“Il contributo dell’Impresa Responsabile nella creazione di Valore per il Territorio”Impronta Etica e SCS Consulting – con il supporto di Legacoop Bologna e Unindustria Bologna


bologna 28 marzo «Le imprese che non fanno proprie le politiche di responsabilità sociale presto o tardi saranno escluse dal mercato. È oramai del tutto evidente che la sostenibilità è diventata una leva competitiva imprescindibile».Con queste parole il presidente di Impronta Etica, Maurizio Chiarini, ha aperto il convegno di presentazione della ricerca – condotta da Impronta Etica e SCS Consulting, con il supporto di Legacoop Bologna e Unindustria Bologna e il supporto scientifico di docenti e ricercatori dell’Università di Bologna (Sergio Brasini, Roberta Paltrinieri e Marco Visentin) – che ha avuto come obiettivo quello di definire un modello per la valutazione dell’impatto dell’impresa responsabile nella creazione di valore condiviso.La ricerca definisce un framework per la lettura e la rilevazione degli interventi attuati dalle aziende che contribuiscono ad accrescere il capitale territoriale e il benessere del territorio, con particolare riferimento alle aziende gestite in modo sostenibile.Tredici sono le aziende che sono state coinvolte nella fase pilota del progetto: Banca Popolare dell’Emilia-Romagna, CADIAI, Coop Adriatica, Coop Costruzioni, Due Torri, Gruppo Eley-Rolland-Angela Laganà, Emil Banca, Granarolo, ID Group, IMA, Manutencoop, Mediagroup, e Gruppo Unipol. In una seconda fase, la rilevazione è stata effettuata su un campione più ampio di aziende operanti sul territorio della Provincia di Bologna. È stato così possibile mettere a confronto quale sia il livello di presidio dichiarato dalle aziende e la rilevanza percepita da parte degli stakeholder dei diversi ambiti di intervento che possono contribuire ad accrescere il capitale territoriale .Dalla ricerca, presentata da Marisa Parmigiani, Segretario Generale di Impronta Etica, e da Giulia Balugani, Project Leader di SCS Consulting, è emerso che a fronte di numerosi ambiti di grande interesse sociale ben presidiati ve ne sono altri – come gli investimenti in Ricerca e Sviluppo e l’innovazione, e la conciliazione vita-lavoro – nei quali per le aziende che si sono prestate a fungere da campione vi sono ulteriori margini di miglioramento. Sfide che possono essere affrontate solo costruendo sinergie e relazioni fra imprese, ente pubblico e tutti gli altri stakeholder del territorio.Per completare l’applicazione del modello sviluppato, l’ultima fase della ricerca ha portato all’individuazione di un set di indicatori di sviluppo e coesione territoriale che permettano di analizzare il grado di corrispondenza degli andamenti tra presidio delle aziende ed accrescimento del capitale territoriale relativamente ad un dato ambito di intervento. Si trovano alcune conferme. Per esempio in merito al tema della formazione professionale dei lavoratori, secondo i dati diffusi dall’Istat, in Emilia-Romagna tra il 2005 e il 2009 gli occupati che partecipano ad attività formative erano cresciuti del 21,48%. I dati dell’Emilia-Romagna erano inoltre al di sopra della media nazionale e del Nord Italia. Anche se il dato si colloca al di sotto della media europea, la percezione degli stakeholder è buona e coincide sia con il presidio dichiarato dalle imprese del campione, sia con l’andamento dell’indicatore sul territorio.Per quanto riguarda il tema della qualità delle relazioni contrattuali, tema per cui la rilevanza percepita dagli stakeholder era molto alta, i dati relativi alla presenza di lavoro irregolare confermano una sostanziale «tenuta» del sistema emiliano-romagnolo: per quanto il trend tra il 2005 e il 2009 segnali una crescita (+6,5%) del ricorso a forme di impiego al di fuori delle norme, il dato regionale (8,3% nel 2009) rimane sensibilmente più basso rispetto a quello nazionale (12,1%) e di oltre un punto al di sotto di quello registrato nel Nord Italia (9,5%).I risultati della ricerca si inseriscono nella più ampia riflessione sull’individuazione di nuovi indicatori di benessere e di progresso sociale oltre il Pil che si sta sviluppando a livello nazionale ed internazionale.All’evento hanno partecipato, oltre al Presidente di Impronta Etica, l’Assessore alle Attività Produttive della Regione Emilia-Romagna Gian Carlo Muzzarelli e Carlotta Balestra, della Direzione Statistica OCSE ed è stato seguito su Twitter utilizzando l’hashtag #valoreterritorio.Sono intervenuti, moderati dal giornalista e blogger Andrea Di Turi; Tiziana Ferrari, Direttore generale Unindustria Bologna; Rita Finzi, Vice presidente Legacoop Bologna; docenti e ricercatori dell’Università di Bologna (Sergio Brasini, Roberta Paltrinieri e Marco Visentin).Tiziana Ferrari ha insistito sulla necessità di ripensare i modelli di collaborazione fra pubblico e privato e sul ruolo di incentivazione che possono avere le politiche istituzionali verso le buona pratiche delle aziende. Un tema ripreso anche dall’assessore Gian Carlo Muzzarelli, che ha sottolineato l’impegno della Regione Emilia-Romagna nel riconoscere sempre di più, attraverso meccanismi di premialità inseriti nei bandi, i comportamenti aziendali virtuosi.Rita Finzi ha individuato nella formazione, nella propensione all’innovazione e nell’attenzione alla valorizzazione dei ruoli femminili tre ambiti chiave di successo. Ha evidenziato, tuttavia, una delle criticità emerse dalla ricerca, quella che rileva la presenza di dirigenti donne nel settore privato: «In Emilia-Romagna solo il 9,5% dei dirigenti è composto da donne contro una media Ue del 33,3% e una media nazionale del 12,0%. Un dato indice di una situazione culturale di grande arretratezza».Carlotta Balestra, nell’illustrare il rapporto How’s life, ha presentato il contributo dell’Organizzazione nella ricerca sulle diverse dimensioni del benessere, sottolineando l’importanza della dimensione locale nella creazione di benessere: «Stiamo lavorando – ha annunciato – per sviluppare gli indicatori territoriali di benessere».

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