Barilla contro il “big killer” della malnutrizione


PARMA, 4 APR. 2013 – Mentre da un lato c’è chi muore e soffre per il troppo cibo, dall’altro c’è chi muore e soffre per la sua mancanza. Una disparità insostenibile. Da un punto di vista etico, prima di tutto. Ma non solo: perché gli effetti delle cattive abitudini alimentari hanno conseguenze sul piano sanitario, sociale e economico. Per questo, in occasione della Giornata mondiale della Salute del 7 aprile dedicata al ‘big killer’ della malnutrizione, l’ipertensione, il Barilla Center for Food & Nutrition metterà a disposizione gratuitamente il primo BCFN Magazine. L’obiettivo è quello di divulgare a tutta la società civile cultura e consapevolezza sulle sfide globali del cibo attraverso il contributo di autorevoli esponenti italiani e internazionali del mondo scientifico e delle istituzioni. Tra le firme del primo numero, Guido Barilla, Paola Testori Coggi, Ellen Gustafson, Gabriele Riccardi, Massimo Montanari, Camillo Ricordi e Danielle Nieremberg. "Negli ultimi vent’anni – ha spiegato in una nota Riccardi, professore di malattie del metabolismo alla Federico II di Napoli e membro dell’Advisory Board del Barilla Center – abbiamo assistito a un importante incremento di patologie croniche, causa di disabilità e di morte, che sono in larga parte dovute a stili di vita poco salutari e a cattive abitudini alimentari. Una risposta efficace per contrastare queste patologie viene dall’alimentazione mediterranea, poiché garantisce protezione contro le più diffuse malattie croniche: meno malattie cardiovascolari (-10%) e, in particolare, ridotto rischio d’infarto (-72%) e trombosi, meno casi di diabete e migliore difesa contro il cancro". I dati parlano di oltre 1,5 miliardi di persone obese o in sovrappeso a fronte di 868 milioni di persone denutrite. Alle cattive abitudini alimentari sono associati due decessi su tre nel mondo, che avvengono a causa di malattie cardiovascolari, diabete e tumori. E per la prima volta, la cattiva alimentazione ha causato direttamente o indirettamente un numero di decessi superiore alla denutrizione. L’ipertensione, in particolare, secondo i numeri del Global Burden of Disease (elaborati per l’Organizzazione mondiale della Sanità) dal 1990 al 2010 ha registrato una crescita del 27%, portandosi al primo posto tra i fattori di rischio mortalità. Si stima che, nel mondo, un adulto su tre soffra di pressione alta, alla quale si deve circa la metà dei decessi per ictus e patologie cardiache. Per affrontare l’emergenza obesità e aiutare a diffondere una maggiore educazione alimentare, il BCFN ha anche individuato una serie di raccomandazioni ai governi e alle istituzioni come, per esempio, insegnare abitudini sane fin dall’infanzia, incentivando l’attività sportiva e l’educazione alimentare nelle scuole; programmare un impegno congiunto di governi e settore privato; diffondere la cultura della prevenzione, parlando con le persone del problema obesità. Un problema, quello della scarsa educazione alimentare, che diventa drammatico proprio nell’infanzia: l’obesità riguarda in Italia il 31,6% di bambini in età scolare; in Usa il 35,5%; in Gran Bretagna il 24,7%. E da adulti, la spesa sanitaria sostenuta da una persona obesa è, secondo le stime, il 20% più alta di quella di un soggetto normopeso. Solo in Italia il costo stimato dell’obesità tra il 2010 e il 2050 sarà di 347,5 miliardi.

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