Bianco, rosso e verde


MARTEDI’ 21 LUG 2009 – Migliaia di allevatori si sono ritrovati stamattina al valico del Brennero per partecipare alla manifestazione indetta da Coldiretti per la tutela della filiera produttiva italiana di latte e derivati. Dopo aver allestito un presidio, con tanto di accampamento e bagni chimici, destinato a proseguire per giorni, i lavoratori hanno fermato decine di autocarri con l’aiuto delle forze dell’ordine, per dimostrare come siano moltissimi i prodotti stranieri che arrivano in Italia dall’estero e poi "spariscono", nascosti da un’etichetta di un’azienda italiana. Non sono mancate alcune sorprese: mozzarelle tedesche dirette in Campania, pomodori olandesi richiesti da cooperative di Trento e Verona, prosciutti provenienti dalla Repubblica Ceca in viaggio verso Modena e concentrati d’arancia diretti in Sicilia. E ovviamente, il latte.Secondo Coldiretti, sarebbero 3,5 milioni al giorno i litri di latte straniero importati, tra latte sterile, semilavorati e polveri di caseina, pronti a diventare mozzarelle, formaggi e latte in busta. Il tutto senza che il consumatore possa esserne a conoscenza. Difatti, l’obbligo di riportare il luogo di produzione esiste solo per il mercato del latte fresco. Basti pensare, sostiene ancora Coldiretti, che tre su quattro dei cartoni di latte UHT in commercio contengono latte straniero."Al Brennero è cominciata la prima vera reazione a quelli che rappresentano i furti ai quali è sottoposta giornalmente la nostra agricoltura". Lo ha detto il presidente di Coldiretti Sergio Marini, parlando al presidio degli allevatori a tutela del made in Italy. "C’è un furto di identità e di immagine", ha continuato Marini, "che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano. Si tratta di un inganno enorme ai danni del consumatore e di un modo scientifico per uccidere la nostra sana e onesta agricoltura di qualità".Coldiretti chiede dunque che la legge imponga l’etichettatura del latte e dei prodotti derivati dal latte, in modo che i consumatori sappiano sempre quali prodotti sono davvero fatti interamente in Italia e a quali è stata semplicemente attaccata un’etichetta italiana.La battaglia per l’etichettatura, che va combattuta con il contributo degli enti locali e del governo, ma che va vinta soprattutto in sede europea, non è però l’unica istanza all’ordine del giorno. Il ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, intervenuto al fianco degli allevatori al Brennero, oltre a dichiararsi "impegnato" sul fronte dell’etichettatura, ha riproposto la sua linea d’intervento per la tutela della filiera. In particolare, Zaia ha auspicato che i 600 milioni di euro stanziati dalla UE per il comparto vengano utilizzati per velocizzare l’uscita dal mercato delle aziende in condizione produttiva di marginalità. Vorrebbe dire riacquistare, in sede comunitaria, una parte delle quote latte concesse ai vari Paesi, da tenere in serbo per il futuro, quando la domanda dovesse tornare a crescere. In questo modo, sostiene Zaia, si avrebbe un restringimento dell’offerta di circa il 2%, che avrebbe effetti benefici sui produttori rimasti, che vedrebbero aumentare il prezzo del latte. L’Unione Europea, invece, sembra intenzionata a utilizzare i fondi per ritirare dal mercato latte in polvere e burro. "Ciò di cui ha bisogno oggi non solo l’Italia, ma tutti i Paesi europei" ha detto il ministro, "è un vero e proprio business plan imprenditoriale che utilizzi quei fondi per accompagnare fuori dal mercato le aziende che sarebbero comunque destinate a chiudere".Coldiretti, accogliendo con favore le parole del ministro, ha anche auspicato che l’Italia possa essere in grado di costruire una filiera tutta nazionale, dalla produzione al consumo, dei prodotti lattiero-caseari. L’importazione a prezzi eccessivamente bassi di prodotti di qualità inferiore mette a serio rischio 43 mila stalle, quasi 200 mila occupati e oltre 22 miliardi di euro di valore generato dalla filiera. La situazione è destinata ad aggravarsi poiché dal primo gennaio 2009 – denuncia la Coldiretti – può essere incorporato fino al 10 per cento di caseina e caseinati nel formaggio, al posto del latte, secondo quanto previsto dal regolamento comunitario 760/2008 del 31 luglio 2008.Tuttavia, la strada della filiera nazionale sembra difficilmente percorribile, visto che la politica del settore è in mano all’Europa e che, giustamente, misure proibizionistiche sarebbero impedite. La soluzione più logica, dunque, è proprio quella dell’etichettatura, che spingerebbe certamente i consumatori a preferire prodotti italiani e, di conseguenza, i produttori di formaggi a rifornirsi di latte in Italia.LA PROTESTA VA AVANTI. Manifestazioni anche a Bologna, dove Coldiretti ha organizzato un presidio davanti alla sede della Regione, e dove il presidente regionale di Coldiretti, Mauro Tonello, ha incontrato il governatore Vasco Errani, per cercare soluzioni condivise per la crisi del settore. Nel 2008, in Emilia Romagna – ha rilevato Coldiretti – hanno chiuso i battenti 1.599 aziende agricole, più del doppio dell’anno precedente. "E’ sintomo – commenta Tonello – di una difficoltà delle imprese di fare reddito mentre le produzioni italiane si trovano a dover concorrere con prodotti d’importazione di qualità inferiore e di provenienza incerta, che sugli scaffali di vendita non sono più distinguibili dai prodotti nazionali". Proprio per porre l’accento sulle importazioni massicce, Coldiretti ha organizzato per domani un presidio al porto di Ravenna, quello da cui arrivano la maggior parte dei generi alimentari importati. Alcune migliaia di agricoltori occuperanno dalle 10 la darsena con l’appoggio di un centinaio di trattori e una barca. Sempre domani partiranno per il Brennero allevatori da Piacenza e Reggio Emilia per dare il cambio ai colleghi che hanno iniziato il presidio da questa mattina.

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