CERSAIE 2011 La ceramica italiana nel mondo: una leadership conquistata con la qualità e l’innovazione


BOLOGNA 22 SETTEMBRE “L’Italia è leader mondiale nelle esportazioni. E lo è grazie all’innovazione, realizzando un prodotto ceramico che trova sempre applicazioni nuove”. Così ha esordito Franco Manfredini, presidente di Confindustria Ceramica, aprendo la Conferenza Stampa Internazionale Ceramics of Italy, il consueto appuntamento con la stampa italiana ed estera per fare il punto sul settore della piastrella ceramica italiana alla quale hanno partecipato circa 200 professionisti dell’informazione e che si è svolta ieri presso la Galleria dell’Architettura.Il mercato della ceramica italiana nel 2010 è stato pari al 23% del mercato mondiale sul fronte della quantità e pari al 41% del valore complessivo. La produzione, pari a 387,4 milioni di metri quadri nel 2010, è prevista in aumento del 5-6% nel 2011. Le vendite complessive nel 2010 hanno raggiunto i 412,8 milioni di metri quadri, di cui l’export è pari a 289,2 milioni, con previsione per il 2011 di un aumento tra lo 0,5 e l’1% delle vendite complessive e del 2-3% per l’export. Sono inoltre previsti quest’anno investimenti per 275 milioni di euro, con un aumento del 20% rispetto al 2010. “Due dati sono da sottolineare”, ha detto Armando Cafiero, Direttore Generale Confindustria Ceramica, che ha moderato la conferenza.“Nei primi sei mesi di quest’anno la ceramica per l’edilizia ha tenuto e gli investimenti, pari al 6% del fatturato, portano alle innovazioni che si possono vedere in questi giorni al Cersaie”. È poi intervenuto Vittorio Borelli Presidente della Commissione Attività Promozionali e Fiere di Confindustria Ceramica che ha illustrato gli straordinari numeri di Cersaie 2011, con 965 espositori, 80mila visitatori previsti da 31 Paesi nel mondo, oltre alla ricca offerta di prodotti del Salone. L’attenzione si è poi concentrata su un settore fondamentale all’interno di Cersaie, quello dell’arredobagno. La situazione è stata illustrata dal Gianluca Marvelli, Presidente di Assobagno: “Si tratta di un mercato rilevante: 2,6 miliardi di euro nel 2010. È stato un periodo impegnativo, ma si è registrata una crescita del 0,70%, piccola ma migliore di altri comparti del settore “casa”. Le vendite si sono sviluppate in Europa soprattutto nel mercato francese, tedesco e polacco. Nei nuovi mercati, la Cina (+26,7%) ha avuto un incremento considerevole, ma anche l’Arabia Saudita (23,5%)”.Infine è intervenuto Gian Carlo Muzzarelli, assessore alle Attività produttive e Green Economy della Regione Emilia-Romagna. “L’obiettivo di Cersaie non è solo fare tanti affari, ma anche dare visibilità alla qualità e alla capacità d’innovazione della nostra industria ceramica. Il nostro compito è stare vicino alle imprese e favorire lo sviluppo di un nuovo modo di costruire, che fa della sostenibilità la sua linea guida”.Al termine della Conferenza si è tenuta la cerimonia di premiazione del Ceramics of Italy Journalism Award, per il migliore articolo apparso su Cersaie e sull’Industria Italiana delle piastrelle di ceramica. La Giuria presieduta dal Presidente della Commissione Attività Promozionali e Fiere Vittorio Borelli e composta da Giorgio Costa (il Sole 24 Ore), Livio Salvadori (Casabella) e Andrea Serri (Cer Magagzine International), dopo aver vagliato i 170 articoli pervenuti, apparsi su 71 testate di 18 diverse nazioni, ha designato quale vincitore Marlene E Van Rooyen dal Sud Africa, direttore editoriale della testata Walls & Roofs in Africa e autrice dell’articolo “International trends at the 2010 tile exhibition – n°11.7 Ottobre/Novembre 2010. Questa