Imprese: Crif, a fine 2011 Poe investitori saliranno al 25,6%


BOLOGNA 1 AGOSTO Se il 2010 si era chiuso con una ulteriore diminuzione dei Piccoli Operatori Economici (ovvero le imprese italiane con meno di 10 dipendenti e/o un fatturato inferiore a 2,5 mln euro) che avevano effettuato investimenti, facendo registrare la percentuale piu’ bassa degli ultimi quattro anni (i Poe investitori erano stati rispettivamente il 35,4% nel 2007, il 28,7% nel 2008 e il 26,6% nel 2009 e, appunto, il 24,5% nel 2010), il 2011 sembra orientato ad una inversione di tendenza. Secondo le rilevazioni contenute nell’ultima edizione dell’Osservatorio sulla Finanza per i Piccoli Operatori Economici, realizzato da Crif Decision Solutions e Nomisma, per il 2011 i Poe investitori dovrebbero passare, infatti, al 25,6%.Secondo lo studio il 2010 ha evidenziato una ripresa particolarmente sostenuta degli impieghi erogati soprattutto alle imprese individuali (+8,37% rispetto all’anno precedente) mentre e’ stata meno marcata la ripresa per le societa’ non finanziarie (+1,65%). Anche per quanto riguarda la durata degli impieghi, quelli inferiori all’anno hanno registrato una performance positiva (da -8,49% del dicembre 2009 a +0,48% del dicembre 2010) mentre quelli con durate comprese tra 1 e 5 anni sono passati, nello stesso arco temporale, da -6,77% a -4,85%. Gli impieghi con durata superiore ai 5 anni hanno mantenuto e addirittura incrementato il loro trend positivo attestandosi, a dicembre del 2010, a oltre il +6,6% di crescita annua. Per quanto riguarda il 2011, le indicazioni provenienti dall’analisi dei dati registrati nel Sistema di Informazioni Creditizie Eurisc relativamente ai primi mesi dell’anno mostrano un incremento degli affidamenti richiesti di oltre il 7% rispetto al 2010, in linea con gli andamenti evidenziati dalle fonti istituzionali.Per quanto riguarda la qualita’ del credito erogato, a fine 2010 hanno trovato conferma i segnali di miglioramento gia’ evidenziati a meta’ dello scorso anno. I tassi di insolvenza leggera (1 o 2 rate insolute) e grave (da 3 a 5 rate insolute) mostrano, dopo tre trimestri di sostanziale stabilita’, una flessione negli ultimi tre mesi del 2010, registrando rispettivamente valori pari al 4,62 % e al 1,97%. Il tasso di sofferenza (almeno 6 rate scadute e non pagate) registrato a fine 2010 e’ invece stato del 9,23%, in crescita di 1,6 punti percentuali rispetto al periodo precedente ma che, in previsione, dovrebbe tornare verso i livelli sperimentati nella fase pre-crisi, registrando una progressiva battuta d’arresto. I tassi di decadimento, che misurano l’incidenza delle nuove posizioni in sofferenza creditizia, nell’arco del 2010 si sono prima stabilizzati e ora risultano in netta flessione: nello specifico, il tasso di decadimento a 180 giorni e’ sceso dal 4,21% di fine 2009 al 3,87% di fine 2010, mentre il tasso di decadimento a 90 giorni e’ sceso al 5,72% (-1,08 punti percentuali rispetto a fine 2009). Gli ultimi dati disponibili, rilevati al 31 marzo 2011, consolidano questa linea di tendenza evidenziando un tasso di decadimento a 180 giorni che scende ulteriormente al 3,70% mentre quello a 90 giorni si assesta al 5,44%.Dall’analisi territoriale presentata nell’Osservatorio Crif Decision Solutions-Nomisma risulta che dal 2007 le microimprese che hanno effettuato investimenti sono calate sensibilmente soprattutto nell’area del Nord Est (-14 punti percentuali nell’ultimo quadriennio). Se nel 2010, il Nord Ovest era stata l’area territoriale con la piu’ alta percentuale di Poe che avevano effettuato investimenti (26,7% del totale), seguita da Nord Est (26,6%), Centro (25,7%) e Sud (22%), nel 2011 i Poe valdostani, piemontesi, liguri e lombardi ridurranno drasticamente i loro investimenti, al contrario delle microimprese delle altre regioni italiane. Sul fronte della qualita’ del credito, il Sud si conferma come l’area con le peggiori performance del tasso di sofferenza (pari a 10,26% a dicembre 2010). I tassi di insolvenza grave mostrano, rispetto a dicembre 2009, le contrazioni piu’ rilevanti nel Nord Est (1,8% contro 2,09%), Nord Ovest (1,85% contro 2,11%) e Centro (2,02% contro 2,31%). A fine 2010, l’analisi territoriale della nuova rischiosita’ (tasso di decadimento) conferma la tendenza a una contrazione dei livelli dei tassi di decadimento in tutte le macroaree, che e’ risultata particolarmente rilevante nel Nord del Paese (3,6% il tasso di decadimento a 180 giorni). In particolare, il Sud del Paese continua registrare le performance peggiori (4,31% il tasso di decadimento a 180 giorni). Alla fine del primo trimestre 2011, l’analisi della rischiosita’ creditizia a livello territoriale conferma la tendenza ad una ulteriore contrazione della rischiosita’ per tutte le aree del Paese con la sola eccezione del Sud, che rimane fermo ai valori dei tassi di decadimento a 90 e 180 giorni del periodo precedente.Per la fine del 2011 si prevede un aumento della percentuale di Poe che effettueranno investimenti in quasi tutti i settori tranne in quello manifatturiero, dove la quota di investitori dovrebbe scendere drasticamente, a conferma della complessa e difficile fase che le micro imprese del settore stanno attraversando. Per quanto riguarda la rischiosita’ creditizia, il tasso di sofferenza nei diversi settori indagati hanno mostrato un trend crescente per tutto l’arco del 2010 soprattutto nei comparti dell’Edilizia e Opere Pubbliche e dei Servizi e Trasporti, attestando a dicembre dello scorso anno rispettivamente all’11,56% e all’11,36%. Piu’ contenuti, invece, i tassi di sofferenza del comparto Manifatturiero (9,9%) e del Commercio (10,6%). Infine, il macro settore dell’Agricoltura conferma il livello di bassa rischiosita’ storicamente osservato registrando, a fine 2010, un tasso di sofferenza del 3,8%.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet