Bilateralità, l’arma per uscire dalla crisi


BOLOGNA, 14 FEB. 2011 – Si è già detto tanto di questa crisi, ma di sicuro non è ancora abbastanza. La ripresa non decolla e sembra molto lontana. La disoccupazione, invece, non accenna a scomparire, soprattutto tra i giovani. Ecco dunque che si rendono necessarie ulteriori riflessioni, per dar vita ad un cambiamento di strategia e per trovare finalmente la soluzione contro la crisi di competitività, la caduta di produttività e la precarietà del lavoro. Con questo obiettivo, le Cna di Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Umbria hanno organizzato oggi a Bologna un Forum intitolato "Al via un nuovo modello contrattuale: bilateralità e territorio".Il modello in questione è frutto dell’Accordo interconfederale del settore artigianato siglato nel luglio del 2010 e che sta prendendo corpo su tutto il territorio nazionale. Al suo interno, un ruolo centrale è stato affidato agli enti bilaterali, soggetti privati costituiti dalle associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro della categoria. Un connubio che fonda le sue radici proprio nelle quattro regioni del Centro Nord riunite questo pomeriggio nell Torre Cna, dove le relazioni tra le imprese e i dipendenti sono da sempre forti e positive. E che adesso, durante la fase di applicazione della contrattazione, devono fungere da traino per le altre zone del Paese.Nell’artigianato la bilateralità ha sviluppato la propria attività nel campo del sostegno al reddito di imprese e lavoratori, allargando negli anni la sfera degli interventi a sicurezza e formazione. Al suo sviluppo a livello nazionale contribuisce anche il Governo, rappresentato oggi da Michele Tiraboschi, professore ordinario di diritto del lavoro dell’Università di Modena e Reggio Emilia e consulente del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. "Già nella Legge Biagi – ha spiegato – gli enti bilaterali venivano considerati lo strumento privilegiato nelle relazioni del mercato del lavoro. E nel 2011 è ormai superata l’erogazione unilaterale del datore di lavoro attraverso il contratto collettivo, mentre tutto deve passare dai contratti territoriali e aziendali".Ulderico Sbarra, segretario generale della Cisl dell’Umbria, gli ha dato ragione, sottolineando che con il nuovo modello "il territorio diventa protagonista". Secondo lui, gli enti bilaterali rappresentano una risposta importante e solida alla necessaria riforma del mondo del lavoro. Tuttavia è necessario migliorarli creando un forte e duraturo patto sociale che aiuti la politica nella gestione della crisi e che faccia "il bene della comunità". Un po’ più scettico si è dimostrato invece Fabio Giovagnoli, responsabile del dipartimento attività produttive della Cgil Toscana. "La bilateralità – ha detto – non è esaustiva nell’ambito dei rapporti contrattuali. Non può essere considerata un’alternativa al sistema contrattuale nazionale, ma piuttosto una sua integrazione".La visione, insomma, non è univoca. Ma tutti sono d’accordo sul fatto che con la bilateralità si sia compiuto un salto di qualità e si sia individuata la strada da seguire. "Ora però bisogna cominciare a percorrerla", ha fatto notare il responsabile nazionale della divisione economica e sociale Cna Enrico Amadei. Aggiungendo che in questa fase di snodo – in cui il sistema territoriale e nazionale sono ormai alla pari e la politica non cerca il confronto con le parti sociali, ma preferisce arrivare direttamente agli elettori – è necessario creare una rappresentanza reale degli interessi di imprese e dipendenti non più sul posto del lavoro, ma attraverso strumenti specifici come la cassa integrazione o la previdenza integrativa. A proposito della riorganizzazione del lavoro, il presidente di Cna Emilia-Romagna Paolo Govoni ha fissato tre principi: dialogo sociale, relazioni sul territorio e sussidiarietà. E ha anche affrontato il tema della rappresentatività delle piccole imprese. “Il nostro obiettivo – ha concluso – è di ottenere il riconoscimento della rappresentanza contrattuale di imprenditori che si riconoscono nella nostra Confederazione. Occorre cogliere e rendere esplicito il percorso avviato con le categorie che ci ha permesso di segnare importanti successi su questo argomento negli ultimi contratti nazionali siglati: tessile, autotrasporto, acconciatura, legno, edilizia e comunicazione”.

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