L’Onorevole Paolo De Castro all’inaugurazione di PastaTrend 2011


bologna 1 aprile «Non c’è un altro prodotto che unisca gli italiani come la pasta». Per Paolo De Castro, presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo non ci sono dubbi. La pasta, per l’Italia, è molto più di un prodotto, molto più di un marchio, molto più del risultato di una filiera complessa. La pasta è un simbolo, che rappresenta allo stesso tempo la cultura, la capacità industriale e l’abilità artigianale del nostro paese. La pasta è la rappresentazione fisica di quello che siamo capaci di fare.«Infatti l’Italia è leader indiscussa non solo nel mercato, ma anche nella cultura della pasta. Non esiste nessun altro prodotto in cui ci sia un rapporto così forte con l’immagine stessa del nostro paese. Quando aumentano i consumi di pasta nel mondo, aumentano automaticamente le esportazioni italiane nel settore». La dimostrazione è data dalla fortissima connotazione di italianità che la pasta si porta dietro. «Sì – spiega De Castro – siamo riusciti a mantenere il carattere italiano del prodotto. Perché qui c’è il know how, cioè sappiamo come fare la pasta. E c’è anche moltissima innovazione. Non bisogna pensare al piatto di pasta come a qualcosa di immodificabile e scolpito nella roccia. La pasta è innovazione, e una manifestazione come PastaTrend farà da vetrina anche all’innovazione».Per esempio?«Tanti non lo sanno ma ci sono distretti che producono pasta ad altissimo livello. La pasta Cavaliere non produce grandi quantità, e in Italia non è un marchio tanto noto. Eppure viene commercializzata in quasi tutti gli Stati Uniti».A volte il successo produce nuovi problemi.«Certo. Se la produzione di pasta continua a crescere, quella di grano duro non riesce a stare al passo. In Italia adesso produciamo il cinquanta per cento del grano duro che ci serve. Il resto dobbiamo importarlo dall’estero. Questo rapporto strettissimo tra pasta e grano duro è una delle caratteristiche italiane. La pasta fatta col grano tenero che esiste e viene commercializzata è una porcheria». E’ possibile aumentare la produzione di grano duro?«Paradossalmente, il successo della pasta, da questo punto di vista, è un ostacolo. C’è il rischio che in futuro non si trovi tanto grano duro in giro per il mondo. Migliorare il rapporto di filiera è uno degli imperativi del settore».In cosa consiste esattamente?«La Barilla, per esempio, ha firmato un contratto con le associazioni di coltivatori di grano duro. E’ un buon modello da sviluppare. Perché oggi l’industria ha interesse a stimolare la filiera agricola, in modo che aumenti la sua capacità produttiva e qualitativa. E’ una sinergia importante, in cui il settore industriale e quello agricolo collaborano a ottenere miglioramenti nel prodotto che si riflettono sugli andamenti economici».In cosa può migliorare la qualità della pasta?«Gli elementi essenziali da considerare sono tre: colore, contenuto di proteine e contenuto di glutine. E per riuscire a ottenerli, bisogna partire dalle sementi, passare dalle coltivazioni, dai processi industriali e finire con la commercializzazione».

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet