Biomasse poco trasparenti. ‘Stop a nuove autorizzazioni’


BOLOGNA, 10 FEB. 2012 – Sulla carta le intenzioni erano buone: recuperare gli scarti delle produzioni animali e agroalimentari, trasformandoli in energia elettrica. Ma gli incentivi alla costruzione di impianti di biomassa e biogas hanno portato a un sistema distorto. La pensano così i consiglieri regionali Gian Guido Naldi e Gabriella Meo, del gruppo Sel-Verdi, che hanno proposto "alle altre forze politiche della maggioranza in Regione di lavorare assieme ad una risoluzione per una moratoria all’autorizzazione di nuove centrali a biogas e a biomasse". Ciò che è urgente è arrivare ad "avere chiara la situazione degli impianti già esistenti e del loro impatto sull’agricoltura e sullo stato delle emissioni di gas climalteranti in Emilia-Romagna. Occorre inoltre conoscere con certezza quanti sono i nuovi impianti di cui si chiede l’autorizzazione". Inoltre, va riaperto "il confronto con i comitati, i cittadini e le amministrazioni locali per giungere ad una nuova regolamentazione che riporti questo settore energetico al principio originario di prioritaria valorizzazione delle biomasse ‘non nobili’ e avvalendosi di impianti compatibili con l’ambiente".Infatti, evidenziano che "questi impianti rappresentano una soluzione positiva sul piano ambientale e sul piano economico quando recuperano i reflui degli allevamenti suini e bovini e gli scarti organici delle produzioni agroalimentari. A complemento non si possono escludere produzioni dedicate ma con equilibrio, secondo il criterio di rotazione delle colture, senza snaturare la vocazione delle imprese agricole emiliano-romagnole e senza sottrarre terreno alle coltivazioni e all’allevamento base del made in Italy agroalimentare".Invece, "la proliferazione di impianti indotta dagli attuali incentivi, che rendono estremamente più conveniente produrre kilowatt piuttosto che farina gialla o mangimi, sta provocando una degenerazione degli obiettivi di fondo con conseguenze gravi". E fanno un po’ di conti: "Una centrale a biogas da un megawatt, che non si avvalga di scarti, trasforma ogni anno migliaia di tonnellate di granoturco, sorgo o erba medica per la cui produzione sono necessari circa 250 ettari di terreno. Secondo le organizzazioni agricole, la conversione dei campi in enormi serbatoi per la produzione di biomasse sta facendo lievitare il prezzo degli affitti dei terreni da 500 euro per ettaro a oltre 1.000 euro". Sotto accusa poi le "richieste di autorizzazione che, suddividendo il progetto in diversi impianti più piccoli sotto al megawatt (0,99), vogliono aggirare furbescamente i criteri esistenti". Bisogna "evitare lo stravolgimento degli stessi obiettivi del piano agro energetico regionale".

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