Barbone sei e barbone rimani


8 SET. 2009 – Un giorno sarà un film da guardare a scuola nell’ora di storia, o di diritto. Racconterà dell’introduzione del Pacchetto Sicurezza e il suo sottotitolo suonerà più o meno così: “Quando l’Italia se la prese con i più deboli”. A scriverne la sceneggiatura qualcuno ci ha già pensato. Sono gli aderenti alla Fio.PSD, la Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora. Un’associazione che ha pensato di mettere in fila le tappe che hanno segnato il percorso legislativo dei provvedimenti entrati in vigore lo scorso 24 luglio e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale sotto il nome di “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”. Il risultato è già online, un fascicolo di quaranta pagine che mette bene in chiaro chi sono gli autori di una legge che ha reso l’Italia più cattiva. A partire dai nomi di Silvio Berlusconi, Roberto Maroni, Angelino Alfano i tre firmatari che il 3 giugno del 2008 presentano in Senato il disegno di legge.Ma complice della messa in opera di una norma che va contro ogni concezione dei diritti umani è buona parte della società italiana, come dimostrano i sondaggi di cui si parla nel testo. Numeri che sottolineano come, ad esempio nel nordest, il 60% degli intervistati in un sondaggio Panel Data effettuato lo scorso maggio risultava favorevole nel complesso al Pacchetto Sicurezza. Con un tasso di consenso alto per quanto riguarda l’introduzione del reato di immigrazione clandestina (61%) e addirittura plebiscitario sull’istituzione di un registro per le persone senza fissa dimora (77%).Ed è proprio dal punto di vista dei senza tetto che viene ripercorsa la storia del Pacchetto Sicurezza contenuta nel fascicolo scaricabile dalla rete e intitolato “Diario di un diritto negato”. Dove per diritto negato si intende la residenza, ovvero quella porta che in Italia dà accesso ai principali diritti di cittadinanza, come il voto e l’iscrizione al servizio sanitario nazionale. “Negli Stati Uniti le cose funzionano diversamente, là basta avere un codice fiscale. Da noi invece la legge lega alla residenza una serie di diritti basilari e importanti opportunità senza le quali si è degli esclusi”. A parlare è Antonio Mumolo presidente dell’associazione nazionale Avvocato di strada, una delle realtà aderenti alla Fio.PSD. Nato a Bologna nel 2001, per offrire assistenza legale gratuita a tutte le persone senza dimora, il progetto Avvocato di strada si è espanso a macchia d’olio, arrivando a coinvolgere oggi 19 città italiane, da Trieste a Lecce. Una rete in cui sono impiegati circa cinquecento volontari.Il principale ostacolo che il Pacchetto Sicurezza introduce per la vita di chi è senza casa si chiama Registro delle persone senza dimora. Un elenco che deve essere tenuto dal Ministero dell’Interno e che contiene i nomi di tutte le persone senza dimora presenti in Italia. “Nessuno del governo è riuscito ancora a spiegarci, nonostante le nostre numerose domande, a cosa serva l’introduzione di questo registro” afferma Mumolo sottolineando che “un elenco delle persone senza dimora esiste già e si trova presso le anagrafi di tutte le città”. Prima del Pacchetto Sicurezza, infatti, le persone senza fissa dimora potevano ottenere da un Comune una residenza fittizia, che poteva essere assegnata presso una via convenzionale oppure presso l’indirizzo di strutture che svolgono servizi di assistenza alle persone senza dimora. Ora questa prassi che per molte persone disagiate segnava l’inizio di un percorso di inclusione, viene accantonata. E sostituita con un Registro centrale che suona più come una sorta di schedatura. Ancora una volta, con la scusa di voler tutelare l’ordine pubblico, si va di fatto a porre nuove limitazioni alle libertà individuali. “Un datore di lavoro potrebbe consultare tale elenco e decidere di non concedere un contratto a una persona che vi compare”, spiega Mumolo.Come funzionerà il registro ancora non si è in grado di dirlo. Si sa solo che i regolamenti attuativi devono uscire entro gennaio 2010. Di certo però concentrare, amministrativamente parlando, a Roma tutti i dati delle persone senza fissa dimora non può migliorare la loro vita. Attualmente non è che le procedure anagrafiche per i senza tetto vengano sbrigate senza problemi. C’è una difformità tra i Comuni della penisola nel modo di concedere la residenza. Alcuni si rifiutano di concederla per via che sono restii a dare accesso ai servizi sociali ed alle altre prestazioni che la legge collega alla residenza. Non tutte le città, poi, hanno assegnato,  vie virtuali in cui registrare cittadini in condizioni di grave emarginazione. “Di solito si usano nomi come ‘via della Casa comunale’, ‘via Dei Senza Tetto’, o via ‘Senza Nome’. Famosa è ‘via Modesta Valenti’ a Roma, in onore di una senza tetto che morì nella stazione e del cui decesso ci si accorse solo dopo tre giorni”, racconta l’avvocato Mumolo. Non appena il registro previsto dal Pacchetto sicurezza sarà applicato, per i senza tetto il problema principale sarà avere una registrazione anagrafica tassativamente nella capitale, lontano cioè da dove si svolge la loro vita, col pericolo di non poter accedere a servizi locali e di non riuscire a sciogliere nodi di tipo burocratico. “Se uno ha un problema pensionistico e vive a Bologna, come fa? Lo va a risolvere a Roma?”.Un altro punto delle nuove disposizioni che mette in discussione il diritto alla residenza, considerato dal nostro ordinamento un diritto soggettivo e inalienabile, è l’articolo che vincola la concessione della residenza a requisiti igienico-sanitari dell’immobile in cui si abita. Una normativa che non coinvolge solo i senza fissa dimora, ma una platea molto ampia di soggetti poveri che vivono in edifici fatiscenti. “Il rischio – continua Mumolo – è di aumentare il numero degli ‘invisibili’ perché la legge stabilisce la possibilità per i Comuni non solo di non concedere ma anche di revocare residenze già assegnate se i requisiti igienico-sanitari non vengono rispettati”.Leggi incomprensibili, sull’orlo della costituzionalità e che si vanno a sovrapporre ad altre esistenti creando confusione. Questo succede in Italia, quando si vuole legiferare in fretta sulla scia di sentimenti di pancia dell’elettorato che vedono nella dimensione micro e nella marginalità l’origine di tutti i mali. Le associazioni che lavorano a stretto contatto con gli emarginati hanno annunciato che saranno vigili e che contrasteranno sul campo, nei territori, l’applicazione del Pacchetto. Per farlo hanno fatto appello a tutti i soggetti pubblici, e anche privati, che sono interessati a preservare la natura solidale del nostro ordinamento. In particolare è alla società civile che si rivolgono, chiedendole di essere, a differenza di come si è dimostrata la classe politica, dalla parte degli ultimi, per il bene di tutti.

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