Made in Italy, a novembre materie prime più care


bologna 12 dicembre L’indice Prometeia dei prezzi in euro delle commodity industriali ha registrato a novembre un incremento dell’1% rispetto al mese precedente, trainato dai rincari che hanno hanno colpito il comparto della moda (+5%). Le imprese meccaniche e quelle della filiera chimica hanno invece beneficiato di un rientro dei costi degli input (-2%). A ciò ha contribuito il calo delle quotazioni del Brent, che si sono portate in media mensile su un livello prossimo ai 109 dollari al barile (dai quasi 112 dollari di ottobre). Inoltre sui mercati valutari, l’euro ha scontato un deprezzamento sul dollaro, tornando a essere scambiato in media a quota 1,28 dollari (-1% sul mese precedente).In dettaglio, il rincaro del 5% dei costi di approvvigionamento del comparto moda è legato a quasi tutti i principali input: +9.3% la lana, +3.5% le pelli; più moderato (+1.5%) il rialzo di prezzo per le fibre sintetiche. In controtendenza solo il cotone.Nella filiera legno e carta, a novembre l’indice dei costi è altresì aumentato dell’1%: sono risultate in crescita di oltre il 5% le quotazioni della cellulosa, dopo un trimestre fortemente ribassista; più contenuto il rincaro registrato dal legname tropicale (+1,6%). Per contro, il legname di conifere ha confermato una tendenza moderatamente ribassista (-0,4%). La meccanica è tra i comparti che a novembre hanno beneficiato di un rientro dei costi di approvvigionamento: a registrare i ribassi più consistenti sono stati acciai piani e rame (rispettivamente -4,6% e -2,9%); il contenimento dei costi è stato agevolato anche da una relativa stabilità dei prezzi di altri input produttivi, quali alluminio, materie plastiche ed energia elettrica. In calo anche l’indice dei prezzi per le imprese chimiche, che hanno goduto principalmente delle consistenti flessioni registrate dagli organici di base (-8.7% etilene, -5.7% propilene) e, in misura più contenuta, dalla Virgin Nafta (-1%). Stabili a novembre i costi di approvvigionamento del comparto alimentare. Ai rincari di cacao (+4%) e grano (+1,3%) si sono contrapposte flessioni delle quotazioni per caffè (-9,1%) e zucchero (-3,7%). Il rischio, in termini di variabilità dei prezzi internazionali delle commodity appare in aumento per chimica, moda e filiera legno e carta; in calo per le imprese della meccanica e dell’alimentare.

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