Rapporto agroalimentare 2010. Cresce la produzione lorda vendibile dell’Emilia-Romagna, in recupero i redditi, in leggero calo l’occupazione


bologna 2 giugno Con un aumento superiore all’11% cresce in Emilia-Romagna la produzione lorda vendibile, con un saldo positivo di 420 milioni di euro rispetto al 2009. Dopo gli andamenti altalenanti delle scorse stagioni, nel 2010 il valore delle produzioni a prezzi correnti ha raggiunto un massimo di 4,2 miliardi di euro, per effetto soprattutto del forte aumento dei prezzi della maggiore parte dei comparti (in particolare cereali, frutta e latte). Viene, quindi, completamente riassorbito il forte calo dell’anno precedente (-6,2%). Anche l’industria alimentare – specialmente quella legata ai prodotti tipici come il Parmigiano Reggiano, il prosciutto di Parma e il Lambrusco – si lascia alle spalle un 2010 sostanzialmente positivo, con una crescita significativa dell’export agroalimentare che sfiora il 14% e con il 20% delle imprese che opera stabilmente sui mercati esteri. In termini di quantità prodotte, invece, è stato soprattutto l’andamento meteorologico denso di precipitazioni nella prima parte dell’anno a causare una diminuzione complessiva del 2,3%. Sono i dati del Rapporto agroalimentare 2010 presentato oggi in un convegno a Bologna. “La plv regionale è all’11%, contro quella nazionale all’1,7%”, ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni nel corso dei lavori. “Questa crescita a due velocità deve farci riflettere. La concentrazione dell’offerta, la programmazione della produzione e la riduzione dei costi sono i temi al centro della nostra agenda agricola – ha aggiunto l’assessore -, vorremmo che fosse così anche per il Governo. Non credo sia utile un nuovo forum nazionale sulla Pac a novembre, come annunciato dal ministro Romano. In quel momento molti giochi saranno già stati fatti: il commissario Ciolos ha annunciato per ottobre il suo documento conclusivo. Bisogna – ha concluso Rabboni – anticipare il forum a luglio e a novembre discutere di come allineare le politiche agricole nazionali a quelle europee; in particolare per quanto riguarda l’agricoltura contrattualizzata, gli organismi interprofessionali e il rapporto con la grande distribuzione organizzata”.“La filiera agro-alimentare sta attraversando una fase complessa – ha detto il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Andrea Zanlari – caratterizzata da una forte interdipendenza e dalla crescente esposizione alla concorrenza internazionale. E’ un quadro variegato con segnali di crescita dei valori della produzione, di recupero delle quote di esportazione ed una lieve risalita degli investimenti. In questa situazione, è necessario consolidare l’avvio della ripresa e attrezzare il nostro sistema agricolo e agro-alimentare alla competizione mondiale, puntando sull’innovazione di processo e di prodotto, migliorando le attività di servizio, in particolare la logistica, e sostenendo una promozione coordinata sui mercati esteri, specialmente dei prodotti di qualità, in modo da ottimizzare gli interventi”. Il rapporto L’andamento migliore della Plv in Emilia-Romagna rispetto al trend nazionale di sostanziale stagnazione del settore è ancor più significativo perché ottenuto in un’annata che ha confermato forti turbolenze soprattutto nei prezzi agricoli mondiali e in un contesto generale di crisi ancora pesante. Un conseguente e non scontato recupero si è verificato in regione anche per i redditi delle aziende agricole, con un aumento stimato di quasi il 25% rispetto al 2009, sia in termini assoluti sia per unità di lavoro familiare. E’ un risultato che riporta i redditi agricoli ai valori del 2008, assestandoli quindi ancora su livelli molto al di sotto del reddito di riferimento dei settori extra-agricoli. I risultati positivi del 2010 derivano, oltre che dall’aumento dei ricavi, anche dal contenimento dei costi intermedi (entro il 2%) e dalla sostanziale stabilità del costo del lavoro. Pur registrando un progresso per le aziende specializzate in seminativi e in frutticoltura, sono soprattutto le strutture con allevamenti di bovini da latte ad assicurare l’accettabile remunerazione ai capitali e al lavoro, con una crescita del reddito netto aziendale del 33,3% (circa 29 mila euro). Anche le stime provvisorie dei principali aggregati economici dell’agricoltura regionale indicano un sostanziale recupero rispetto al 2009 sia dei ricavi sia del valore aggiunto. Nel 2010, infatti, i ricavi sono aumentati di oltre l’8%, mentre i costi intermedi hanno fatto registrare un incremento pari quasi al 2%. Ne consegue una stima del valore aggiunto dell’agricoltura regionale di quasi 2,1 miliardi di euro (+15,5%). Tra i dati più significativi messi in luce dal Rapporto 2010 anche il forte incremento del credito agrario, che in regione ha raggiunto quasi 4,9 milioni di euro con un aumento superiore al 12% (4,4 milioni di euro per ettaro di superficie agricola utilizzata) e l’andamentodell’occupazione agricola, in controtendenza rispetto agli ultimi due anni. Infatti, nel 2010 la perdita complessiva di posti di lavoro è stata pari all’1,25% e ha riguardato in maniera rilevante il lavoro autonomo (-5,4%), mentre è in crescita dell’8,3% il lavoro dipendente. Rimane assolutamente “piatto”, invece, l’andamento dei consumi alimentari delle famiglie, lacui riduzione è ormai strutturale: tra il 2005 e il 2009 si è osservata una contrazione media di quasi l’1% all’anno. L’andamento dei diversi settori produttivi Crescono, nel 2010, le produzioni vegetali (+12,4%). I risultati sono stati particolarmente positivi per i cereali (+37%), mentre sono più contradditori i dati per patate e ortaggi (-4,2%), con i tuberi in crescita del 35% e i pomodori da industria in forte flessione (-25%). Andamento complessivamente positivo, invece, per le piante industriali (+9%) e per le culture arboree (+15,6%) con un ottimo recupero delle nettarine. Buoni i risultati produttivi anche per gli allevamenti (+9,7%), determinati però quasi esclusivamente dal forte aumento del prezzo del latte (pari a circa il 20%), conseguenza delle performance di mercato del Parmigiano Reggiano il cui valore è risultato uno dei più alti degli ultimi anni. Il focus sugli agriturismi La nuova normativa regionale del settore agrituristico, approvata nel 2009, ha avuto piena operatività nel 2010, anno in cui risultano attive quasi 1000 aziende, con un aumento degli operatori rispetto all’anno precedente di 76 unità (+8,2%), tenendo presente anche l’avvenuta iscrizione degli operatori dell’Alta Valmarecchia. Quasi la metà di queste aziende è collocata in comuni montani e contribuisce così alla lotta all’abbandono del territorio rurale e a valorizzare le risorse ambientali. Confermata l’importanza del settore anche per l’imprenditoria femminile: circa il 33% degli agriturismi in Emilia-Romagna è, infatti, condotto da donne.Il fatturato complessivo del settore agrituristico regionale, infine, è stimato nel 2010 in 136 milioni di euro, in aumento rispetto agli anni passati. In allegato i dati provinciali e dei diversi settori produttivi

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