OSSERVATORIO CRIF ASSOFIN PROMETEIA – DECISA FLESSIONE DEL MERCATO DEL CREDITO ALLE FAMIGLIE NEL 2011 E NEL PRIMO TRIMESTRE DEL 2012


BOLOGNA 10 LUGLIO – Secondo la trentaduesima edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio realizzato da Assofin, CRIF e Prometeia, nel corso del 2011 e nel primo trimestre del 2012 si è assistito a una decisa flessione del credito alle famiglie. In uno scenario di criticità sul mercato del lavoro e di contrazione del reddito disponibile reale, le famiglie italiane hanno infatti evidenziato una sostanziale cautela nell’affrontare acquisti, soprattutto se di beni durevoli di valore elevato, e investimenti per l’acquisto di immobili. Le politiche di offerta di credito, allo stesso tempo, si sono mantenute selettive a causa dei vincoli e dei costi del funding, dei più stringenti requisiti di capitale e della elevata attenzione da parte degli Istituti alla rischiosità della clientela.L’andamento del credito al consumoNel corso del 2011 si è assistito a una conferma del trend negativo delle erogazioni del credito al consumo (-2,2%), che diventa più marcato nella seconda parte dell’anno e si consolida ulteriormente nel corso del primo trimestre 2012 (-11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Debole anche l’evoluzione delle erogazioni nei maggiori paesi europei, ad eccezione della Germania che, come di consueto, mostra un andamento anticiclico.In un contesto caratterizzato dalla perdurante incertezza derivante dalla crisi economica e finanziaria ancora irrisolta e da un clima di fiducia che resta su valori minimi, le famiglie italiane hanno limitato i consumi e si sono dimostrate molto prudenti nell’accensione di nuovi finanziamenti; in particolare, i consumi di beni durevoli, per l’acquisto dei quali più frequentemente si ricorre ad un finanziamento, hanno registrato una netta contrazione, mostrando una flessione in linea con quella rilevata per i flussi di credito al consumo. Il comparto dei prestiti finalizzati all’acquisto di autoveicoli e motocicli erogati ai privati presso i concessionari ha chiuso il 2011 con un calo del valore finanziato pari a -9,9% che si è acuito assestandosi a -19,8% nel primo trimestre 2012, scontando il crollo delle immatricolazioni verso soggetti privati. L’evoluzione delle erogazioni di finanziamenti finalizzati all’acquisto di altri beni/servizi (appartenenti a settori quali arredo, elettronica ed elettrodomestici, ed altri beni e servizi finanziabili) risulta negativa nel 2011 (-5,8%) e nel I trimestre 2012 (-11%), dopo il risultato positivo del 2010 (+4,7%).I prestiti personali, che hanno chiuso il 2011 con una crescita delle erogazioni (+4,3% rispetto al 2010), sebbene mostrino una decisa contrazione dei flussi (-12,3%) nel primo trimestre 2012, si confermano come prodotto “core” per gli operatori. Il loro collocamento, nell’ottica di contenimento del rischio, avviene sempre più attraverso il “canale bancario” e tramite gli sportelli degli operatori specializzati, mentre si riduce il ruolo di agenti e brokers. Il maggior utilizzo del canale bancario si riscontra anche per l’erogazione dei finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio/pensione (CQS/CQP): in tale comparto si è assistito infatti ad una forte diminuzione dell’attività di concessione di plafond ad operatori mandatari e di acquisto di crediti da terzi, a seguito della profonda riorganizzazione del business in atto a partire dal 2009 ed alla conseguente scelta di collocare il prodotto principalmente attraverso i canali diretti. Gli strascichi di tale processo si sono riflessi ancora nell’evoluzione delle erogazioni: nel 2011 la CQS hanno registrato un marcato calo (-9%) ed ha proseguito nel trend negativo anche nel primo trimestre del 2012 (-11,9%).Infine, il comparto delle carte rateali/opzione, dopo la sostanziale stabilità del 2011 (+0,5% rispetto al 2010), fa registrare, nel corso del primo trimestre 2012, una leggera crescita