bo 22 /3/2011 carisbo unioncamere confindustria er: “nella ripresa ci speriamo”


BOLOGNA 22 MARZO Forse è ancora presto per parlare di una vera e propria ripresa, soprattutto se si considerano i livelli precedenti alla crisi, tuttavia per il sistema produttivo dell’Emilia-Romagna si sta consolidando una fase di recupero.E’ quanto emerge dall’indagine congiunturale relativa al quarto trimestre 2010 sull’industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Carisbo-Cariromagna. Prosegue dunque una risalita degli indici della produzione, iniziata dal secondo trimestre 2010, dopo due anni caratterizzati da cali anche molto consistenti.I segnali più positivi arrivano dalle imprese maggiormente orientate all’export, che più avevano sofferto della caduta del commercio internazionale. Il perdurare di una situazione critica è però confermato dal ricorso, ancora accentuato, agli ammortizzatori sociali, specialmente quelli in deroga, aumentati di cinque volte rispetto a quelli del 2009. Nel quarto trimestre 2010 la produzione è aumentata del 4,2% e il fatturato del 3,8%, in controtendenza rispetto al trend negativo riscontrato nei dodici mesi precedenti (rispettivamente pari a -2,3% e -2,2%). Alla ripresa di produzione e vendite non è stata estranea la domanda, che nel quarto trimestre 2010 è aumentata tendenzialmente del 4,1%.La crescita di produzione e fatturato relativa al quarto trimestre 2010 ha visto il concorso di tutti i settori e le dimensioni di impresa. Nel quarto trimestre 2010 l’andamento delle esportazioni è stato caratterizzato da un incremento in valore del 3,6%.Su base annua l’Emilia-Romagna ha registrato una crescita media produttiva dell’1,7%, che ha recuperato solo in minima parte sulle flessioni del 14,1% e 1,5% verificatesi nel 2009 e 2008. A registrare la crescita produttiva più accentuata, su base annua, sono state le industrie meccaniche, elettriche, dei mezzi di trasporto e dei metalli. Bilanci negativi per le industrie della moda e alimentari, a conferma delle caratteristiche acicliche di quest’ultimo settore.La dimensione si conferma un fattore di competitività: a crescere maggiormente sono le imprese più strutturate (con oltre 50 addetti) che hanno potuto beneficiare maggiormente della ripresa internazionale. Nell’arco dell’intero 2010 le esportazioni delle imprese manifatturiere, ripartite in tutti i mercati, specie nei Paesi BRICST, sono aumentate del 17%, recuperando parte della flessione registrata nel 2009. Faticano a riprendere i settori più tradizionali come moda e mobili, mentre crescono i comparti a maggior contenuto tecnologico o innovativo (come farmaceutico e meccanica avanzata). “Nelle ultime indagini è ricorrente una generale incertezza sui tempi e sulle modalità della ripresa – dice il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Andrea Zanlari – Si ripete però anche un altro elemento: le imprese che tengono nei periodi di crisi e sono in grado di ripartire sono quelle che investono nella propria organizzazione e nei propri dipendenti. Non basta innovare od esportare, bisogna farlo con un’adeguata struttura aziendale e con le competenze giuste, all’interno di strategie di medio e lungo periodo. Questo significa – aggiunge Zanlari – portare al centro dello sviluppo dell’impresa le persone che ci lavorano, investendo nella loro formazione, ma anche sul clima aziendale e sul benessere dei dipendenti”.Il credito in Emilia-Romagna, secondo l’analisi di Carisbo-Cariromagna, mostra segnali di notevole ripresa (+5,5% sull’anno precedente), con i prestiti alle famiglie che mantengono una dinamica robusta (+7,2%) e i prestiti alle imprese in accelerazione (+4,1%) con il tasso di crescita più elevato negli ultimi due anni. Il credito alle imprese cresce del doppio rispetto alla media nazionale (+4,1% rispetto a +2%). Tornano in positivo i finanziamenti a imprese dei servizi (+1,1%), mentre il calo di quelli all’industria si ridimensiona (da -10% di giugno al -5% di oggi). Più dinamiche nel credito alle imprese le province di Reggio Emilia (+16%), Ravenna (+8,8%), Forlì-Cesena (+6,1%) e Ferrara (+5,5%), mentre Parma è la più debole per le imprese (-2%) e Rimini la più vivace nel credito alle famiglie (+12,1%). Il picco dell’emersione delle sofferenze è, per ora, superato, con un tasso di decadimento dei prestiti stabile al 2,2%.