LEGACOOP AGROALIMENTARE- IL ‘RACCOLTO’ 2011


BOLOGNA 24 MARZO Giovanni Luppi e Giuseppe Piscopo, presidente e direttore di Legacoop Agroalimentare, hanno presentato oggi a Roma i risultati di una indagine sui pre-consuntivi 2010. La rilevazione è basata su un campione di 41 aziende associate che rappresenta il 56% dell’intero fatturato delle aderenti con un volume complessivo di affari che nel 2010 ha superato i 4 miliardi di euro (4.038.782.929 €). Tra le imprese che hanno risposto al questionario ci sono alcune tra le più importanti, come Apofruit, Granarolo, Grandi Salumifici Italiani, Gruppo Italiano Vini, Cevico, Cantine Riunite-Civ, Unipeg, Alce Nero-Conapi.Rispetto al 2009 complessivamente il fatturato è cresciuto del 2,9% con 27 aziende che hanno fatto registrare una crescita (65,9% del campione), una sola realtà che ha dichiarato una certa stabilità e 13 cooperative che hanno comunicato una riduzione (31,7%).Il 15% del fatturato totale del campione deriva dall’export (591 milioni di euro circa). Le cooperative del campione che esportano abitualmente sono 17, con un valore assoluto di 543 milioni di euro nel 2010 e un incremento dell’8,1% sul 2009; incremento che corrisponde a circa 41 milioni di euro di fatturato (pari a ben il 35,8% dell’incremento complessivo di fatturato 2009-2010).«L’internazionalizzazione – ha osservato Luppi – si conferma come uno dei punti di forza dell’agroalimentare italiano: chi ha puntato maggiormente sull’export ha retto meglio alla crisi. Da tempo, anche attraverso nuovi strumenti di carattere societario, la creazione di consorzi, l’utilizzo di strumenti finanziari, sosteniamo le cooperative che intraprendono questa strada. Ci aspettiamo anche da parte del Governo e del Ministero un impegno più deciso in questa direzione».Riguardo le prospettive inerenti la chiusura dell’esercizio 2010, quello che emerge è un quadro generale più che positivo, con il 70% delle aziende cooperative che prevede di chiudere con un utile, mentre solo il 10% prevede una perdita. Queste indicazioni rappresentano elementi pressoché definitivi, in quanto molte delle cooperative incluse nel campione hanno già chiuso il bilancio 2010.Discorso differente per le aspettative per il 2011, che rappresentano delle sensazioni che esulano da qualsiasi tipo di informazioni statistiche e si basano sulle percezioni dei singoli intervistati. Queste evidenziano un certo ottimismo, con 17 società (45,9% del campione) che prevedono una ripresa e 18 (48,6%) una stabilità; una ridottissima minoranza (2 società) si dichiara pessimista sugli scenari futuri.«Questi dati – ha osservato Giuseppe Piscopo – ci restituiscono l’immagine di una cooperazione agroalimentare che, in generale, sa stare sui mercati retribuendo adeguatamente il lavoro e i produttori e puntando sull’innovazione. Ci sono ampi margini di crescita, sia in Italia, sia all’estero. Va sostenuta la spinta all’aggregazione, per superare i vincoli negativi causati dalla piccola dimensione di molte imprese, anche attraverso un riconoscimento adeguato nella nuova Pac. E vanno fatti anche quegli investimenti immateriali, ad esempio, sui marchi e sulle reti, che possano favorire e accompagnare la crescita».Luppi ha anche risposto alle domande dei cronisti sulla vicenda Parmalat e sul possibile ruolo di Granarolo: «Ci auguriamo che la partita non sia chiusa: la politica si è mossa bene, bisogna vedere se sia già troppo tardi per mantenere in Italia questa azienda. Noi ci auguriamo di no e lavoriamo perché così non sia».

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