dei flussi di credito veicolati (+1,7%). Tale evoluzione è attribuibile alla dinamica delle carte opzione, spesso caratterizzate da un utilizzo prevalentemente a saldo, che si mantengono su un percorso di crescita, mentre i volumi movimentati con le carte rateali risultano in contrazione. La maggior tenuta del comparto carte è legata anche al fatto che le transazioni avvengono per finanziare acquisti di beni e servizi di consumo di valore contenuto, garantendo piani di rimborso meno impegnativi per le famiglie. Tale fenomeno è inoltre da associarsi al sempre maggior utilizzo di strumenti alternativi al contante per effettuare i pagamenti.L’andamento dei mutui immobiliariA partire dalla seconda metà del 2011 il mercato dei mutui alle famiglie ha evidenziato un progressivo rallentamento, riflettendo il peggioramento sia del clima di fiducia sia delle prospettive sul mercato degli immobili residenziali; a scoraggiare la richiesta di finanziamenti per la casa potrebbe aver concorso anche l’aumento dei tassi di interesse applicati ai nuovi contratti. L’irrigidimento dei criteri di concessione è legato soprattutto alle tensioni sul funding che hanno riflesso l’acuirsi della crisi del debito sovrano. In questo scenario, i flussi di nuove erogazioni finalizzate all’acquisto di abitazioni nel 2011 hanno evidenziato una contrazione pari al -9,1% rispetto all’anno precedente, che è aumentato fino al -47% nei primi tre mesi del 2012. Sono soprattutto gli altri mutui (mutui per ristrutturazione, liquidità, consolidamento del debito, surroga e sostituzione) a subire una flessione netta: dopo il -24,9% del 2011, nei primi tre mesi del 2012 fanno registrare una contrazione delle erogazioni pari a -80% rispetto allo stesso periodo del 2011. Tale risultato è dovuto principalmente al crollo delle surroghe, operazioni naturalmente poco attraenti e dunque non richieste in fase di tassi in crescita. Il permanere di un atteggiamento di massima cautela nelle politiche di offerta e nei comportamenti delle famiglie è testimoniato anche dalla bassa quota di mutui con Loan to Value ratio oltre l’80% dell’immobile finanziato, che nel 2011 ha riguardato appena il 5% circa dei flussi totali dopo l’11% raggiunto nel periodo antecedente la crisi e dall’aumento della quota di nuovi mutui con durata superiore a 26 anni (pari al 42% del totale).Inoltre, il clima di incertezza ha spinto le famiglie a scegliere soluzioni e formule che le tutelino contro eventuali futuri innalzamenti dei tassi: stanno infatti aumentando le quote dei mutui a tasso misto e a tasso fisso (entrambe al 27% nei primi tre mesi del 2012). Tuttavia, circa il 50% delle erogazioni complessive nel 2011 e il 46% nel primo trimestre 2012 risulta essere ancora stipulato a tasso variabile, favorito dai tassi di mercato di riferimento che si sono mantenuti su livelli contenuti. L’analisi della rischiositàNel periodo di rilevazione il rischio di credito è risultato pressoché stabile: il tasso di default del mercato del credito alle famiglie (ovvero l’indice di rischio di credito di tipo dinamico che misura le nuove sofferenze e i ritardi di 6 o più rate nell’ultimo anno di rilevazione), considerato nel suo complesso (mutui immobiliari e credito al consumo) segue un trend di contrazione nel 2011 e si stabilizza al 2,1% a fine marzo 2012. Infatti, la maggiore selettività della domanda e dell’offerta, insieme alla proroga della moratoria fino a luglio 2012, hanno contribuito a contenere il flusso delle nuove sofferenze del credito al dettaglio. Per quanto riguarda il comparto del credito al consumo, il tasso di default si è stabilizzato intorno al 2,2%. L’analisi di lungo periodo mostra comunque un livello di rischiosità ancora superiore rispetto a quanto registrato all’inizio del 2007, prima della lunga crisi economico-finanziaria, quando il tasso di default del credito al consumo si attestava all’1,8%, per poi salire al 2,1% già a fine 2007.Anche gli indicatori di