UNIONCAMERE E-R /OD&M : IL MERCATO DEL LAVORO EMILIANO ROMAGNOLO AI RAGGI X


BOLOGNA 25/11/2011 La recessione che ha investito l’economia mondiale ha determinato in Emilia-Romagna un impatto amplificato dall’elevato grado di apertura ai mercati esteri delle principali filiere produttive. Non si sono fatti attendere i riflessi negativi sulle esportazioni e sugli investimenti, rendendo tuttora molto incerte le prospettive del mercato del lavoro. La crisi ha inciso profondamente, anche in Emilia-Romagna, sull’assetto del mercato del lavoro, sull’occupazione e sulle retribuzioni, mentre continua il progressivo rallentamento della dinamica della produttività, con una tendenza generalizzata a livello nazionale. Questi andamenti sono confermati nel Rapporto “Lavoro e retribuzioni in Emilia-Romagna”, edizione 2011, promosso dall’Unioncamere regionale e realizzato da OD&M Consulting, in collaborazione con Manager – Società Ricerche Direzionali. Dall’indagine che è stata presentata nella sede di Unioncamere Emilia-Romagna a Bologna, emerge che l’approccio delle imprese alla crisi si è tradotto tendenzialmente nella contrazione della propensione ad assumere, nella “conservazione” degli occupati presenti nell’utilizzo di diverse tipologie contrattuali, con un sensibile incremento dei contratti a carattere stagionale, a tempo determinato o part-time. Il quadro occupazionale, seppure preoccupante, resta ancora meno drammatico di quello registrato in altri Paesi europei o negli Stati Uniti. L’ampio ricorso agli ammortizzatori sociali ha infatti permesso di contenere il calo occupazionale. Il Patto per attraversare la crisi promosso dalla Regione, ha contribuito a salvaguardare la realtà produttiva e occupazionale estendendo l’utilizzo della Cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Il mercato del lavoro giovanile ha subito maggiormente gli effetti del periodo di crisi: il tasso di disoccupazione tra i giovani è aumentato vertiginosamente e si è incrementata la fascia di popolazione scoraggiata che non studia e non cerca attivamente lavoro.I dati Istat della rilevazione sulle forze di lavoro documentano che, per effetto della crisi, è aumentato in Italia il numero dei giovani che non risultano occupati o impegnati in corsi di studio o formazione, classificati con l’acronimo neet (not in education, employment or training). Retribuzioni Come emerge dal Rapporto, anche in Emilia-Romagna la dinamica delle retribuzioni nel loro complesso è stata ovviamente penalizzata dalla debolezza della domanda di lavoro.Oltre ad aver determinato la diminuzione dell’occupazione e, a un tempo, l’aumento della disoccupazione, la crisi ha fatto sentire i suoi effetti negativi anche sui livelli retributivi, contraddistinti da una battuta d’arresto nel biennio 2009-2010. Nonostante la lenta ripresa avviata nella seconda metà dell’anno soprattutto nella filiera manifatturiera, nel 2010 la crescita media delle retribuzioni in Emilia-Romagna ha fatto registrare un ulteriore rallentamento (1,8 per cento, a fronte del 2,5 del 2009). Pur risultando superiore all’aumento medio nazionale (1,2 per cento) l’incremento retributivo del 2010 si presenta come il più basso misurato in Emilia-Romagna dal 2003. Senza considerare che i dipendenti con contratto a tempo indeterminato presentano una retribuzione media decisamente più elevata rispetto a quelli a tempo determinato (27.620 euro contro 22.690 euro). “L’uscita dal tunnel della crisi è caratterizzata anche in Emilia-Romagna da una crescita molto debole e incerta: siamo in presenza, in sintesi, di una fase di contenuta crescita senza occupazione – ha spiegato il segretario generale di Unioncamere Emilia-Romagna, Ugo Girardi, aggiungendo – Si conferma ed accentua un dualismo del mercato del lavoro, inefficiente e ingiusto, generatore di precarietà e insicurezza per i giovani”. Nel 2010 inoltre la forbice tra le retribuzioni tra i due generi è tornata ad allargarsi, aumentato il differenziale a favore degli uomini. Tali andamenti erano purtroppo da mettere in conto, data la larga presenza anche in Emilia-Romagna di rapporti di lavoro detti atipici, cioè regolati diversamente rispetto a quelli tradizionali, con contratti caratterizzati da maggiore flessibilità