Analisi Unioncamere ER -La crisi contiene ancora le imprese femminili


BOLOGNA 2 NOVEMBRE Al 30 giugno 2012 le imprese attive femminili erano 90.012, pari al 21,1 per cento del totale del-le imprese regionali. La crisi economica si acuisce e continua a incidere anche sulla consisten-za delle imprese in rosa, che, dopo avere interrotto un trend positivo, sono nuovamente diminui-te di 54 unità, pari allo 0,1 per cento, rispetto alla stessa data del 2011. Gli effetti della difficile congiuntura sono stati però ben più sensibili per le imprese non femminili, che si sono ridotte di 2.962 unità, -0,9 per cento. Nello stesso periodo le imprese femminili in Italia sono risultate 1.264.074 e sono diminuite in misura lievemente più ampia (-0,3 per cento).È quanto risulta dai dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio di fonte Infoca-mere elaborati dal centro studi e ricerche di Unioncamere Emilia-Romagna.La quota di imprese femminili in Italia (24,2 per cento) è superiore a quella regionale. Questa maggiore incidenza trova spiegazione nell’elevata rappresentanza femminile tra le imprese dell’Italia centrale e meridionale, in particolare in Molise (dove le imprese rosa toccano il 30,9 per cento del totale), in Basilicata (29,0 per cento), in Abruzzo (28,5 per cento) e in Campania (27,8 per cento). Tra le principali ragioni alla base della minore incidenza dell’imprenditoria femminile in Emilia-Romagna vi sono l’elevato tasso di occupazione femminile, un dato virtuoso che porta ad un minor ricorso a forme di auto impiego, e lo sviluppo del sistema economico re-gionale, nel quale hanno minore importanza il piccolo commercio al dettaglio, i servizi tradizio-nali e le ditte individuali, ambiti consueti di presenza delle imprese femminili marginali.Le imprese femminili nel territorioLe imprese attive femminili non sono diminuite in tutte le province dell’Emilia-Romagna. Le ridu-zioni percentualmente più rilevanti si sono registrate nelle province di Ravenna (-1,2 per cento) e Reggio Emilia (-0,7 per cento). Al contrario gli incrementi più marcati si sono avuti nelle pro-vince di Rimini (+1,1 per cento) e di Modena (+0,5 per cento). La presenza delle imprese fem-minili risulta più elevata nelle province “estreme” di Rimini (22,8 per cento) e di Piacenza (22,6 per cento).La forma giuridica delle imprese femminiliLe imprese femminili sono sempre meno imprese marginali e sempre più tendono ad adottare forme giuridiche e organizzative maggiormente strutturate e più competitive sul fronte dell’innovazione e dell’internazionalizzazione. La riduzione delle imprese femminili è totalmente da attribuire alle ditte individuali che hanno accusato una flessione dello 0,6 per cento, pari a 344 unità. In positivo si segnalano in particolare le società di capitale, aumentate di 168 unità, pari all’1,5 per cento, e giunte a rappresentare il 12,9 per cento del totale. Le cooperative e i consorzi (+59 unità) hanno fatto registrare la crescita più rapida (+5,1 per cento). Infine, ancora con il segno positivo, l’insieme delle società di persone tende a crescere leggermente (+63 uni-tà, +0,3 per cento).Rispetto a quanto avviene per le altre imprese, il peso delle società di persone (21,1 per cento) e delle ditte individuali (64,7 per cento) risulta più elevato tra le imprese femminili, mentre sono sotto rappresentate le società di capitale e le cooperative ed i consorzi (1,4 per cento).Le imprese femminili nei settori di attività economicaAlla riduzione delle imprese femminili hanno contribuito principalmente la continua storica con-trazione in agricoltura (-365 unità, -2,4 per cento) e la nuova sensibile diminuzione delle impre-se del commercio (-240 unità, -1,0 per cento). All’opposto, i maggiori contributi positivi sono de-rivati dalle attività immobiliari (+123 unità, +2,0 per cento), dai servizi di alloggio e ristorazione (+121 unità, +1,4 per cento), dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+116 unità, +3,5 per cento) e quindi dalle costruzioni (+106 unità, +2,8 per cento). In quest’ultimo settore ciò è avvenuto contemporaneamente ad una nuova forte contrazione delle imprese non femminili.La presenza delle imprese femminili è più rilevante nei settori dei servizi alla persona, ovvero delle altre attività di servizio (50,5 per cento), della sanità e assistenza sociale (35,6 per cento), del complesso delle attività di noleggio, agenzie viaggi e dei servizi alle imprese (31,2 per cen-to) e infine dei servizi di alloggio e ristorazione (30,7 per cento).

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