Bio c’è


L’esigenza, il desiderio e la volontà di coltivare in modo biologico sono relativamente recenti. In maggio ha compiuto, infatti, 20 anni il consorzio che certifica i prodotti biologici. “Il biologico” è stato costituto nel modenese per volontà di alcuni cooperatori. Tra i più convinti e motivati, Vincenzo Imbeni, allora direttore di Apca, alleanza provinciale cooperative agricole. Vi era l’esigenza di tutelare il produttore e il consumatore, in difesa dell’ambiente. E’ necessario per comprendere come si è arrivati al 1988, anno di fondazione del consorzio di certificazione dei prodotti biologici, fare qualche passo indietro. Nella nostra regione venivano, già dagli inizi degli anni ’70, realizzate massicce produzioni agricole, in particolare di frutta in Romagna. Sul mercato molte le sostanze chimiche che venivano utilizzate in queste produzioni. In pochi anni iniziarono a verificarsi alcuni fenomeni preoccupanti. Diminuiva pericolosamente il numero di insetti indispensabili per l’uomo e per la natura. In particolare diminuì drasticamente il numero di api, tanto da indurre l’allora preside della facoltà di Agraria, dell’università di Bologna, Giorgio Celli, a realizzare, ex novo, un ambiente idoneo al loro ripopolamento, proprio in Romagna. Contemporaneamente, a molti agricoltori, soprattutto i produttori di frutta, vennero diagnosticate malattie neoplastiche. Insomma, l’utilizzo massiccio di pesticidi e anticrittogamici garantiva sì la produzione di grosse quantità di prodotto, alla vista perfetto e con garanzie di durata certe, ma con conseguenze per l’ambiente e per l’uomo davvero devastanti. Oggi, dopo oltre 25 anni, aiutati dalle campagne informative, dalle esperienze di altri paesi a noi vicini, più lungimiranti e sensibili nei confronti dell’ambiente e delle sostanze nocive che si possono ingerire e respirare, anche nel nostro paese c’è un consumo maggiore di prodotti biologici, anche se sempre minore, in media, rispetto agli altri paesi europei. L’Italia oggi produce molti più alimenti biologici di quanto ne consumi. Però abbiamo fatto grandi passi in avanti. E lo dimostra il fatto che Modena, il giugno scorso, ha ospitato il congresso mondiale della produzione biologica, dal titolo: ”Coltivare il futuro”, promosso dalla Federazione internazionale che riunisce i movimenti per l’agricoltura biologica di 108 paesi. Al meeting hanno partecipato oltre 1.700 persone. La produzione biologica, nel mondo, registra una crescita costante guidata da Oceania e Europa, con l’Italia che si attesta come uno dei principali produttori bio. E’ lo stato del mercato globale del biologico presentato da Helga Willer, ricercatrice della Fibl, il prestigioso istituto svizzero di ricerca sull’agricoltura biologica, al Congresso mondiale di Modena. Oltre 31 milioni di ettari coltivati a biologico, con l’Australia in cima alla classifica (più di 11 milioni di ettari) e un giro d’affari da 26 miliardi di euro: queste in breve le cifre del mondo bio a fine 2006.L’ITALIA PRIMA IN EUROPA PER PRODUZIONEL’Italia è il primo paese europeo per produzione e il quinto nella classifica mondiale. Il Belpaese è anche il primo al mondo per la coltivazione di grano, olive e uva biologici, e ha da tempo superato il milione di ettari coltivati “secondo natura”. Ma se l’Italia è leader nella produzione, lo stesso non accade per il consumo di prodotti bio, che pur essendo in crescita rimane lontano dai livelli raggiunti in paesi come Gran Bretagna e Germania. Nella maggior parte dei paesi europei il canale di vendita del biologico è la grande distribuzione, ma il caso italiano è diverso. I motori del consumo italiano di biologico sono altri: i negozi specializzati, la vendita diretta da parte dei contadini e le forniture per mense scolastiche e aziendali coprono l’80% delle vendite. Ma le cose stanno lentamente cambiando. I PRODOTTI BIOLOGICI ENTRANO NELLE COOP NEL 2000Coop ha iniziato a vendere prodotti biologici dal novembre del 2000. Nel 2001 è stato rilanciato il prodotto Coop, affiancando a quello tradizionale, caratterizzato dal colore blu, linee specifiche per target particolari: verde per il biologico, marrone per il commercio equo-solidale. I prodotti di agricoltura biologica che Coop offre al consumatore non sono soltanto del marchio bio-Coop, anche se rappresentano il 50%. In Italia si registra una tendenza diversa, comunque, rispetto ad altri paesi europei. Da noi, secondo ricerche fatte con gli stessi consumatori, una persona compra biologico perché fa bene a se stesso, mentre, soprattutto nel nord Europa, si ritiene che il biologico faccia bene a se stessi ma anche all’ambiente circostante. Per trasmettere il concetto di biologico come qualcosa che esce dagli schemi strettamente individualistici, Coop ha sottolineato un legame tra prodotti bio e commercio equo-solidale. Attraverso il bio-solidal, Coop assicura i diritti di coloro che lavorano il prodotto e chiede loro che nella coltivazione non vengano utilizzati pesticidi o prodotti chimici. Il mercato italiano ha grandi margini di crescita, insomma, e le esportazioni rimangono il canale principale per il bio “Made in Italy”. L’agricoltura biologica e sostenibile, con i suoi elevati standard di qualità, può essere lo strumento giusto per cambiare le cose. Il biologico è l’unica risposta alla fame. E’ falso – dicono gli esperti – che l’agricoltura industriale, gli agenti chimici e gli OGM producano più cibo. L’agricoltura biologica e la biodiversità producono nei fatti una maggiore quantità di cibo, più equamente e ad un prezzo più basso.

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