INTESA SANPAOLO (CARISBO – CARIROMAGNA) AGGIORNA MONITOR DEI DISTRETTI E/R


BOLOGNA 27 APRILE A partire da questo numero, il Monitor dei Distretti dell’Emilia Romagna si arricchisce, migliorando la copertura delle aree distrettuali regionali, in particolare per quanto riguarda il settore agro-alimentare. I distretti “tradizionali” monitorati salgono a 19, per un totale esportato di più di 9 miliardi di euro, pari al 22% del totale dell’export regionale nel 2010. A questo monitoraggio si affianca quello dei poli tecnologici rappresentati dal polo ICT di Bologna e Modena, e dal polo biomedicale di Mirandola che nel 2010 hanno esportato rispettivamente 406 e 330 milioni di euro. Il 2010 si è chiuso con una crescita dell’export dei distretti tradizionali dell’Emilia Romagna pari al 5,2%, evidenziando una ripresa più lenta della media del sistema distrettuale italiano. Emerge un quadro caratterizzato da un’elevata dispersione dei risultati: 15 distretti hanno chiuso il 2010 in territorio positivo, registrando variazioni comprese dal 3,3% (food machinery di Parma e ciclomotori di Bologna) al 40,8% del lattiero-caseario Parmense (40,8%). Più in difficoltà invecela maglieria e abbigliamento di Carpi (-21,8%) e le macchine utensili di Piacenza (-16,8%).La ripresa meno dinamica dei distretti della regione nel confronto con la media italiana deve però essere letta alla luce dell’evoluzione degli scambi in tutto il triennio 2008-2010. Il sistema distrettuale emiliano-romagnolo ha, infatti, mostrato una buona capacità di tenuta, chiudendo il 2008 in crescita (+4,8% contro il -1,6% della media italiana) e registrando nel difficilissimo 2009 un calo del 16,2%, inferiore alla media nazionale (-21%). Da un lato l’Emilia Romagna ha potuto contare sulla presenza di ben 7 distretti del settore alimentare, che hanno sofferto solo parzialmente la riduzione degli scambi nel 2009. Dall’altro le imprese della regione hanno mostrato la tendenza sempre più diffusa a esportare sui nuovi mercati, driver della ripresa e che in prospettiva saranno in grado di offrire le più interessantiopportunità di crescita (Cina, +59%; Hong Kong, +22,5%; Turchia, 28,6%; e Russia, 19,1%). Dall’analisi dell’ultimo trimestre del 2010 emerge inoltre la ripresa dell’export verso i mercati tradizionali, principali mete dei prodotti italiani (Germania in primis, +15,8%). I poli tecnologici emiliano-romagnoli, in linea col dato nazionale, hanno inoltre mostrato una miglior tenuta durante la crisi, e un recupero più intenso nel 2010 rispetto ai distretti tradizionali della regione. Nonostante i segnali positivi emersi nel 2010, permangono alcune criticità. La ripresa appare comunque lenta: il livello delle esportazioni dei distretti tradizionali regionali si è attestato a 9.157 milioni di euro, su valori inferiori del 12% circa rispetto a quelli del 2008. Loscenario si caratterizza soprattutto per un’elevata dispersione dei risultati: mentre il sistema alimentare ha pienamente recuperato il terreno perso, il comparto della meccanica si posiziona su valori di export inferiori del 18% circa rispetto a quelli pre-crisi, scontando in particolare le difficoltà incontrate dal distretto delle macchine agricole di Modena e Reggio Emilia. Ancora in ritardo anche il sistema casa (-13,7%) e il sistema moda (-17,6%). L’analisi dei dati di cassa integrazione inoltre mostra un quadro ancora piuttosto critico. Nel tentativo di mantenere sotto controllo l’incidenza del costo del lavoro, infatti, le imprese distrettuali dell’Emilia Romagna hanno fatto un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali anche nel 2010. Questa tendenza non si è arrestata nei primi mesi del 2011, che conferma l’alto numero di ore autorizzate di Cassa Integrazione Straordinaria e in Deroga.

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