Cresce l’export dei distretti dell’Emilia-Romagna. Penalizzata l’area terremotata OSSERVATORIO INTESA SANPAOLO


BOLOGNA 10 OTTOBRE Nel secondo trimestre 2012 in Emilia-Romagna ben 15 distretti su 19 hanno evidenziato una crescita delle esportazioni. Ma ci sono distretti che soffrono e sono quelli dell’area più colpita dal sisma di maggio. Lo rileva l’aggiornamento trimestrale del monitor dei distretti industriali della regione, elaborato dal Servizio Studi di Intesa Sanpaolo e aggiornato al 30 giugno.L’export dei distretti tradizionali ha infatti chiuso in territorio positivo (+6,1%), trainato dal settore della meccanica (+12,2%). In crescita anche l’alimentare (+3,2%) e il sistema casa (+2,6%), mentre ha chiuso in calo il sistema moda (-1,2%). Le esportazioni della regione hanno evidenziato nel complesso un andamento migliore rispetto alla media nazionale (+1%), nonostante il dramma del sisma di fine maggio.Il buon risultato va letto tenendo conto che l’analisi è fatta osservando le performance di distretti che per la maggior parte sono localizzati nelle aree meno colpite dal sisma. Tra i distretti tradizionali più colpiti troviamo la maglieria e abbigliamento di Carpi (-9,7%) e le macchine agricole di Modena e Reggio Emilia (-14,4%). In negativo anche i salumi di Reggio Emilia (-11,2%) e le calzature di Fusignano-Bagnacavallo (-47%). Negativo l’export complessivo dei due poli tecnologici per il crollo delle esportazioni del polo biomedicale di Mirandola (Modena), drammaticamente colpito da terremoto: l’export si è attestato su 55 milioni circa, in calo del 39,2% rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente. Positivo invece il polo ICT di Bologna e Modena (+7,8%).Si osservano invece tassi di crescita a due cifre per i ciclomotori di Bologna (+34,2%), la food machinery di Parma (+24,8%), le calzature di San Mauro Pascoli (+16,9%), le macchine per l’imballaggio di Bologna (+15%) e le macchine utensili di Piacenza (+14,5%). Cresce, anche se a un ritmo più contenuto, l’export delle piastrelle di Sassuolo (+2,4%), primo distretto della regione per volumi esportati. Nell’alimentare, bene i distretti del lattiero-caseario Parmense (+8,3%), dell’ortofrutta romagnola (+8,2%), dei salumi di Parma (+3,7%) e del modenese (+3,7%), dell’alimentare di Parma (+2,3%) e del lattiero-caseario di Reggio Emilia (+1,1%). In crescita infine anche l’export dei mobili imbottiti di Forlì (+5,9%), dell’abbigliamento di Rimini (+4,2%) e delle macchine per il legno di Rimini (+1,5%). Nel complesso dunque, anche se resta elevata la dispersione dei risultati e nonostante i danni provocati dal sisma e il rallentamento della domanda mondiale, il sistema produttivo regionale sta evidenziando una buona tenuta sul fronte del commercio estero, confermando l’elevata competitività e internazionalizzazione delle imprese regionali.Dall’analisi per sbocco commerciale emerge la migliore performance osservata sui nuovi mercati (+8,2%), rispetto a quelli tradizionali (+5%). A trainare l’export sui primi (che assorbono il 35% delle esportazioni) è soprattutto il mercato russo (+15,2%), sostenuto dalle vendite dell’abbigliamento di Rimini e della food machinery di Parma. Tra i mercati tradizionali spiccano i buoni risultati osservati in Germania (+9,5%) e Stati Uniti (+24%), mentre cala l’export verso la Francia, primo sbocco commerciale della regione scontando le contrazioni registrate dai distretti della maglieria di Carpi e delle piastrelle di Sassuolo.Nei primi 8 mesi del 2012 osserviamo un ridimensionamento delle ore di cassa integrazione guadagni autorizzate nei distretti tradizionali dell’Emilia Romagna (-15,7%), in linea con la dinamica nazionale. Questo risultato è la sintesi di due tendenze contrapposte: il calo della componente straordinaria (-7,8%) e in deroga (-40,4%) e l’incremento di quella ordinaria (+58,4%). Nonostante il ridimensionamento delle ore autorizzate i livelli sono storicamente elevati a testimonianza di una situazione ancora critica sul fronte occupazionale. In crescita invece le ore di cassa integrazione guadagni dei poli tecnologici della regione che scontano l’emergenza del polo biomedicale di Mirandola.

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