Basket City e la magia del derby


BOLOGNA, 30 MAR. 2009 – Rientra nella logica più elementare che, in una settimana di riposo per il calcio di serie A, a Bologna l’interesse e l’attenzione degli sportivi e dei commentatori tutti si siano polarizzati sull’evento cestistico della stagione, ovvero il derby cittadino numero 103 tra Virtus e Fortitudo. Già qui, non dimentichiamo che siamo a Basket City, la febbre per l’avvenimento sarebbe stata comunque altissima ed è facile prevedere che seguiranno ora altri giorni di accesi commenti da ogni parte. Infatti la vittoria della Virtus di Sabatini e Boniciolli, vittoria molto più netta di quanto dica il punteggio (74-75) ha già un significato importante nelle gerarchie sportive cittadine e si alimenta ulteriormente perché le squadre e le rispettive società vivono ambedue un momento particolare, seppure di segno nettamente opposto. La Virtus si conferma seconda in classifica potendo continuare ad inseguire sogni di primato, per quanto assai difficili da concretizzare, sia in Italia che nel torneo che sta disputando in Europa, confermando pure l’ottimo lavoro del tecnico Boniciolli subentrato da mesi ad uno sfortunato Renato Pasquali. Dal canto suo la Fortitudo non riesce, nemmeno stavolta, a vedere uno spiraglio di luce. Sconfitta in casa propria, protagonista di una apprezzabile rincorsa, agguantato il pareggio quasi allo scadere e bucata da una tripla di Vukcevic a 2 secondi dalla sirena finale. Ma, quel che forse è peggio, costretta così a restare inchiodata nella scomodissima posizione di penultima, con rischio di retrocessione immanente se mai non fosse in grado di togliersi presto da lì. E aggiungiamo, a questo mezzo disastro tecnico, la non piccola difficoltà per Pancotto di navigare con una rosa di giocatori  spesso in subbuglio e non disciplinata a dovere, nonché la chiacchierata situazione economica della società. Capiremo così l’importanza capitale del risultato di cui si parla e, soprattutto, la sua valenza in positivo se le cose fossero andate al contrario.Ma il risultato sul campo ha visto infatti prevalere al Virtus. La partita non è sembrata eccezionale sotto il profilo puramente tecnico. Quasi mai questi derby lo sono. E’ parso anzi che fino all’ultimo quarto fosse un’andatura da diesel, con diversi errori di troppo e con un punteggio che stentava a decollare. Però la Virtus riusciva a restare davanti, seppure senza avere la capacità di staccare decisamente i rivali. Con un vantaggio oscillante prevalentemente tra i 5 e i 10 punti si è giunti agli ultimi 6/7 minuti. Qui la Fortitudo ha prodotto il suo forcing migliore raggiungendo la parità e sono ricominciate le schermaglie tattiche, in campo e in panca. E allora, come si è detto, ha avuto la meglio la Virtus in ragione di una strepitosa azione di Vukcevic che, attraversato quasi tutto il terreno di gioco in solitario, ha piazzato abbastanza comodamente, ma con notevole bravura, il tiro decisivo da tre punti. La Fortitudo ha avuto il torto di non affondare i colpi dopo aver raggiunto gli avversari. Forse il grande dispendio nervoso buttato prima in campo aveva esaurito le risorse necessarie al duello finale, anche perché per tutti i 40 minuti si era battuta moltissimo di fisico e, appunto, di nervi. La Virtus ha colto, ad ogni modo, una delle vittorie che ai suoi tifosi più interessano nella stagione esprimendo un gioco di buon livello tecnico, non certo trascendentale, ma ispirato a una totale consapevolezza dei propri mezzi e quindi espresso in serenità e concretezza anche quando, come nel finale, le cose erano mutate sotto il profilo del punteggio. Una forza, quella virtussina, da nervi distesi, per rifarci ad un noto slogan pubblicitario.

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