Autotrasporto in crisi, si rompe il patto col Governo


BOLOGNA, 12 NOV. 2010 – E’una vera e propria emergenza quella che si trova a fronteggiare il settore dell’autotrasporto merci, alle prese con una crisi senza fine, che non ha precedenti e che costringe le imprese a recuperare competitività e ad abbattere i costi. Per farlo occorrono strumenti legislativi adeguati, di cui però, nonostante l’accordo sottoscritto a giugno 2010 e gli impegni assunti dal Governo, non c’è traccia. Lo sottolinea CNA-FITA, l’associazione di trasportatori che associa circa 8000 imprese in Emilia-Romagna, aggiungendo che da tempo la categoria rivendica la necessità di riequilibrare i rapporti contrattuali con la committenza, al fine di evitare che le imprese del settore fungano da unico capro espiatorio delle inefficienze del sistema produttivo e della grande distribuzione.“Come avevamo previsto – sottolinea Cinzia Franchini, Presidente CNA-FITA Emilia-Romagna e titolare di un’impresa di trasporti –  a distanza di 5 mesi l’unico aspetto che trova puntuale attuazione dell’accordo sottoscritto il 17 giugno 2010 e divenuto legge in agosto, sono i controlli ai vettori e le sanzioni su strada. Non si registra nessun intervento serio in direzione dell’accertamento delle responsabilità della committenza. Con l’inasprimento della sanzioni e dei controlli i trasportatori sono diventati il bancomat del Ministero. Ci risulta che al Ministero dei Trasporti le sole riunioni che si tengono con frequenza settimanale sono quelle volte a verificare l’applicazione delle sanzioni. Manca un impegno per risolvere i problemi della crisi strutturale del settore ed anche quel poco che era inserito in un accordo che comunque non ci soddisfaceva, viene ora disatteso.”“E’ ormai chiaro a tutti, anche se forse a taluni risulta difficile ammetterlo – prosegue la Presidente di CNA-FITA – che un accordo non sottoscritto dalla committenza non troverà attuazione. Confindustria sta dicendo a gran voce che non ha nessuna intenzione di sottoscrivere i previsti accordi di settore, tanto meno se questi dovessero contenere riferimenti a costi minimi di sicurezza”. Ma secondo CNA-FITA dell’Emilia Romagna, non sono solo queste le lacune riscontrate nella fase di applicazione dell’accordo di giugno. Ad esempio: che ne è stato della cancellazione dall’Albo Trasporti delle famose 43.000 aziende senza veicoli. Quanto ancora dovrà aspettare la categoria? Cosa ci fanno tante imprese iscritte all’Albo senza il possesso di alcun mezzo di trasporto? Il dubbio che vi siano abbondanti sacche di intermediazione parassitaria è più che lecito.Per contrastare la concorrenza sleale ed il ribasso artificioso dei prezzi gli autotrasportatori CNA avevano anche evidenziato come l’Osservatorio sui Costi di Trasporto avrebbe dovuto preventivamente stabilire i costi minimi e poi, su questa base di partenza, si sarebbero dovuti definire gli “accordi di settore”. Si sta  verificando il contrario,  oltretutto con il rischio per la categoria di avere tanti costi minimi differenti per quanti sono gli accordi di settore. E il decreto attuativo per definire il riconoscimento economico dei tempi di carico e scarico ed il relativo pagamento, che fine ha fatto? Insomma, sottolineano i vertici di CNA-FITA l’insoddisfazione della categoria è tanta ed il Ministero non rispetta gli impegni. E esprimono l’auspicio almeno per quanto riguarda lo stanziamento delle risorse economiche previste non vi siano sorprese.“Giunti a questo punto – conclude Cinzia Franchini – la cosiddetta “pace sociale”, quell’impegno che Unatras aveva barattato in cambio dei vari interventi che ora riscontriamo solo molto parzialmente realizzati, per noi trasportatori potrebbe già da ora non essere più un vincolo, visto che ci troviamo di fronte ad un evidente mancato rispetto degli accordi.

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