Bio-on, l’eco plastica vola. Nuovo stabilimento


Dai microchip alla plastica verde, da fornitori di tecnologie e di licenze allo stabilimento produttivo che sarà inaugurato tra qualche mese a Castel San Pietro (Bologna) con un investimento di 20 milioni. La bolognese Bio-On, startup di tecnologie per la produzione di bioplastiche fondata nel 2007 da Marco Astorri e Guy Cicognani, già soci in un’azienda di microchip per molti mercati, e dal 2014 quotata a Piazza Affari, ora ha l’obiettivo di produrre bioplastiche per il mondo della cosmetica e creare degli standard di prodotto in quel settore. “Quel polo sarà poi utile per aprire altri mercati, perché nel frattempo abbiamo scoperto che il nostro è un prodotto piattaforma”, anticipa il presidente Marco Astorri al Resto del Carlino. Bio-On occupa 30 dipendenti e prevede di assumerne altrettanti nel 2018: può contare sui tre stabilimenti di Minerbio, Bentivoglio e quello in costruzione di Castel San Pietro e sulla sede di rappresentanza di Bologna. L’azienda investe il 10% in ricerca e ha chiuso il 2017 con un fatturato di 10,5 milioni: +42% sul 2016 e +76% sul 2015, interamente derivanti dall’estero. All’origine di tutto c’è una tecnologia innovativa per la produzione di Poliidrossialcanoati, utilizzando come materie prime vari scarti e sotto-prodotti delle produzioni agricole. L’azienda si occupa di licensing delle nuove tecnologie fermentative per la produzione di biopolimeri PHAs e dello sviluppo di applicazioni indirizzate a vari mercati: cosmetica, biomedicale, automotive, arredamento e design, abbigliamento, giocattoli, vernici e packaging. “Un nostro grosso cliente – racconta Astorri – un giorno ci raccontò il problema di vedere riaffiorare, a neve sciolta, milioni di skypass usati. Così abbiamo capito che la plastica domina le nostre vite da decenni”. La ricerca porta ai Pha, “i polimeri più verdi che esistano, perché hanno origine dagli scarti alimentari e vengono prodotti da un batterio non modificato geneticamente e non patogeno, senza uso di chimica. Diventano plastica e poi, finito il loro lavoro, tornano cibo per altri batteri non patogeni”. Un laboratorio alle Hawaii “aveva la risposta ma non trovava nessuno a cui venderla. Siamo diventati esclusivisti mondiali, l’abbiamo portata a Minerbio e siamo partiti”.

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