L’euro 10 anni dopo, una promessa mantenuta a metà


BOLOGNA 2 GENNAIO Millenovecentotrentaseivirgolaventisette. Esattamente 10 anni fa (1˚ gennaio 2002) abbiamo preso contatto diretto con l’EURO:Secondo un sondaggio di quei giorni per il 52,5% degli intervistati l’euro «creerà qualche complicazione ma è necessario all’Europa», per il 22,6% «produrrà solo vantaggi», per il 15,7% «comporterà costi e complicazioni». I più ottimisti sono «i giovani 14-24enni, i più perplessi le casalinghe, i pensionati, piccoli imprenditori e artigiani».Oggi cosa si può dire? I risparmiatori e proprietari di case sono rimasti schermati dall’euro: la ricchezza patrimoniale vale ancora 8 volte il reddito, è uno dei tassi più elevati al mondo.Allora dove sta il tarlo che minaccia la casa europea? C’è un editoriale di Francesco Giavazzi uscito sul Corriere della Sera il 3 gennaio 2003, a bilancio del primo anno di moneta unica, che centra esattamente il nodo. «Non è il cambio forte che impedisce la crescita ma un’economia ingessata. L’euro è una sfida che si vince solo con le riforme…»Senza, stare nel club sta diventando troppo oneroso. Dopo 10 anni è finita l’illusione di vivere da tedeschi con stipendi (e lassismi) italiani: il nero che continua a circolare, la produttività che perde colpi, il dualismo nordsud e la crescita zero degli ultimi 15 anni. Anche per questo i prezzi restano alti. Secondo Altroconsumo in 10 anni il rialzo ha provocato una diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie del 7%, pari a 135 miliardi. Il resto della fossa lo scava l’immobilismo di Bruxelles. Una moneta senza istituzioni politiche è appesa ad ogni vento. Per questo attaccare l’euro è ipocrita. E continuare con il piccolo cabotaggio alimenta solo lo spettro del break up. Nei giorni tristi del suo compleanno…«L’euro è divenuto uno dei simboli dell’Europa e le banconote e monete sono ormai parte della nostra vita quotidiana». Lo dice Mario Draghi, presidente della Bce in occasione del decimo anniversario dell’introduzione della moneta unica europea «che oggi è utilizzata complessivamente da 17 paesi dell’UE, ossia da 332 milioni di persone».«Dieci anni fa, il 1 gennaio 2002 – ricorda il numero uno dell’Eurotower nel sito della banca centrale europea – in 12 Stati membri dell’Unione europea sono state introdotte le banconote e le monete in euro: una sfida senza precedenti, portata a termine senza difficoltà. Miliardi di banconote e monete sono entrati in circolazione in pochi giorni». Negli ultimi anni, ricorda ancora, altri 5 Stati membri hanno adottato la moneta unica, che oggi è utilizzata complessivamente da 17 paesi dell’UE, ossia da 332 milioni di persone».

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