Costituzionale l’istanza. Un’ipotesi che fa rabbrividire gli esponenti della destra (ma non, paradossalmente, quelli de "La Destra"). Tra ieri e oggi si è aperto il fuoco incrociato del gotha del Pdl bolognese. Ieri sera i senatori Pdl Filippo Berselli e Giampaolo Bettamio hanno battezzato in una nota congiunta "manifestamente infondata" la questione di illegittimità costituzionale, e hanno affermato di confidare che il Giudice di Pace di Bologna "rigetti l’eccezione, nella certezza comunque che la Corte Costituzionale riterrebbe infondata la predetta questione".Ancora più duro il deputato Pdl Fabio Garagnani, che stamattina è arrivato a chiedere "un’indagine ispettiva" sulla Procura di Bologna, per verificarne "l’effettiva autonomia da condizionamenti ideologici e politici". L’istanza d’incostituzionalità contro il reato di clandestinità, secondo Garagnani, "pone il problema del rapporto corretto che deve intercorrere tra amministrazione della giustizia, politica e ruolo del Parlamento, che non può essere sottoposto alla spada di Damocle di interventi di esterni che ne ledono il ruolo e le competenze". "Dal momento che la Procura di Bologna – continua sempre il deputato Pdl – da tempo si caratterizza per prese di posizioni contrastanti con l’operato del Governo e comunque, oggettivamente riconducibili alla area ideologica e culturale della sinistra, sorge il legittimo sospetto di condizionamenti ideologici".Ha espresso solidarietà al procuratore Serpi, invece, Andrea De Maria, segretario del Pd di Bologna. "Trovo assolutamente scorretto – ha scritto in una nota De Maria – che si esercitino pressioni politiche su un magistrato impegnato a svolgere le sue funzioni istituzionali. Di fronte a dubbi di incostituzionalità di una legge – continua la nota – esiste una procedura ben precisa a cui gli uffici giudiziari di Bologna si stanno giustamente attenendo. Il procuratore ha agito nel modo corretto: ha chiaramente illustrato il dubbio costituzionale e si è rivolto alla sede propria per le opportune verifiche":

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