CONFARTIGIANATO ER- NUOVA ANALISI MA “VECCHIA CRISI”


BOLOGNA 9 MARZO Per fotografare l’andamento dell’economia di un territorio come quello emiliano romagnolo l’Osservatorio Congiunturale su artigianato e la piccola impresa si rivela efficace ma, sotto certi aspetti parziale. Per questo Confartigianato ha rivolto alle imprese domande specifiche sull’evoluzione della crisi: a che punto siano le aziende lungo il tunnel della crisi e le previsioni di uscita; quali sono le condizioni di accesso al credito ed il credit-crunch nei confronti delle imprese; come siano i tempi di pagamento dei clienti privati e della Pubblica Amministrazione.Il tunnel della crisiSecondo Confartigianato la stagnazione della domanda e l’incertezza dei mercati hanno rallentato la marcia della piccola impresa emiliano-romagnola fuori dal tunnel della crisi. Si assiste ad un incremento inferiore ai tre metri (68,7 metri del tunnel percorsi), dovuto essenzialmente al discreto progresso registrato dal settore manifatturiero (+4,1m), più modesto l’avanzamento dei servizi alle imprese (+1,4m). L’edilizia ed i servizi alle persone viaggiano a rilento: edilizia +0,9 m; servizi alle persone +0,8m. Nel secondo semestre 2011 si amplifica ulteriormente il distacco tra artigianato e piccola impresa (17 metri). La situazione a livello provinciale non presenta variazioni di rilievo rispetto al semestre precedente con Piacenza e Reggio Emilia che si mantengono al primo e secondo posto della graduatoria (rispettivamente 73,8m e 72,7m). Al terzo posto, appaiate, si trovano Bologna e Parma (70,7m), Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini occupano le ultime posizioni. Per quanto riguarda le lunghezze percorse nel secondo semestre Modena evidenzia il progresso più consistente (+3,5), ma anche Bologna, Parma, Piacenza e Reggio Emilia hanno registrato un incremento superiore alla media di riferimento. Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini invece sono rimaste praticamente ferme. L’accesso al creditoConfartigianato rileva le turbolenze dei mercati finanziari e l’incertezza della tenuta del “sistema Italia” condizionano pesantemente il rapporto con le banche ed istituti di credito. Nel 56% dei casi è stato riscontrato un innalzamento dei costi di accesso ai finanziamenti ed in più di un caso la banca ha richiesto di far rientrare completamente od in parte crediti già concessi (4,9%) o non ha rinnovato prestiti precedenti (5,6%). Se si sposta l’orizzonte di osservazione negli ultimi tre mesi, la situazione della domanda di credito appare ancora più critica: oltre il 40% delle imprese che ha chiesto finanziamenti ha riscontrato più di una difficoltà, tra queste il 4,8% ha registrato una totale chiusura. Le restrizioni applicate dalle banche si legano prevalentemente alla richiesta di maggiori garanzie (38,7%) e all’innalzamento dei tassi di interesse (25,8%).I tempi di pagamento dei clientiIl 31,5% degli intervistati ha riscontrato un aumento dei tempi di pagamento dei clienti nella seconda parte dell’anno rispetto al semestre precedente, mentre due imprese su tre non hanno rilevato particolari variazioni. È nelle imprese dell’edilizia e dei servizi alle imprese che si concentra maggiormente una tendenza al dilazionamento dei pagamenti (circa il 40% dei rispondenti), ma anche nelle imprese manifatturiere la percentuale è superiore alla media (33,6%).Per quanto riguarda i tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione le condizioni non sono mutate molto rispetto al 1° semestre 2011: il 65% degli intervistati, infatti, dichiara che non ci sono state variazioni particolari, mentre il 33% ha evidenziato un nuovo allungamento. Traducendo in giorni la variazione intercorsa tra primo e secondo semestre si registra in generale un allungamento di circa 33 giorni per quanto riguarda i tempi di pagamento dei clienti privati e di quasi 25 giorni per quanto riguarda gli enti pubblici. Più di 6 aziende su 10 trovano difficoltà nel farsi pagare e anche se oltre il 60% di esse (il 38,4% del campione totale) non ha ancora pensato quali misure utilizzare, c’è chi si è già attrezzato per ovviare a tale problema (il 23% delle imprese intervistate). In questo senso la pratica più diffusa fa riferimento alla richiesta di un anticipo o del pagamento a vista fattura (82,5%), mentre sono rari i casi in cui l’azienda stipula una polizza assicurativa contro il rischio di insolvenza dei propri clienti (meno del 5%).

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