e minori costi, specie previdenziali, nonché generalmente con minori tutele. La lettura dei dati del Rapporto 2011conferma la necessità di superare il dualismo che contraddistingue oggi il mercato del lavoro, ripensando in maniera organica l’assetto delle tradizionali protezioni dei lavoratori, costruendo le condizioni in base alle quali essi possano trovarvi una libertà effettiva di scelta e, quindi, una maggiore forza contrattuale. Un mercato del lavoro innervato da un sistema di servizi pubblici e privati di informazione, orientamento professionale, formazione permanente, capaci di garantire ai cittadini, lungo la loro intera vita lavorativa, una pari opportunità di scelta e di accesso alle occasioni di lavoro che meglio soddisfano le loro esigenze e aspirazioni.Struttura e dinamica delle retribuzioniLa retribuzione media annua rilevata nel 2010 nella regione Emilia-Romagna, risultante dall’elaborazione della banca dati OD&M Consulting, ammonta a 27.230 euro, superando del 2,1% la media delle regioni del Nord Est (26.680 euro) e del 3,5% la media nazionale (26.300 euro). Rispetto alle regioni limitrofe, Lombardia e Veneto, lo scarto è rispettivamente del -5,2% e del +4,3%. Tra il 2003 (anno in cui la rilevazione OD&M può considerarsi arrivata a regime) e il 2010, le retribuzioni regionali hanno conosciuto un incremento medio annuo del 3,1% (da cui una variazione complessiva del +24,1%), superiore a quello della retribuzione media annua del Nord Est, pari al 3,0% (+22,9% nel totale dei cinque anni) e alla crescita media annua registrata a livello nazionale, pari al 2,9% (con una crescita complessiva del +22,1%).In Emilia-Romagna le retribuzioni medie settoriali hanno raggiunto, nel 2010, i 21.890 Euro in Agricoltura, i 27.980 Euro nell’Industria e i 26.590 Euro nei Servizi. Le retribuzioni nell’Industria superano sia la media nazionale (+8,2%), sia quella del Nord Est (+3,2%), le retribuzioni nei Servizi superano quelle del Nord Est (+1,1%), ma sono appena inferiori a quelle dell’Italia (-0,7%). Le retribuzioni in agricoltura superano quelle italiane di poco più del 2%, ma sono inferiori a quelle del Nord Est quasi del 5%.Nell’ultimo anno la retribuzione degli occupati nell’Industria è cresciuta su livelli simili a quella degli occupati nei Servizi (rispettivamente +1,9% e +1,8%): per l’Industria è stata la crescita retributiva più bassa misurata dal 2003, per i Servizi la seconda più bassa dopo quella del 2006 (+1,5%). Nella tavola rotonda “Lavoro, retribuzioni, produttività, contrattazione. La situazione e le tendenze in Emilia-Romagna” che è seguita al convegno, sono stati offerti spunti di riflessione e proposte di intervento per promuovere occupazione qualificata, superare l’attuale assetto “dualistico” del mercato del lavoro ed evidenziare le prospettive della contrattazione, a livello aziendale e nazionale, e i riflessi sulla dinamica della produttività.Il senatore Pietro Ichino, ha evidenziato la necessità di agire sulla contrattazione per rilanciare la produttività e riconfigurare il mercato del lavoro, sulla scia del modello nordeuropeo della flexsecurity. “C’è bisogno del coraggio di cambiare per voltare pagine nel mercato del lavoro e del sistema produttivo.L’onorevole Giuliano Cazzola ha pure parlato di necessità di politiche di flexsecurity organiche come strategia di crescita di fronte “ad una crisi che è cambiata in itinere e si è spostata sugli Stati e ad un modello sociale europeo che forse non è più sostenibile per poter competere nel mercato globale”“Attraverso il Rapporto – ha detto il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Carlo Alberto Roncarati, chiudendo la tavola rotonda – il sistema camerale regionale intende offrire a tutti gli “attori” una piattaforma conoscitiva utile ad approfondire una materia decisiva per il mantenimento della coesione sociale. Con l’auspicio che il Rapporto contribuisca ad alimentare il confronto tra le istituzioni, le associazioni di rappresentanza delle imprese, le forze sociali, chiamate a garantire l’apporto a un progetto innovativo finalizzato a una trasformazione profonda, ma possibile, del sistema di protezione del lavoro nel nostro Paese”.

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