rischio nel segmento dei mutui immobiliari mostrano un trend di stabilità alla fine del 2011, confermato anche nel primo trimestre del 2012 e prevalentemente legato alla proroga della moratoria, il cui obiettivo è quello di garantire ulteriore appoggio alle famiglie in difficoltà. Nello specifico, il tasso di default a settembre 2011 si è attestato all’1,6%, livello che rimane invariato per i trimestri successivi (sempre 1,6% a marzo 2012). In un’analisi di lungo periodo, anche in questo caso si segnala il permanere di un gap con il punto minimo della serie identificato agli inizi del 2007 che mostrava un tasso di default pari all’1%, già salito all’1,2% alla fine di quell’anno, con il progressivo manifestarsi della crisi economico-finanziaria. Al contenimento della rischiosità nel comparto dei mutui ha contribuito anche l’elevata quota di mutui in essere a tasso variabile, che rappresentano circa il 70% del totale, indicizzati all’Euribor, che si è mantenuto su livelli molto bassi.Le prospettiveNegli ultimi anni il difficile scenario macroeconomico e finanziario ha determinato una sostanziale diminuzione del reddito disponibile in termini reali e una erosione della propensione al risparmio delle famiglie. Nei prossimi anni l’evoluzione del credito sarà pertanto condizionata da un lato dalla debolezza delle condizioni finanziarie delle famiglie – che penalizzate dagli effetti della manovra di correzione dei conti pubblici e di fronte a prospettive ancora incerte, potrebbero rimandare ulteriormente i progetti di investimento e contrarre le spese dei consumi finanziabili – dall’altro dalle criticità sul fronte del funding, in un contesto in cui si è resa esplicita nel medio periodo la “dipendenza” dal finanziamento dalla Banca Centrale Europea. La lunga fase di incertezza sui tempi di rientro della crisi del debito sovrano incorporata nello scenario, infatti, alimenterà le difficoltà di finanziamento degli operatori sui mercati interbancari e all’ingrosso e contribuirà a mantenere i costi di raccolta più elevati per gli operatori italiani anche sul mercato retail. A fronte di prospettive di ripresa economica modeste, lo scenario delineato nei prossimi anni si caratterizza, quindi, per una domanda di credito ancora molto debole e per politiche di offerta particolarmente selettive, orientate al mantenimento della qualità del credito e alla necessità di conseguire il rafforzamento patrimoniale. Diventa, di conseguenza, fondamentale per gli operatori la “conoscenza” del cliente, che potrebbe migliorare la gestione della rischiosità in fase di erogazione e aumentare la capacità di cogliere e finanziare i nuovi bisogni delle famiglie. In questo contesto, si prevede che le consistenze di credito al consumo alle famiglie registreranno una riduzione significativa nel corso del 2012 (-2,7%), in leggera attenuazione nel 2013 (-1,4%). Solo nel 2014 con il lento riattivarsi della spesa delle famiglie le consistenze di credito al consumo dovrebbero ritornare a crescere pur se a ritmi modesti (+1,4%). Anche per quanto riguarda il mercato dei mutui, la crescita delle consistenze è attesa in progressivo rallentamento, arrestandosi alla fine del 2012 (+0,3%), riflettendo criteri di concessione del credito selettivi e la riduzione della domanda associata alla debolezza del mercato immobiliare. Nel biennio 2013-2014 i prestiti per acquisto di abitazioni dovrebbero riprendere un modesto trend di espansione dello stock (rispettivamente +1,3% nel 2013 e +1,5% nel 2014), in linea con una domanda ancora contenuta e una lenta ripresa del mercato immobiliare, confermando prospettive di evoluzione significativamente più contenute rispetto alla fase pre-crisi. A fronte del difficile contesto macroeconomico nazionale e, soprattutto dei riflessi che questo avrà sui bilanci delle famiglie, la rischiosità del credito al dettaglio nel prossimo triennio è prevista in crescita.

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