Banche: in Emilia-Romagna crescono, ma hanno le braccia corte


BOLOGNA, 22 GIU – Le banche dell’Emilia-Romagna sono cresciute anche in tempo di crisi (+92 sportelli bancari in regione rispetto al 2007), ma hanno ridotto drasticamente i crediti verso le famiglie e le imprese, passando da un +10,05% del 2007 ad un +1,92% del 2008. E ciò nonostante la raccolta del risparmio faccia registrare un +0,90% rispetto all’anno precedente. E’ uno dei principali punti critici rilevati dal dossier semestrale sul sistema creditizio regionale dell’Emilia- Romagna, presentato a Bologna dalla struttura regionale dei bancari Cisl, dopo un’anteprima di venerdì scorso per i soli dirigenti Cisl.Sportelli e dopositi in abbondanza. L’analisi conferma come l’Emilia-Romagna sia la regione con più alta densità bancaria. Difatti, non solo le province di Rimini e Forlì-Cesena sono al secondo e terzo posto nella classifica nazionale per numero di sportelli in rapporto alla popolazione, ma nelle prime dieci posizioni (con Ravenna, Bologna e Parma) sono ben cinque le province emiliano-romagnole presenti. Dati che ribadiscono, grazie alla buona capacità di risparmio dei cittadini, l’appetibilità dell’Emilia-Romagna per le aziende di credito e che la pongono al terzo posto tra le regioni con maggior deposito per abitante, dopo Lombardia e Lazio, e sullo stesso livello del Friuli.Più generose le banche locali. "Tuttavia – sottolinea Marco Amadori, segretario generale della Fiba Emilia-Romagna – in questa situazione generalizzata di contrazione ingiustificata nell’erogazione del credito, in controtendenza risultano le banche del territorio (Bcc, Popolari e Casse di risparmio). Istituti bancari che con i loro sportelli coprono circa il 71% delle agenzie bancarie e che hanno aumentato la loro quota di mercato sugli impieghi, passando dal 60% del 2007 al 72% dello scorso anno. Pur mantenendo costante la quota di mercato sui depositi al 49%. Questo fa rilevare come pur nel ridimensionamento complessivo, le banche locali abbiamo risposto più attivamente ai bisogni di credito dei clienti. Al contrario delle grandi banche che si sono dimostrate più competitive sul fronte delle opportunità di raccolta".L’economia reale prima di tutto. "Ed anche se la nostra regione ha resistito meglio alla attuale situazione di difficoltà economica – ha continuato Amadori -, occorre considerare che nel 2008 il Pil ha mostrato un leggero segno meno che sarà più evidente nel corso di quest’anno, difatti le stime economiche parlano di un -2,2%. Se a questo aggiungiamo che in Emilia-Romagna, su circa 470.000 imprese, quasi 400.000 contano fino a cinque addetti e che su 155.000 nuove assunzione solo il 15% è in pianta stabile, si comprende perché si richiede al sistema bancario una grande attenzione all’economia reale.Ritorno alle origini. Le banche – conclude – tornino a fare le banche, a raccogliere denaro e a concedere credito in base al merito del cliente, ritornando a bilanci meno finanziari e più bancari. Evitando, in questo modo, il rischio di un ridimensionamento dell’utile che si potrebbe riscontrare nei bilanci 2009 anche per un aumento fisiologico dei prestiti non rimborsati".

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