regione e-r: un nuovo Patto regionale per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva


BOLOGNA 1 DICEMBRE Lavoro, imprese, credito, relazioni industriali, legalità ma soprattutto occupazione delle nuove generazioni. È questo il cuore del Patto regionale per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva siglato, oggi in viale Aldo Moro, tra la Regione l’Upi, l’Anci, l’Uncem e la Lega Autonomie, l’Unioncamere, le associazioni imprenditoriali, le organizzazioni sindacali regionali, l’Abi e i rappresentanti del terzo settore.
«Sono molto soddisfatto – ha dichiarato il presidente della Regione Vasco Errani – per l’esito di questo lavoro e non solo per l’importantissimo clima di condivisione che ha accompagnato il percorso di costruzione dell’accordo. Sono soprattutto soddisfatto perché in questo Patto si definiscono i criteri base necessari per affrontare la crisi: lavoro e impresa, qualità sociale e sostenibilità dello sviluppo».
Per il presidente Errani «in questa sintesi si manifesta la forte responsabilità per promuovere tante politiche ma un unico progetto che individui un interesse di comunità. Inoltre questo lavoro di grande significato può rappresentare anche un’utile indicazione di metodo per il Paese, in un momento così difficile per tutti noi».
Il nuovo accordo, nei fatti, supera il ‘Patto per attraversare la crisi’. Attraverso la partecipazione di tutto il sistema economico, sociale e delle autonomie dell’Emilia-Romagna sono state definite le scelte strategiche generali: ciascun soggetto nel proprio ambito d’azione o di rappresentanza dovrà sostenerle ora non solo per proseguire il cammino per andare oltre la crisi, ma per cambiare passo e supportare una nuova stagione di crescita e sviluppo della società emiliano romagnola. Molti degli obiettivi rappresentati nel nuovo ‘Patto’ trovano una immediata applicazione nelle politiche già avviate dalla Regione: sul fronte delle risorse la copertura di diversi interventi è prevista nel bilancio di previsione 2012 della Regione che sarà approvato entro fine anno.
«Abbiamo sostenuto il sistema regionale contro la crisi – ha ribadito l’assessore alle Attività produttive, Gian Carlo Muzzarelli -, salvando molte migliaia di posti di lavoro, ora abbiamo deciso di accelerare, promuovendo concrete azioni di sistema che sono il naturale proseguimento degli impegni presi negli anni trascorsi: ripartiamo dunque da noi stessi, dalle nostre forti potenzialità».
Gli assi fondamentali su cui si vuole orientare lo sviluppo sono fondati sul sapere, sulla green economy e sul made in Italy. Centrale sarà, infatti, il sostegno dell’export, le riforme strutturali delle istituzioni e della pubblica amministrazione, del welfare e del mercato del lavoro ma anche una forte spinta alla ricerca e alla innovazione.
La gestione del Patto dal punto di vista pratico sarà affidata anche a momenti tecnici di confronto tra le parti che dovranno verificarne, anche con tavoli di monitoraggio, la corretta applicazione.
Le basi del nuovo patto
LEGALITÀ 
L’obiettivo è difendere e promuovere la legalità e sostenere l’economia sana. L’azione congiunta di istituzioni e società civile dovrà far emergere e debellare le infiltrazioni della criminalità organizzata, l’usura, il caporalato, l’evasione fiscale e contributiva e ogni altra manifestazione delle attività economiche illegali. La partecipazione degli enti locali al recupero dell’evasione potrà dare un contributo rilevante alla lotta al sommerso e alla giustizia fiscale. Le maggiori entrate saranno destinate agli investimenti per la crescita e l’occupazione e alla riduzione della pressione fiscale sul lavoro e le imprese. 
Con le leggi 11/2010 e 3/2011 la Regione si è dotata di ulteriori strumenti di contrasto alle infiltrazioni mafiose e criminali e di controllo della legalità e sicurezza sui cantieri edili. Nell’ambito delle competenze regionali, una nuova legge sarà introdotta per intervenire nei settori della logistica, dei trasporti, dei servizi e della distribuzione. 
In materia di appalti pubblici la Regione e le Autonomie Locali sono impegnate ad adottare le regole più stringenti consentite dalla normativa nazionale e comunitaria per impedire la concorrenza sleale e favorire la selezione delle imprese socialmente responsabili. In particolare le istituzioni regionali intendono verificare con il massimo rigore, negli appalti e sub-appalti, in attuazione delle norme del decreto sviluppo (DL 70/2011), il rispetto del costo del lavoro stabilito dai contratti collettivi nazionali.
