Legacoop – Generazioni E-R incontra le “empresas recuperadas”


BOLOGNA 18 OTTOBRE – Nei momenti storici di grande difficoltà, in tutto il mondo la cooperazione è stata la risposta, la speranza e il sogno di costruire futuro in un presente oscuro. E’ stato così per le prime aggregazioni cooperative nate per dare risposte al proletariato durante la rivoluzione industriale a Machester, è stato così per le società cooperative di servizio tra gli immigrati della Pampa in Argentina, è stato così per le cooperative nate dalle ceneri del secondo conflitto mondiale in Italia. Ognuna di queste storie, seppure lontane dai giorni nostri, racchiude speranza che aiuta a superare le incertezze odierne, dettate da una congiuntura economica sfavorevole, dalla difficoltà di reperire capitali per rilanciare l’economia, dalla paura di perdere il posto di lavoro.A raccontarci un’esperienza che, invece, è più vicina ai giorni nostri, seppur proveniente dall’altro lato del globo, sono stati José Abelli e Gilson Gonçalves. Venerdì 5 ottobre scorso nella stupenda cornice di Villla Guastavillani, Generazioni Legacoop Emilia-Romagna ha promosso l’incontro dal titolo “Innovazione e ricambio generazionale nelle cooperative: il caso di Unisol Brasile e Indaco Argentina” durante il quale i due ospiti internazionali hanno descritto la particolare esperienza delle “empresas recuperadas” nell’America Latina.Il seminario, organizzato in partnership con Alma Graduate School, promotrice del Master Emba Coop, è stata l’occasione di rincuorarsi rispetto alle difficili sfide che le cosiddette workers buyout (il termine inglese per empresas recuperadas) in Italia si trovano ad affrontare oggi. Infatti, il fenomeno delle imprese recuperate in forma cooperativa, marginale fino a pochi mesi fa, è oggi di grande attualità poiché, utilizzando le parole di Business People in un articolo sul tema, “rappresenta una soluzione perfetta per un problema che affligge le pmi italiane nel momento del passaggio intergenerazionale” (Business People online, 28/07/12). Molte sono, inoltre, le tesi che sostengono che il workers buyout possa rappresentare anche uno strumento concreto e un’alternativa per uscire dalla crisi per alcune aziende italiane.Che non sia la panacea, ce lo dice José Abelli, esponente di spicco del movimento delle imprese recuperate argentine (www.indaco.coop), che descrive il passaggio da lavoratore dipendente all’autogestione in forma cooperativa come un sentiero irto di ostacoli. La terribile crisi economica che si è abbattuta sull’Argentina nel 2001 ha dato vita a numerosi casi di “empresas recuperadas”, ma imparare a concepire l’uguaglianza e la collaborazione non è da tutti. Per esempio, il Ristorante Rich di San Juan, autogestito in forma cooperativa da 40 soci lavoratori finì in un “fracaso”, come dice José. Chi, invece, è riuscito a superare la difficoltà culturale del passaggio all’autogestione si trova oggi ad aver creato un patrimonio cooperativo. E’ il caso di Pauny-Zanello, leader nel mercato argentino e grande esportatore di macchinari agricoli e di trasformazione agro-alimentare, o di Mil Hojas e La Cabana che sono riuscite a recuperare la posizione di mercato nel settore alimentare che avevano le aziende private prima di chiudere i battenti.Ma alla domanda dal pubblico se tali esperienze possano verificarsi anche in settori che richiedono grandi investimenti di capitali in asset tecnologici, Gilson risponde descrivendo la storia della azienda che presiede, la UNIPOL (www.unipol.ind.br), cooperativa di lavoro impegnata nel settore dei polimeri. L’azienda brasiliana, nata da un recupero in forma cooperativa, è impegnata in grandi progetti di sviluppo e in prodotti eco-sostenibili che vende in tutto il mondo. Grazie anche al supporto di Indaco, cooperativa pesarese impegnata nella consulenza per l’internazionalizzazione, i prodotti a basso impatto ambientale sotto il marchio ECO-UNI arrivano anche in Italia.“Il successo lo decreta sempre il mercato”, racconta Gilson in brasiliano, “ma se il prodotto è competitivo e i neo-soci riescono a capire il senso di stare in cooperativa, la partecipazione e la collaborazione diventano i migliori strumenti per innovare”.

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