LA COOPERAZIONE SOCIALE DI CONFCOOPERATIVE REAGISCE BENE ALLA CRISI


BOLOGNA 8 FEBBRAIO. La cooperazione sociale ha reagito bene alla pesante crisi economica di questi ultimi anni continuando nella sua crescita economica ed occupazionale ed aumentando ulteriormente la propria presenza sul territorio: lo afferma Gaetano De Vinco, presidente di Federsolidarietà/Confcooperative Emilia Romagna, che sottolinea il trend positivo registrato dalle associate in questa difficile congiuntura. “Nel periodo 2007/2010 – dichiara De Vinco – a livello aggregato il valore della produzione sviluppato in regione dalle cooperative sociali di Confcooperative è aumentato costantemente con una crescita a due cifre (+12,5%) tra il 2007 ed il 2008 (da 510 a 575 milioni di euro), del 5,6% tra il 2008 e il 2009 (607 milioni) e del 7% nel 2010, quando il volume d’affari ha raggiunto i 650 milioni”. In progressivo aumento anche gli occupati, passati dai 14.600 del 2007 (di cui 10.750 soci lavoratori) ai 17.950 del 2010 (di cui 12.950 soci lavoratori). I soci totali sono saliti da 23.500 a quasi 26.000 unità. Trend in aumento, infine, anche per le cooperative sociali aderenti a Federsolidarietà/Confcooperative Emilia Romagna, passate, nel quadriennio 2007/2010, da 386 a 411 con un aumento pari a circa il 6,5%. Di queste, 149 sono cooperative di tipo B, vale a dire specializzate nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, che nel 2010 hanno raggiunto le 1.486 unità (+12,7% sul 2009). Da segnalare inoltre il dato decisamente positivo riguardante gli ammortizzatori sociali: nel biennio 2009/2010, il periodo in cui la crisi economica si è fatta sentire più pesantemente, anche in Emilia Romagna, all’interno della Federsolidarietà regionale la cassa integrazione ha interessato complessivamente soltanto 9 cooperative per un totale di 110 lavoratori.“Questi risultati – sottolinea il presidente De Vinco – sono senza dubbio positivi e incoraggianti, ma ora sono messi in discussione dal perdurare della congiuntura negativa generale e da alcuni fenomeni che colpiscono in particolare le cooperative sociali quali la progressiva diminuzione delle risorse pubbliche (a cui si contrappone peraltro un aumento della domanda di servizi), il costante allungamento dei tempi di pagamento da parte della Pubblica Amministrazione, la sempre più onerosa gestione delle procedure, l’incremento dei costi di gestione (cresciuti del 15% in generale, del 16% per materie prime e costo del personale) e la contrazione dei margini operativi lordi. Tutto ciò mette a rischio la sopravvivenza di centinaia di imprese sociali con particolare riguardo alle cooperative specializzate nell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati”. “Cooperative – ricorda De Vinco – particolarmente importanti per il loro ruolo ma che oggi hanno vita difficile in quanto, da un lato, devono fare i conti con la tendenza delle industrie a reinternalizzare i servizi a causa della crisi economica e, dall’altro, subiscono i danni derivanti dai tempi di pagamento lunghissimi della Pubblica Amministrazione. Inoltre, le società multiservizi tendono a concedere lavoro alle cooperative di inserimento lavorativo solo se queste applicano i contratti in vigore per le aziende di Confindustria. Queste cooperative non possono però essere assimilate alle imprese industriali e confrontarsi con la loro concorrenza e devono essere adeguatamente tutelate con appositi meccanismi. Anche perché oltre ad offrire alle persone svantaggiate una grande opportunità professionale ed umana, le cooperative di tipo B consentono un notevole risparmio di denaro pubblico in quanto queste persone lavorando nelle cooperative sociali non hanno bisogno di essere assistite”.È necessario quindi un nuovo approccio nei confronti di queste imprese, sempre più numerose e attive.“In sintesi – prosegue il presidente nazionale di Federsolidarietà/Confcooperative, Giuseppe Guerini – è auspicabile che la Pubblica Amministrazione sappia finalmente riconoscere nella cooperazione sociale non soltanto un semplice fornitore di servizi ma un vero e proprio partner in grado di ricoprire il ruolo di co-protagonista nella fase di programmazione oltre che nella gestione, una realtà imprenditoriale, cioè, indispensabile nella realizzazione delle politiche attive di inserimento sociale e lavorativo delle fasce più deboli. E a questo proposito l’esperienza degli ultimi anni ha messo in luce la capacità della cooperazione sociale di contribuire concretamente alla costruzione di un nuovo welfare e di favorire il raggiungimento della coesione sociale e dello sviluppo sostenibile garantendo qualità dei servizi e competitività”.“Alla luce di questo scenario – conclude De Vinco – è indispensabile una adeguata revisione della legislazione sulla cooperazione sociale che riconosca anche il ruolo economico di queste imprese e preveda quindi misure idonee per recuperare la progressiva perdita di redditività”.

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