RELAZIONI INDUSTRIALI 
La contrattazione è fondamentale per esaltare la centralità del valore del lavoro deve raggiungere risultati funzionali all’attività delle imprese e alla crescita di una occupazione stabile e tutelata e deve essere orientata ad una politica di sviluppo adeguata alle differenti necessità produttive, da conciliare con il rispetto dei diritti e delle esigenze delle persone. 
Fermo restando il ruolo del contratto collettivo nazionale di lavoro, lo sviluppo e la diffusione della contrattazione collettiva di secondo livello è essenziale per collegare gli aumenti retributivi alla redistribuzione del reddito, al raggiungimento di obiettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza, efficacia ed altri elementi rilevanti ai fini del miglioramento della competitività e dell’andamento economico delle imprese. La Regione ritiene che tali principi siano bene interpretati, nella sua interezza, nell’accordo interconfederale del 28 giugno 2011, siglato il 21 settembre. Corrette ed avanzate relazioni sindacali sono parte integrante delle politiche di responsabilità sociale dell’impresa.
GIOVANI E LAVORO
Obiettivo urgente è quello riscrivere il patto intergenerazionale. Altrettanti importanti sono le riforme del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali.
L’investimento principale riguarda l’Università, la Scuola e la Formazione, innalzando le conoscenze e le competenze. E’ indispensabile raggiungere i traguardi europei in termini di giovani laureati e riduzione degli abbandoni scolastici; sostenere la cultura tecnica e i percorsi professionalizzanti, integrare formazione e lavoro e ridurre i tempi di transizione al lavoro. 
La Regione attiva per l’anno 2012 una misura di agevolazione finanziaria alle imprese che assumeranno con contratto a tempo indeterminato i giovani, compresi gli apprendisti, nel limite dei fondi previsti per il lavoro giovanile. Tutte le forme di incentivo terranno conto della differenza di genere per sostenere l’occupazione femminile. Nei bandi regionali per i contributi alle imprese sarà previsto un premio per le nuove assunzioni, la trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato e l’assunzione di lavoratori che abbiano esaurito il periodo coperto dalla indennità di mobilità. Nel quadro della applicazione delle norme sul federalismo fiscale che entreranno in vigore nel 2013 la Regione si impegna ad esaminare la possibilità di ricorrere alla deduzione integrale a tempo dalla base imponibile Irap del costo del dipendente stabilizzato. 
Per il contratto di apprendistato sono previste risorse regionali a sostegno della dimensione formativa e un impegno congiunto per la sua diffusione ed il suo concreto utilizzo da parte delle imprese.
Per i giovani fra i 30 e 34 anni (per i quali non è possibile l’accesso al contratto di apprendistato) la Regione prevede una misura formativa mirata per inserimento lavorativo accompagnata da un incentivo all’assunzione con contratto a tempo indeterminato. 
La priorità assegnata alla occupazione giovanile non esclude attenzione a tutti i lavoratori disoccupati, in mobilità e coinvolti in situazioni di crisi: in questa direzione sono perciò orientati gli strumenti formativi e i criteri premianti dei bandi e la formazione delle persone in mobilità sarà finanziata con i fondi nazionali che lo Stato ha assegnato alla Regione con l’accordo Stato-Regioni del 12/02/2009. 
Nel settore agricolo si conferma la priorità ai giovani nell’accesso ai fondi del programma di sviluppo rurale che ha fin qui consentito di destinare agli under 40 il 19% delle risorse disponibili. 
DONNE E MERCATO DEL LAVORO 
L’aumento della presenza femminile sul mercato del lavoro è un indicatore di crescita economica e di crescita sociale e culturale. Oltre alla precarietà, è necessario rimuovere le discriminazioni di genere negli accessi e nelle carriere e promuovere una organizzazione del welfare e della società che non solo non scarichi sulla donna il peso del lavoro di cura ma ne valorizzi l’apporto favorendo la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Come per i giovani, la politica per l’occupazione femminile integrerà le azioni di formazione con quelle di inserimento nel mercato del lavoro e sarà sostenuto con interventi finanziari e formativi l’avvio di attività autonome e di nuove imprese.

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