ANALISI CNA – EMILIA ROMAGNA CAMPIONE IN FEDELTÀ FISCALE,


BOLOGNA 30 NOVEMBRE Emilia Romagna in zona retrocessione? Dai risultati di una ricerca effettuata dal Centro Studi Sintesi di Mestre e presentata oggi da CNA Emilia Romagna, pare proprio di sì visto il posizionamento delle Amministrazioni territoriali della nostra regione che figurano agli ultimi posti nella graduatoria delle risorse finanziarie trasferite dallo Stato centrale. Lo stesso studio sarà illustrato sabato 3 dicembre a Reggio Emilia nel corso del convegno “Donne che lasciano il segno” nella Sala degli Specchi del Teatro Valli.Nel 2010 lo Stato ha trasferito alla Regione Emilia Romagna 5,8 miliardi di euro, pari a 1.298 euro per abitante: si tratta del terzo valore più basso tra tutte le Regioni, quasi la metà dei trasferimenti di cui beneficia la Basilicata (2.236 euro procapite). Il terzultimo posto è occupato anche dalle Province emiliano-romagnole, in ragione di un trasferimento di risorse statali pari ad appena 10 euro per abitante. Va anche peggio per i Comuni: il valore dei trasferimenti statali ai municipi dell’Emilia Romagna è il più basso in assoluto (171 euro procapite). Una curiosità: se i Comuni dell’Emilia Romagna venissero trattati come gli altri municipi avrebbero 368 milioni di euro in più all’anno; se tutti i Comuni italiani fossero “trattati” come quelli dell’Emilia Romagna, il valore dei trasferimenti statali nei bilanci delle Amministrazioni comunali italiane crollerebbe e dovrebbero fare a meno di 4,3 miliardi di euro.Federalismo: un cantiere aperto – L’assetto attuale dovrebbe modificarsi sensibilmente con l’attuazione del federalismo fiscale. L’obiettivo della riforma federale, infatti, consiste nel rafforzamento del grado di responsabilizzazione degli Amministrazioni locali nella gestione della cosa pubblica, da realizzarsi attraverso:- l’adozione del criterio dei “costi standard” per l’attribuzione delle risorse e l’abbandono della vecchia modalità della “spesa storica”;- il superamento del modello di finanza derivata, con risorse proprie e non più trasferite da altri livelli di governo.Tuttavia, nonostante siano stati approvati gli otto decreti attuativi previsti, il federalismo è ancora un cantiere aperto: sono ben 64 i provvedimenti applicativi che necessitano di essere scritti per attuare concretamente la riforma in tutte le sue parti. Manovre e tagli lineari – Inoltre, la delicata fase di avvio del federalismo fiscale si sovrappone ad una serie di manovre finanziarie di natura restrittiva a carico delle Amministrazioni territoriali. La recente stretta sul Patto di stabilità decisa dalle manovre di quest’estate si aggiunge, infatti, ai tagli ai trasferimenti erariali a Regioni, Province e Comuni stabiliti dal Decreto legge 78/2010 (-6,3 miliardi di euro nel 2011 e -8,5 miliardi a partire dal 2012). “Ciò – spiega Alberto Cestari del Centro Studi Sintesi – contribuisce ad alimentare una situazione di incertezza per Regioni ed Enti locali sulle risorse effettivamente disponibili. I trasferimenti statali alla Regione Emilia-Romagna dovrebbero ridursi del 31,8% nel 2011 e del 35,7% nel 2012. Anche il perimetro del federalismo municipale si è ridimensionato a seguito degli interventi della manovra correttiva del 2010: senza il Dl 78, infatti, le risorse per il federalismo municipale destinate ai Comuni dell’Emilia Romagna quest’anno sarebbero state pari a 1.010 milioni di euro. La realtà, invece, è diversa, dato che le Amministrazioni comunali emiliano-romagnole disporranno di 110 milioni di euro in meno (-11%), cristallizzando il portafoglio del fisco municipale a quota 900 milioni di euro (205 euro per cittadino)”.Tra solidarietà ed evasione – Secondo la ricerca, l’Emilia Romagna risulta essere il territorio che, dopo la Lombardia, contribuisce in maniera più rilevante alle esigenze finanziarie del Paese, facendo registrare un residuo fiscale, vale a dire il saldo tra le tasse pagate ed i servizi pubblici ricevuti, di ben 4.203 euro per abitante. Al tempo stesso, l’Emilia Romagna è la regione più “fedele” dal punto di vista fiscale: questo è quello che emerge, infatti, incrociando i dati fiscali con alcuni indicatori sui consumi. Tuttavia, questi importanti primati non sono stati sufficienti ad evitare nuovi sacrifici alle Amministrazioni territoriali dell’Emilia Romagna. “E’ un dato di fatto – spiega Paolo Govoni presidente regionale CNA – che i criteri di riparto basati sulla spesa storica, hanno penalizzato le Amministrazioni locali della nostra regione. Per questo motivo le aspettative degli imprenditori in merito all’effettiva attuazione del federalismo fiscale, sono molto forti. Ecco perché siamo preoccupati che il federalismo sia ancora cantiere aperto. Al di là delle assicurazioni fornite sulla disponibilità a reintegrare i trasferimenti attuati attraverso una riduzione dei tagli, qualora emergessero risorse disponibili, il rischio che il federalismo regionale possa partire “monco”, è tutt’altro che infondato”.“Nel prossimo futuro qualcosa dovrà cambiare – aggiunge il presidente di Cna Reggio Emilia Tristano Mussini – non è in discussione, sia chiaro, la solidarietà verso i territori con minore capacità fiscale, elemento tra l’altro sancito dalla Costituzione. Si tratta di riorganizzare i rapporti tra Centro e Periferia in modo più trasparente e più improntati ai criteri di efficienza”. “E’ fondamentale – continua Govoni – che i criteri della responsabilità e dell’efficienza diventino patrimonio di tutti i livelli di governo e in tutte le aree del Paese. La scarsità di risorse, aggravata recentemente dai pesanti sacrifici richiesti alle Amministrazioni locali dalle ultime manovre, impone necessariamente una migliore e più accurata gestione della spesa pubblica. Se non riusciamo a coniugare efficienza e responsabilità, non si va lontano”.

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