“E’ ragionevole attendersi nei prossimi mesi – dichiara Gregorio De Felice, responsabile Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo – il proseguimento di un buon andamento del credito in Emilia-Romagna, con una crescita dei prestiti complessivi leggermente superiore al 5% nel biennio 2011-12. La crescita del credito alle imprese emiliano-romagnole, pur in un contesto di rilevanti difficoltà operative, testimonia l’impegno del settore bancario a fare superare il periodo di crisi al sistema produttivo.””L’economia regionale ha ricominciato a crescere, ma la risalita dalla crisi è troppo lenta – afferma la Presidente di Confindustria Emilia-Romagna Anna Maria Artoni – e molto differenziata tra le imprese. I ritmi di crescita sono ancora bassi e insufficienti a recuperare il terreno perduto. Sul futuro pesano un quadro di forte incertezza, l’incremento record dei prezzi delle materie prime e l’incognita rappresentata dagli sconvolgimenti in alcuni Paesi produttori di beni energetici e materie prime”.Circa le prospettive – secondo la rilevazione previsionale semestrale di Confindustria regionale su 730 imprese per un totale di circa 75 mila addetti e 22 miliardi di euro di fatturato – il 40% degli imprenditori si aspetta nella prima parte del 2011 un aumento della produzione e il 47% prevede stazionarietà. Rispetto all’anno scorso é dimezzata la quota di imprese che prevede un calo della produzione (il 12,7% rispetto al 23% della rilevazione di un anno fa). Occorre peraltro tenere conto che il periodo con cui ci si confronta era particolarmente depresso e che gli attuali livelli di attività sono ancora molto lontani da quelli precedenti alla crisi.Anche per le aspettative sugli ordini il saldo tra ottimisti e pessimisti è migliorato rispetto alla precedente indagine. Per gli ordini esteri il 44% degli intervistati prevede un aumento e il 47% si aspetta la stazionarietà.Circa i livelli occupazionali il 76% prevede una situazione stazionaria, il 14% una crescita, il 10% una diminuzione. Per la prima volta dopo vari semestri il saldo ottimisti-pessimisti è positivo (3,8 punti): si tratta di un segnale debole che potrebbe però indicare che l’occupazione ha interrotto la caduta degli ultimi semestri.”Il 2011 si presenta con molte incertezze – sottolinea la Presidente di Confindustria Emilia-Romagna – soprattutto sul piano dei consumi interni, che sono fermi. È decisiva la nostra capacità di esportazione e di presenza sui mercati, ma i nostri tassi di crescita restano lontani da quelli delle aree più dinamiche d’Europa e del mondo. Questo divario mette in luce ancora una volta le debolezze strutturali del Paese e anche della nostra regione (infrastrutture, ricerca, capitale umano, pubblica amministrazione, peso della burocrazia, squilibri territoriali, sistema fiscale, solo per citare le principali) che si traducono inevitabilmente in un freno alla crescita e allo sviluppo.Il nostro Paese – conclude la Presidente Artoni – deve poter contare su una visione strategica di sviluppo in grado di tradursi in misure ed interventi stabili e certi per la crescita economica. Siamo consapevoli che la spesa e il debito pubblico condizionano pesantemente le scelte di politica economica, ma è altrettanto evidente che in un quadro di tassi di crescita così modesti l’occupazione non riuscirà a ritornare ai livelli precedenti alla crisi. In questa logica anche la Regione può dare un contributo importante puntando su azioni in grado di generare un effetto moltiplicatore sulle dinamiche di sviluppo”.

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