“Bisognava sporcarsi le mani”


Caro Direttore,mi ha fatto molto piacere leggere la sua lettera "A proposito del Matilde di Canossa".Sono la mamma di una della studentesse che ha deciso di partecipare all’occupazione e come lei sono stupita, amareggiata e delusa dall’atteggiamento tenuto dal preside in tutta questa vicenda. Nei giorni precedenti l’occupazione, in casa con mia figlia si è parlato molto di quanto stava accadendo e le sue motivazioni erano a mio parere chiare e convincenti.All’occupazione questi ragazzi sono arrivati dopo ripetuti ma inutili tentativi di dialogo con il preside, e sono d’accordo con lei che le motivazioni sono state espresse in modo poco chiaro e confuso sul volantino. Ma è altrettanto vero che questi ragazzi (a differenza di altri…) s’impegnano quotidianamente nel cercare di portare avanti un diritto che li riguarda molto da vicino: il diritto di esprimere democraticamente la loro opinione su una riforma che ben presto trasformerà la scuola in un’azienda e toglierà loro, e non solo a loro, molte risorse economiche e molti diritti acquisiti in anni di lotte studentesche.Stupisce inoltre che in un liceo SOCIO-PSICO-PEDAGOGICO l’unica soluzione che si è trovata al malessere manifestato da un gruppo coraggioso di studenti, sia stato far intervenire polizia, Digos e adottare provvedimenti punitivi.Sarebbe bastato, credo, che il Preside entrasse e si sporcasse le mani, parlando e cercando una mediazione con i suoi studenti. Usando insomma un pò di psicologia, mettendo in pratica ciò che viene insegnato sui libri della sua scuola e dai suoi insegnanti. Pare evidente invece che sia stato molto più facile delegare tale compito agli organi di pubblica sicurezza e far passare tutto come la presa di posizione di pochi e strumentalizzati studenti, guidati dalle forze oscure di un centro sociale.Purtroppo per lui il centro sociale centra ben poco in questa storia. Questi ragazzi hanno maturato una consapevolezza ed una capacità critica grazie alla volontà di capire e di conoscere, grazie alla voglia di leggere ed informarsi. Hanno qualcosa da dire e questo non è un reato o una ragazzata, è un diritto!Certo è molto più semplice stare fuori. Criticare, giudicare, tacere, non dare fastidio: questo hanno fatto gli altri bravi studenti della scuola. Peccato che alcuni (per non dire molti di loro) avessero detto si all’occupazione esattamente qualche giorno prima, o ancor peggio che non avessero la minima idea del perchè ciò stesse accadendo.Naturalmente però il coraggio di andare avanti quando si rischia di tasca propria lo hanno in pochi (si sa), soprattutto poi se il Sig. Preside minaccia tutti con sospensioni e il 5 in condotta. A volte per riuscire a guardare oltre l’orto di casa propria è necessario scavalcare un muro. E’ triste scoprire che dall’altra parte (del muro) gli adulti, quelli che dovrebbero dare gli esempi dall’alto delle loro lauree e cattedre, spesso non siano così capaci di educare, ascoltare e accompagnare chi nel mondo e nella vita sta entrando ora e avrebbe bisogno di poter pensare che lottare per qualcosa in cui si crede è una buona cosa e non una vergogna!La storia, ci insegna che i cambiamenti, le conquiste non si fanno stando seduti a guardare. Io ho incontrato i ragazzi che hanno fatto l’occupazione del Matilde di Canossa. Abbiamo parlato, discusso insieme anche ad altri genitori e sinceramente il Sig.Preside dovrebbe essere orgoglioso di loro.Grazie per il suo intervento.Cinzia Beneventi

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