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Tirrenia-Moby: fusione e sede in Sardegna


Tirrenia-Moby: fusione e sede in Sardegna

La fusione tra Tirrenia e Moby è cosa fatta. “Approvata come da comunicato fatto agli investitori e come annunciato più volte”, fa sapere il gruppo armatoriale in un nota. A sancire l’incorporazione di Moby nell’ex compagnia statale sono state le assemblee straordinarie delle due società. Si tratta, spiegano i vertici, di “un atto propedeutico al trasferimento di tutto il gruppo in Sardegna, con le importanti ricadute economiche che ne derivano”.
In questo modo, “dopo più di un secolo in continente verrà collocata nella sua naturale sede”. In Sardegna, puntualizza il gruppo Onorato, “impieghiamo più di cinquecento sardi e saremo impegnati nei prossimi anni in un ulteriore piano di espansione dell’organico sul territorio grazie ai nuovi investimenti in naviglio che porteranno in Sardegna i traghetti più grandi e green al mondo”.

Pikkart, dal 23 al 25 ottobre allo Smau di Milano


Pikkart, dal 23 al 25 ottobre allo Smau di Milano

Pikkart, giovane realtà imprenditoriale modenese specializzata in Realtà Aumentata, da domani 23 al 25 ottobre parteciperà a SMAU Milano 2018 con il patrocinio di Invitalia (Agenzia Nazionale per lo sviluppo di impresa del Ministero dell’Economia) per presentare le sue ultime soluzioni e tecnologie. Prima in Italia – e tra le poche al mondo – a sviluppare soluzioni in Realtà Aumentata con tecnologia proprietaria, è attiva nella realizzazione di App perfettamente compatibili con tutti i sistemi operativi Android e iOS. In particolare, per progetti di Realtà Aumentata e Riconoscimento Visuale: innovazioni che stanno reinventando il modo di vivere sia in ambito professionale (Industria 4.0, Comunicazione, Turismo, ecc.) che privato. Pikkart è molto attiva anche nel campo della Computer Vision, del Deep Learning, dell’Internet of Things e dell’Intelligenza Artificiale. I risultati e gli obiettivi fino ad ora raggiunti nell’ambito dell’evoluzione della Realtà Aumentata hanno permesso all’azienda di ottenere nel 2017 il prestigioso riconoscimento europeo “Seal of Excellence” nell’ambito del bando SME Instrument di Horizon 2020.

Il Made in Italy punta al Vietnam con EuroSphere


Il Made in Italy punta al Vietnam con EuroSphere

Il Consorzio Europe Vietnam Business Network (EVBN), rete che punta a incrementare l’export
e gli investimenti nell’Ue verso il Vietnam, a cui partecipano come partner Unioncamere Emilia-Romagna (unico per l’Italia) e la Camera di Commercio italiana in Vietnam, promuove e organizza EuroSphere 2019, esposizione dello stile di vita europeo, a Ho Chi Min dal 24 al 26 maggio 2019. La mostra spazierà tra un’ampia gamma di settori: eccellenze gastronomiche, vini e distillati, accessori e moda, profumeria e cosmetici, arredamento e design d’interni e, soprattutto, lo stile di vita europeo. Da diversi anni, sottolinea Unioncamere E-R, è crescente
l’attenzione del sistema economico emiliano-romagnolo verso il Vietnam, porta d’accesso al mercato del Sud Est asiatico, con 620 milioni di consumatori e una crescita economica di circa il
7% l’anno. Un supporto alle imprese regionali è fornito dal Desk Emilia-Romagna/Vietnam da alcuni anni attivo grazie ad un’intesa con l’Agenzia di Sviluppo Becamex IDC.

