CINA- INTESA SAN PAOLO LANCIA LE NUOVE SFIDE POST EXPO SHANGHAI


BOLOGNA 20 APREILE In Emilia Romagna la Cina rappresenta il 2,4% dell’export, ed è un mercato che è cresciuto del 57% nel 2010 ed è riuscito a crescere anche nel drammatico 2009 (+3%). Alcuni distretti trovano nella Cina uno dei clienti più interessanti, soprattutto le macchine per l’imballaggio di Bologna, per le quali la Cina rappresenta quasi il 10% delle esportazioni.Sono alcuni dei dati emersi dal workshop “Bologna dopo l’Expo di Shanghai 2010. Le opportunità economiche della Cina: scenari, esperienze e strumenti” organizzato da Intesa Sanpaolo e il coordinamento di Bologna Shanghai World Expo 2010 presso la sede di Carisbo e di cui sono stati protagonisti Romano Prodi, i vertici delle istituzioni locali e una importante rappresentanza di imprenditori bolognesi già operanti in Cina.L’iniziativa ha preso spunto dal positivo bilancio della partecipazione di Bologna all’Expo di Shanghai 2010, che ha consentito un’importante visibilità internazionale come città “modello di best practice” e oltre 2,5 milioni di visitatori allo stand bolognese. Il workshop è stato occasione di confronto e approfondimento sulle prospettive economiche fra il nostro territorio e il complesso mercato cinese.“Quella di Bologna è una realtà manifatturiera importante, la sfida per il nostro territorio è far diventare la crescita della Cina un’occasione per rinnovare la nostra eccellenza produttiva. – ha commentato Giuseppina Gualtieri, case coordinator della partecipazione all’expo di Shanghai – Con l’Expo e l’importante riconoscimento ricevuto, Bologna è entrata nel cuore economico e finanziario della Cina, una visibilità da sfruttare anche per il futuro.”“Dal 2000 le esportazioni italiane in Cina sono più che triplicate. – ha illustrato Giuseppe Feliziani, direttore regionale di Intesa Sanpaolo – I flussi italiani diretti in Cina hanno continuato a crescere nel pur difficilissimo 2009 e sono ulteriormente cresciuti nel 2010. La quota italiana di export verso la Cina è giunta al 2.3% (era sotto l’1% nel 2000).”In 10 anni la Cina ha scalato il ranking degli sbocchi commerciali italiani, salendo al 12° posto (era al 22° nel 1999). Se si considera anche Hong Kong, il mercato cinese, con quasi 9 miliardi di euro assorbiti, si colloca al 7°, alle spalle dei tradizionali sbocchi italiani (Germania, Francia, Stati Uniti, Spagna, Regno Unito e Svizzera) e prima della Russia.Per molte produzioni della meccanica (macchinari per la chimica, l’abbigliamento, la metallurgia …), ma anche del sistema moda (cuoio e pelli conciati), la Cina è divenuta una delle principali destinazioni commerciali.Nonostante i buoni risultati ottenuti, la presenza italiana in Cina non è tuttavia aumentata significativamente nella seconda metà degli anni Duemila. La quota di mercato italiana, infatti, non è andata oltre l’1,2%: siamo cresciuti molto ma alla stessa velocità del mercato. “Si può fare di più, sia a livello italiano che emiliano. – ha commentato Feliziani – Le opportunità offerte dal mercato cinese possono essere colte con una più capillare presenza in loco. Un supporto chiave in questa direzione può venire dalle banche italiane internazionalizzate, che hanno una conoscenza diretta dei territori nei quali le imprese industriali vogliono operare. Nel caso della Cina, il contributo di Intesa Sanpaolo può fare veramente la differenza”Nel corso degli anni Duemila è cresciuta la presenza diretta delle imprese italiane in Cina attraverso processi di internazionalizzazione produttiva e l’apertura di filiali commerciali: tra il 2002 e il 2008 è quasi raddoppiato il numero di addetti cinesi impiegati in imprese partecipate da soggetti italiani. La Cina è il settimo paese per presenza italiana all’estero (n° di imprese partecipate). A livello settoriale, gli investimenti italiani si concentrano nelle macchine e apparecchi elettrici e ottiche, nella meccanica, nell’auto, nel sistema moda, nei mobili. Si sta fortemente sviluppando anche la presenza italiana in società commerciali e di servizi: spedizione e logistica, studi legali e di consulenza.Al workshop Romano Prodi ha portato la sua importante testimonianza ed esperienza di statista ed economista, interlocutore privilegiato delle istituzioni cinesi.Hanno partecipato Anna Maria Cancellieri, commissario del Comune di Bologna, Beatrice Draghetti, presidente della Provincia di Bologna, Gian Carlo Muzzarelli, assessore regionale alle Attività produttive, Bruno Filetti , presidente della Camera di Commercio, e Fabio Roversi Monaco, presidente Bologna Fiere.Giuseppe Feliziani, direttore regionale di Intesa Sanpaolo, ha illustrato il ruolo del sistema finanziario per favorire lo sviluppo in Cina delle imprese.La tavola rotonda, coordinata dal giornalista Alessandro Merli, ha visto protagonisti alcuni imprenditori bolognesi con le loro esperienze concrete sul mercato asiatico e con il loro punto di vista: Sonia Bonfiglioli (Bonfiglioli Riduttori), Pietro Cassani (Sacmi), Gabriele Del Torchio (Ducati), Claudio Franceschelli (2 torri), Marco Palmieri (Piquadro), Alberto Vacchi (Ima) e Valerio Veronesi (Euroma Macchine).

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