CONFCOOPERATIVE EMILIA ROMAGNA A MANCHESTER, “CULLA” MONDIALE DELLA COOPERAZIONE


bologna 1 agosto Nel nostro pianeta “governato” dalla globalizzazione dei mercati e da una crescente competizione internazionale esiste un luogo dove i valori etici sembrano ancora prevalere sugli interessi economici: non stiamo parlando di una immaginaria e obsoleta “isola che non c’è”, ma della concreta e modernissima Gran Bretagna. Un paese dove la cooperazione ha mosso i primi passi più di 150 anni fa e ancora oggi prosegue con decisione il suo cammino di crescita. Per approfondire la conoscenza della storia e dello sviluppo del movimento cooperativo inglese, senza dubbio uno dei più importanti del mondo, nell’anno internazionale delle cooperative Confcooperative Emilia Romagna ha organizzato una visita di studio a Manchester. Un’esperienza decisamente interessante come dichiara il direttore dell’organizzazione, Marco Venturelli, che sottolinea la grande attenzione dedicata oltremanica ai valori etici e il considerevole impegno profuso nella promozione dei principi cooperativi applicati nella società inglese, attualmente in difficoltà. I principi della mutualità vengono tradotti efficacemente nella gestione delle scuole e nell’organizzazione di servizi collettivi, che trovano ‘terreno fertile’ nel forte senso di comunità che caratterizza buona parte della Gran Bretagna.“Oggi – ricorda Venturelli – le cooperative inglesi, peraltro non ancora regolamentate da una apposita legislazione, si sviluppano principalmente su linee di difesa e di autoproduzione di servizi per i cittadini. In un momento di grave crisi economica come l’attuale, infatti, l’amministrazione pubblica non è in grado di mantenere il livello di welfare e così i cittadini si organizzano in cooperativa per salvaguardare i servizi e migliorarli”. “Da questa esperienza – conclude il direttore di Confcooperative Emilia Romagna – si possono trarre interessanti spunti anche per le iniziative da realizzare nel nostro territorio”.La prima tappa dell’interessante viaggio in terra inglese, al quale hanno partecipato 25 dirigenti dell’organizzazione emiliano-romagnola, è stata Rochdale, la cittadina che nel 1844 ha visto nascere la società dei Prodi Pionieri, la prima esperienza cooperativa di oltremanica con 28 lavoratori che hanno scelto di “adottare provvedimenti per assicurare il benessere materiale e migliorare le condizioni familiari e sociali dei soci…”. Dopo il Museo dei Probi Pionieri di Rochdale (creato per preservare il sito originale di questa prima esperienza e diffondere la conoscenza degli ideali del movimento cooperativo), i cooperatori emiliano-romagnoli hanno incontrato i vertici del Cooperative College (www.uk.coop/), la realtà no profit impegnata dal 1919 nella promozione dei valori cooperativi nel Regno Unito e fuori dai confini nazionali. Particolarmente significativo l’impegno dell’associazione inglese nella fornitura di programmi di formazione e consulenza organizzativa in tutto il mondo per favorire la nascita di nuove imprese cooperative, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.La seconda giornata di studio si è aperta con la relazione di John Atherton, dirigente di Cooperatives UK, che ha illustrato le linee fondamentali dell’associazione di tutela, promozione e rappresentanza delle imprese cooperative del Regno Unito. Le 650 cooperative aderenti operano in numerosi settori dell’economia inglese, in particolare nel consumo, anche se si stanno sviluppando interessanti esperienze associative in campo agricolo, previdenziale, sanitario, bancario e abitativo. In totale, nel paese di oltremanica l’economia cooperativa vale 33,2 miliardi di sterline e rappresenta 12,8 milioni di soci.Dopo l’approfondimento degli aspetti economici ed organizzativi, i dirigenti di Confcooperative Emilia Romagna hanno potuto incontrare alcune esperienze imprenditoriali del territorio di Manchester, come il Forum di Rochdale sulle cooperative e imprese sociali: un network di imprese in forma consortile con il compito di fornire vari servizi all’esterno, dal catering all’artigianato. Poi è stata la volta di Home for Change: una cooperativa di abitazione che rappresenta una delle più importanti esperienze di iniziative gestite dalla comunità locale in tutto il Regno Unito. Ultima tappa l’Oldham Council, dove sta prendendo vita un esperimento per trasformare la gestione comunale della città in una cooperativa partecipata anche dai cittadini. L’obiettivo è realizzare un distretto in grado di coinvolgere attivamente la cittadinanza nella gestione del territorio per migliorare il livello dei servizi e massimizzare l’efficacia delle risorse: un tema di estrema attualità anche in Italia

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