Azzera la crescita e non è strutturale, va cambiata


BOLOGNA, 24 GIU. 2010 – Un palliativo che nemmeno serve a tamponare la difficile situazione dei conti pubblici italiani. E’ severo il giudizio sulla manovra di governo espresso dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa. La direzione emiliano romagnola dell’associazione attraverso una nota censura i tagli di Tremonti giudicando tutto l’impianto insufficiente, incapace di fare crescere il Paese e, in particolare, non strutturale. “Di fronte ad una crisi così pesante – spiega il presidente della Cna regionale Paolo Govoni – i cui effetti stanno gravando specialmente sulle fasce più deboli della società e dell’economia, viene emanata una manovra depressiva senza provvedimenti significativi per lo sviluppo e che punta a tagliare anche gli unici ed ultimi residui di una politica incentivante come gli stanziamenti per il Fondo Unico dell’Industria, che per l’Emilia Romagna vorrebbe dire il venir meno di 75 milioni di euro l’anno di sostegni agli investimenti dell’artigianato e delle PMI e la probabile soppressione della detrazione del 55% per le eco-ristrutturazioni, nonostante dai dati forniti dall’Enea risulti un saldo positivo per le entrate dello Stato”.NON CE LA PUO’ FARE – La manovra è insufficiente perché di fronte al pesante debito pubblico accumulato dall’Italia, che pesa sulle stesse possibilità di trovare risorse da destinare allo sviluppo, oltre che rappresentare un rischio per gli equilibri finanziari messi a dura prova dalla speculazione internazionale, i provvedimenti adottati – secondo la Direzione Cna – non sembrerebbero neppure sufficienti a raggiungere l’obiettivo prefissato di correzione dei conti pubblici, in particolare per le consistenti previsioni di entrate dalla lotta all’evasione, che, seppur auspicabile, resta molto aleatoria per lo meno nelle quantità, oltreché per le correzioni di spese ed entrate basate su previsioni difficili da rispettare o su iniziative una tantum.SULLE SPALLE DEGLI ENTI LOCALI – Terzo elemento di giudizio: si tratta di una manovra non strutturale. Di fronte alla necessità di ridurre fortemente la spesa pubblica che continua ad aumentare e per molti aspetti non appare ancora sotto controllo (la spesa per acquisti di beni e servizi è aumentata di 14 miliardi nel biennio alle nostre spalle), queste misure – come ha sottolineato la Direzione Cna – rischiano di penalizzare prevalentemente quella destinata ai servizi sociali/sanitari ed agli investimenti e non quella improduttiva o legata alle spese di funzionamento. Inoltre, il taglio lineare dei trasferimenti agli Enti Locali, che si aggiunge ai vincoli di un patto di stabilità indifferenziato che si calcola abbia già determinato una contrazione degli investimenti degli enti locali pari al 60% (si ricorda che gli investimenti degli EE.LL. sono il 70% di tutti gli investimenti pubblici del Paese), e ciò nel pieno della crisi economica, produrrà una ulteriore compressione degli investimenti in servizi ed infrastrutture, oltre ad un allungamento ancora più forte dei tempi di pagamento della PA; il tutto senza alcun disegno di riorganizzazione complessiva di ciascuna macchina amministrativa, anzi, provocando una penalizzazione delle Istituzioni virtuose che colpisce le basi stesse della costruzione del federalismo.NO A PROVVEDIMENTO "TAMPONE" – La Cna dell’Emilia Romagna, ritiene necessario intervenire per riallineare i conti pubblici e mettere in “sicurezza il Paese”, ma con una manovra che getti le basi per impostare una efficace azione strutturale di lungo periodo. Una manovra che al di là degli aggiustamenti congiunturali dei saldi, che, anzi, andrebbero rafforzati come stanno facendo i principali Paesi Europei, porti l’Italia ad adottare riforme incisive e scelte coraggiose che vadano nella direzione di liberare le energie dell’economia e di abbassare la pressione fiscale per imprese e famiglie, spostandola sulle rendite e sui patrimoni.LE RICHIESTE DI CNA – La Cna dell’Emilia Romagna, chiede al Governo ed alle forze politiche di produrre nel corso dell’esame parlamentare, uno sforzo di cambiamento radicale dell’impostazione della manovra, affinché essa sia solo un primo passo di un profondo impegno riformatore. Ricorda, con forza, che siamo in presenza di un Governo con una solida ed ampia maggioranza ed un periodo di tre anni senza l’alibi del confronto elettorale. Un periodo che consente di valutare ed assegnare le dovute e differenti responsabilità e che non va sprecato nella ricerca a tutti costi di battaglie ideologiche che servono solamente a spostare l’attenzione dai problemi reali. Chiede inoltre a Governo e forze politiche, un impegno anche in sede europea affinché vengano battute le spinte deflattive e prevalga un indirizzo di politica economica per la crescita.TAGLIARE DOVE SI PUO’ – La Direzione di Cna chiede a tutte le Istituzioni di cimentarsi decisamente sulla riduzione dei costi di funzionamento della macchina pubblica, eliminando e riducendo le ripetitività ricercando ai livelli superiori nuove dimensioni critiche che facciano diminuire i costi senza pregiudicare la qualità dei servizi. Di fronte alle grandi necessità di riduzione dei costi di funzionamento della macchina amministrativa, anche in regioni virtuose come l’Emilia Romagna, occorre moltiplicare gli sforzi ponendosi continuamente nuovi obiettivi e non sentendosi mai appagati. In questa direzione va la proposta, avanzata dalla Cna durante il confronto elettorale, di istituire una “Commissione Assembleare per le Semplificazioni e la Sussidiarietà, aperta al contributo delle Forze Sociali.QUALE FEDERALISMO – La Cna dell’Emilia Romagna, è al fianco delle Regioni e degli Enti Locali nel chiedere una manovra che tenga conto delle specificità territoriali e delle performance degli stessi nel controllo della spesa, nella convinzione che l’esercizio dell’autonomia decisionale degli enti decentrati in materia di amministrazione del territorio può sortire positivi e rilevanti effetti economici di contenimento della spesa pubblica, oltre che a preparare la pratica di un “buon federalismo”.SERVE UN NUOVO RINASCIMENTO – “È la crisi, la sua gravità – conclude il Presidente Govoni – che impongono a tutti un cambio di passo, che rende inutili e, spesso, controproducenti, le misure di aggiustamento. Serve un cambiamento profondo nella situazione del nostro Paese, servono misure utili alla micro e piccola impresa diffusa, poiché solo così riusciranno ad essere efficaci al Paese. Serve una Italia più competitiva, che si libera dai vincoli burocratici, dalla pressione fiscale eccessiva e che punta sull’intelligenza delle persone, sulle loro capacità innovative, sulle loro idee creative e sul senso di comunità che solo territori ad alta e diffusa qualità sociale ed ambientale possono garantire. Potremmo affermare che all’Italia servirebbe “un nuovo rinascimento”.

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