BO 21/1272010 HERA FAVORISCE I CONGEDI PARENTALI


BOLOGNA 21 DICEMBRE “Mamme e papà al lavoro. Opportunità e diritti per un equilibrio tra tempo di lavoro e tempo di cura” è l’opuscolo realizzato dal Gruppo Hera, in condivisione con il Coordinamento sindacale dell’azienda, e messo a disposizione dei propri dipendenti, attraverso il portale aziendale e la distribuzione a tutti i neo-assunti. Si tratta di un’occasione per ricordare le opportunità esistenti per le madri e i padri in materia di congedi di maternità, paternità e parentali: l’opuscolo contiene infatti una sintesi della normativa attualmente vigente, una sintetica panoramica dei sostegni alla genitorialità messi a disposizione da Regioni e Comuni, e le azioni principali messe in atto dal Gruppo Hera. Nel Gruppo, l’azione di comunicazione riguarderà complessivamente circa 6.300 lavoratori, di cui il 74,5 uomini.La ricerca di Hera sull’uso dei congedi parentali in Emilia-RomagnaL’iniziativa nasce da una ricerca promossa da Hera, in collaborazione con Impronta Etica e l’Università di Modena e Reggio Emilia, per indagare sull’utilizzo dei congedi parentali nelle aziende dell’Emilia-Romagna, sulle politiche aziendali a sostegno della genitorialità e a favore della conciliazione tra tempi di lavoro e cura dei figli. Il tema di partenza è stato quindi quello della tutela e promozione delle pari opportunità come elemento importante per la gestione responsabile del rapporto con i lavoratori. In questa visione si inserisce lo sviluppo di politiche di sostegno alla genitorialità e alle famiglie.In generale, l’Emilia-Romagna è tra le prime Regioni in Italia per utilizzo dei congedi parentali: secondo i dati forniti dall’Inps, nel 2009 sono stati 27.449 quelli utilizzati, di cui 2.750, il 10%, usufruiti da uomini. A livello nazionale questa percentuale scende al 7,5%. Nonostante questo, la ricerca promossa da Hera evidenzia come lo strumento dei congedi parentali sia ancora ampiamente sottoutilizzato soprattutto da parte degli uomini. L’indagine, compiuta nel corso del 2010 su 22 aziende della regione (fra cui la stessa Hera, Coop, Conad, Parmalat, Unipol), mostra come su un totale di 1.707 congedi parentali esaminati, solo il 5% è stato fruito dagli uomini, a fronte di una presenza complessiva maschile nel personale del 40%. I pochi uomini che scelgono di godere di un congedo, lo fanno per un periodo limitato: 18 giorni in media, a fronte dei 146 delle donne.Più della metà delle aziende non favorisce lo sviluppo di pratiche di flessibilità degli orari oltre a quella in entrata e uscita.Dalla ricerca è inoltre emerso come nella maggior parte delle aziende analizzate la disponibilità di informazioni sui congedi sia presente in prevalenza presso gli uffici del personale mentre scarso è l’utilizzo di strumenti di comunicazione interna più efficaci.La ricerca è stata presentata recentemente nell’ambito del convegno internazionale “Leave Policies in Time of Global Economic Crisis” (Politiche di congedo in tempi di crisi economica) che si è tenuto a Bologna.La dichiarazione di Filippo Bocchi, Direttore Corporate Social Responsibility Hera“Le politiche sull’utilizzo del tempo devono uscire da un’ottica solo femminile per abbracciare una riflessione più ampia sul tempo della famiglia e della persona stessa – commenta Filippo Bocchi, direttore della responsabilità sociale di Hera -. Un obiettivo cui tendere, per esempio, è un’equa suddivisione tra uomini e donne nell’utilizzo dei congedi parentali e l’azienda può fare la sua parte in questo senso, anche informando in modo efficace sui diritti dei lavoratori e sulle opportunità messe a disposizione dalle imprese. Più in generale, Hera da tempo sta promuovendo al proprio interno la cultura della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, ad esempio attraverso il progetto di Gruppo che prevede progressivamente la realizzazione di nidi aziendali o interaziendali nelle diverse sedi. Fino ad oggi ne abbiamo fatti nascere tre, a Imola, Cesena e Ravenna e questa ricerca vuole essere un’occasione per diffondere una cultura di pari opportunità al nostro interno e anche in altre realtà aziendali e per aumentare la consapevolezza su questi temi”.

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