Bankitalia analizza la crisi emiliano-romagnola


BOLOGNA, 6 NOV. 2009 – Il primo semestre del 2009 sarà ricordato come uno dei più drammatici per l’economia dell’Emilia-Romagna. Lo rileva la Banca d’Italia, che ha pubblicato la sua relazione sulle economie regionali: l’industria è crollata, le importazioni sono in fortissimo calo e sono aumentate a dismisura le ore di cassa integrazione autorizzate. Le prospettive rimangono incerte, anche se la spinta recessiva sembra finita.Anche se dall’estate sono emersi segnali di stabilità, nei primi sei mesi del 2009 l’industria emiliano-romagnola ha raggiunto i minimi dall’inizio degli anni novanta: si tratta della caduta più pesante dal gennaio 1991. La produzione è crollata del 15,6%, gli ordini del 15,8%. A soffrire, in particolare, il settore dei metalli, mentre molto leggera è stata la flessione per alimentari e bevande, comunque in leggero calo. Male anche le costruzioni: il volume d’affari é diminuito del 3,9%, mentre il numero delle compravendite addirittura del 20,3%. Crollati anche i lavori pubblici. Rispetto al resto d’Italia, i dati macro dell’Emilia-Romagna relativi all’occupazione sembrano meno drammatici. Anche se il tasso di disoccupazione è cresciuto (arrivando al 4,4%, che per la regione è un livello molto alto, se paragonato al 2,9% del 2007) è lievemente aumentata anche la domanda di lavoro. Il dato più preoccupante è invece l’aumento esponenziale delle ore di cassa integrazione autorizzate: il dato complessivo, che comprende gli interventi per l’edilizia, è di 19.024 ore, con un aumento percentuale del 438,3%.Indicativo della crisi anche il dato relativo al commercio con l’estero. Le importazioni del primo semestre 2009 sono calate del 24,5, mentre l’export addirittura del 26,8%, con cali diffusi in tutte le aree geografiche. Fra i settori più colpiti c’e quello dei macchinari (-33,3%) che da solo vale circa un terzo dell’export regionale. Flessioni più contenute (rispettivamente del 4,9% e del 6,8%) per altri due settori chiave del ‘Made in E-R’ come l’alimentare e il tessile E’ ulteriormente diminuita, soprattutto nella componente erogata alle imprese, anche la crescita del credito bancario. Vi ha contribuito la riduzione della domanda, connessa con il calo degli investimenti. Maggiore cautela nella valutazione del rischio e un deterioramento del credito per le imprese sono stati gli effetti. Sensibile la riduzione dei tassi, sia attivi, sia passivi. Nei mesi più recenti insomma – secondo Bankitalia – "si sono interrotte le spinte recessive e le aspettative sono lievemente migliorate, soprattutto nell’industria, pur rimanendo incerte". Le previsioni sono lievemente ottimistiche anche per il commercio con l’estero, le aziende si attendono un aumento degli ordini per la primavera del 2010. Si allungheranno, invece, i termini per la ripresa dell’occupazione: tra ottobre e dicembre 2009 il 50% delle imprese prevede il blocco delle assunzioni e il 37% il mancato rinnovo dei contratti a termine. Quattro quinti degli intervistati hanno intenzione di ricorrere alla cassa integrazione entro la fine dell’anno.

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