la motivazione del premio: “Per avere illustrato con un ricco corredo fotografico le tendenze per le piastrelle e mosaici ceramici visti a Cersaie 2010. Di rilievo la disamina sui fattori economici ed ambientali alla base delle moderne produzioni italiane”. Sono poi state assegnate tre menzioni d’onore a Barbara Jahan-Rosel, giornalista freelance di Architektur & Bau Forum (Austria) per l’articolo “Zeitrise tròpfchenweise”, a Lazzaro Menasce, direttore editoriale di Tile Brasil (Brasile) per lo speciale dedicato al Cersaie 2010 e a Maria Chichagove, Brand Editor di 100% Kittchen & Bathrooms (Russia) con l’articolo “Cersaie 2010”.“Ho aperto lo studio più di 10 anni fa. All’inizio avevo molti pregiudizi, soprattutto con me stessa, ma poi ho scoperto che avevo molto da dire”. Inizia così la sua conferenza alla Galleria dell’Architettura di Cersaie Patricia Urquiola, probabilmente la donna oggi più corteggiata dall’industria del design mondiale, unica nella capacità di coniugare bellezza e comfort. Sempre con un tocco di ironia e una sensibilità quasi poetica, fatta di amore per ciò che è glocal e un grande rispetto per il lavoro manuale, quello degli artigiani. Tra i propri maestri conta alcuni grandi nomi del design industriale italiano, da Achille Castiglioni a Vico Magistretti.“Io sono figlia del postmoderno”, ha proseguito l’archistar nel suo appassionante seminario dal titolo Blurring boundaries – Interconnesioni tra progetto di product design e architettura. Confini culturali tra integrazione, sovrapposizione e rispetto identitario. “Ho studiato architettura negli anni in cui trionfava l’idea della libertà del progetto. Era meraviglioso avere professori che ti insegnavano questo. A Milano poi ho trovato Castiglioni e Magistretto. Moderni, trasversali: rigorosi ma con ironia. Dei sempreverdi che non si sono mai accasciati. Così tuttora io mi muovo in ogni spettro dell’architettura e del design, mantenendo questa mia libertà”.L’architetto spagnolo ha poi trasportato il pubblico, davvero numeroso, in un viaggio nel suo modo di lavorare e di concepire l’architettura, aiutandosi con immagini evocative di oggetti e ambienti che l’hanno ispirata, alcuni dei suoi progetti e prototipi più originali e momenti di lavoro con i suoi collaboratori.“La mia vita professionale ha a che fare con chi produce, con chi vende. E col domestico”, ha affermato Urquiola. “Noi designer siamo profondamente legati all’industria. È importante capire che non lavoriamo solo per la nicchia. Molti di questi prodotti entrano nel mercato e vengono vissuti dalle persone”.Altro elemento fondamentale della poetica e della creatività di Patricia Urquiola è quello dell’inesplorato e del riutilizzo, con un occhio alla sostenibilità: “Lavoriamo per dare alle cose nuova vita. Mi interessano le cose che non si usano più, quelle buttate. Mi piace portare a casa, riutilizzare. E dare nuovi altri punti di vista sui materiali, anche mischiando, come il micromosaico fatto con vetro di scarto, riciclato”. Materiali innovativi, quindi, con meno smalto, meno acqua. E uso dei materiali non per una sola funzione ma molte. Al centro c’è il concetto di curabilità: “Un fattore che dipende dal modo in cui si produce, ed è anche legata alla qualità emozionali delle cose, alla loro storia a coloro che le hanno vissute, amate, scambiate. Così l’oggetto ha il suo ciclo di vita, ma al termine si può anche scorporare e ogni pezzo tornare a nuova vita”. Un processo creativo lungo e articolato. “Per ogni progetto ci vogliono quattro anni, ma alla fine non è detto che il prototipo venga realizzato”.

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