cna E/R IMPRENDITORIA FEMMINILE, COMBINARE TEMPI DI LAVORO E TEMPI DI CURA PER POTER COMPETERE MEGLIO


bologna 6 luglio In Italia, “le donne trovano difficoltà nel combinare maternità e lavoro retribuito”, e spesso “devono scegliere tra lavorare e avere figli”. Risultato: “pochi bambini e un basso tasso di occupazione femminile, al 48% contro una media Ocse del 59%”. Lo scrive l’Ocse, nella nota dedicata al nostro Paese del primo rapporto su famiglie e politiche familiari.L’Italia investe meno in politiche per la famiglia della maggior parte dei paesi industrializzati, ritrovandosi ben al di sotto della media Ocse in tre indicatori fondamentali, ovvero occupazione femminile, tasso di fertilità e tasso di povertà infantile. Mentre nell’area Ocse in media si spende il 2,2% del Pil per le famiglie in benefici in contanti, servizi e misure fiscali, l’Italia si ferma all’1,4% del Pil, figurando così al 26esimo posto sui 33 Paesi Ocse. Ciononostante ci sono sempre maggiori pressioni sulla spesa degli Enti Locali e delle Regioni; il piano nidi non è rifinanziato, così come è azzerato il Fondo nazionale per la non autosufficienza. E’ quindi con soddisfazione che CNA valuta il rifinanziamento, dopo due anni di interruzione, dell’articolo 9 della legge 53 del 2000, “con modifiche – spiega Lalla Golfarelli, responsabile divisione politiche sociali di CNA Emilia Romagna – che possono essere di aiuto anche per le imprenditrici, le lavoratrici autonome e le professioniste laddove consentono forme di sostituzione o di supporto anche a tempo parziale. Purtroppo non basterà una semplice richiesta, ma occorrerà un progetto e questo non semplifica e non rende “normali” queste scelte. E’ un’ ipotesi che interviene come una stampella a correggere il difficile accesso ai congedi da parte di chi intraprende. Basti pensare che i lavoratori autonomi padri non hanno il congedo parentale e che le lavoratrici autonome madri possono chiedere di astenersi dal lavoro per 3 mesi entro il primo anno di età del bambino, con un’indennità corrisposta dall’Inps limitatamente al 30% della retribuzione convenzionale, solo in caso di effettiva interruzione dell’attività lavorativa, che deve essere attestata dall’interessata mediante dichiarazione di responsabilità. Ma per le imprenditrici un’interruzione totale è quasi sempre impossibile e la copertura è drammaticamente bassa: il nuovo avviso ha contenuti utili che consentono di avere “un aiuto” in due differenti forme anche a tempo parziale, anche se la scelta del congedo a tempo parziale non prevede alcuna integrazione al reddito”. Alle evidenti carenze in materia di integrazione al reddito per congedo, cerca di supplire in Emilia Romagna il regolamento di Eber, l’Ente bilaterale dell’artigianato della nostra regione, con interventi di sostegno al reddito per le lavoratrici delle imprese iscritte ad Eber che vanno in congedo facoltativo e di un’indennità aggiuntiva per le imprenditrici e le socie che vanno in maternità. “Si tratta di una scelta importante, coraggiosa e unica nel panorama nazionale. Questa opportunità – continua Golfarelli – può diventare, infatti, una buona pratica da replicare, così come le possibilità previste con l’avviso ex art. 9 legge 53 nelle scadenze previste per luglio e ottobre, devono diventare certezze, routine, non difficili esercizi”.Nel Programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, il Governo e le Regioni hanno concordato su due punti: 1) sul fatto che occorra una azione sinergica, a tutti i livelli, tra le iniziative legislative, le politiche sociali e quelle contrattuali a sostegno della conciliazione, ricercando e implementando soluzioni innovative, tanto di tipo normativo che organizzativo, che possano agevolare la cura dei bambini e degli anziani, anche al fine di contribuire alla realizzazione di contesti lavorativi tali da agevolare una migliore conciliazione delle responsabilità lavorative e di quelle familiari per le donne e gli uomini; 2) che il miglior bilanciamento possibile del tempo lavorativo e del tempo familiare o di cura è un contributo importante per un benessere durevole, per una crescita economica sostenibile e per la coesione sociale. “Si tratta di obiettivi giusti – commenta Benedetta Rasponi Presidente CNA Impresa Donna Emilia Romagna – ma è necessario che le tante donne e i tanti uomini che lavorano e producono ricchezza in qualità di imprenditori e imprenditrici siano una cifra di queste politiche e non confinate ai margini. Come CNA non vogliamo lasciare nulla di intentato a partire dalla massima diffusione delle opportunità che già ci sono per proseguire misurandoci sempre meglio con i servizi alle persone.” Per approfondire il tema della conciliazione per chi intraprende, si terrà giovedì 7 luglio a Bologna (ore 10 – Viale Aldo Moro 22) un seminario organizzato da CNA. Interverranno: Francesca Pelaia, dirigente del servizio interventi per la conciliazione del dipartimento politiche per la famiglia; Palma Costi, vicepresidente commissione attività produttive della Regione Emilia-Romagna, Paolo Preti, responsabile divisione politiche del lavoro CNA Emilia Romagna, Lalla Golfarelli, responsabile divisione politiche sociali CNA Emilia Romagna. Concluderà Benedetta Rasponi presidente CNA Impresa Donna Emilia Romagna.

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