I dati del terzo trimestre +12 mila, tira il Sud


I dati del terzo trimestre +12 mila, tira il Sud

E’ stato il Mezzogiorno a trainare la crescita del tessuto imprenditoriale del Paese nel trimestre estivo. Tra luglio e settembre scorso i terminali delle Camere di commercio hanno registrato l’iscrizione di 64.211 nuove imprese (5.500 in meno rispetto allo stesso periodo del 2017) e 51.758 chiusure di imprese esistenti (2mila in più rispetto all’anno precedente). Il risultato di queste due dinamiche ha consegnato a fine settembre un saldo positivo per 12.453 imprese. Quasi il 40% della crescita è dovuto alla buona performance del Mezzogiorno, dove il saldo è stato positivo per 4.763 unità. Però, fra tutte le marco-aree, il Mezzogiorno è anche quella che fa segnare la frenata più vistosa del tasso di crescita (-0,2%). E’ quanto emerge, in sintesi, dai dati diffusi da Unioncamere-InfoCamere sulla natalità e mortalità delle imprese italiane nel terzo trimestre 2018.

 

Reggio Emilia, 18/12 asta per vendita polo Mancasale


Reggio Emilia, 18/12 asta per vendita polo Mancasale

È stata fissata per il 18 dicembre la prima gara per potersi aggiudicare all’asta il polo di Mancasale delle Fiere di Reggio Emilia, che da maggio 2013 è in mano al Tribunale fallimentare che sta curando la procedura del concordato liquidatorio. Si partirà da una base d’asta di 13,2 milioni, con rilanci da 50mila euro l’uno. Lo scrive l’edizione reggiana del Resto del Carlino, ricordando che il complesso fieristico ha un’area di oltre 100mila mq, già urbanizzata e con potenzialità di ampliamento. Inoltre si inserisce nella zona nord della città, quella maggiormente in espansione, in una posizione strategica tra stazione Mediopadana, autostrada e stadio. Se l’asta dovesse andare deserta, la successiva data, prevista a fine gennaio, potrebbe prevedere un ribasso a discrezione del liquidatore giudiziale oppure confermare la stessa cifra base, fermo restando l’indirizzo della procedura di non deprezzare il bene. L’immobile vale oltre 20 milioni: una perizia ne fissa il valore a 22 milioni nel bando d’asta, confermando la precedente, depositata in sede di presentazione del concordato preventivo. Intanto è stato nuovamente assegnato l’affitto del ramo d’azienda delle Fiere alla società Terminal One con canone di locazione annuo di 105mila euro, con l’obiettivo di garantire la continuità dell’attività fieristica ed evitare ammaloramento, degrado e conseguente svalutazione dei capannoni. Sarà l’ultimo anno in cui il ramo d’azienda verrà dato in concessione, con l’auspicio che dopo il 31 dicembre 2019 subentri il nuovo proprietario.

Magneti Marelli venduta a Calsonic Kansel


Magneti Marelli venduta a Calsonic Kansel

Fca ha venduto Magneti Marelli a Calsonic Kansel, società del settore automotive nata in
Giappone. L’operazione, che ha un valore di 6,2 miliardi di euro e punta “a creare un leader indipendente della componentistica automotive”, è stata annunciata oggi, in un comunicato congiunto da Fca, Magneti Marelli e Calsonic Kansel. Le società garantiscono la volontà di mantenere le attività in Italia e i livelli occupazionali. Magneti Marelli Ck Holdings manterrà l’attuale sede a Corbella, in provincia di Milano, e avrà un fatturato totale di 15,2 miliardi di euro, creando uno dei dieci maggiori fornitori indipendenti nella componentistica per automotive al mondo. L’operazione dovrebbe concludersi nella prima metà del 2019 ed è
soggetta ad approvazioni da parte delle autorità regolatorie e ad altre consuete condizioni di chiusura. “L’operazione – sottolineano le tre società nel comunicato – rappresenta un’opportunità unica di combinare due business di successo per creare uno dei principali fornitori mondiali indipendenti di componenti automobilistici, con un fatturato complessivo di 15,2 miliardi di euro (1.975 miliardi di yen). L’integrazione è un passo decisivo verso l’ambizione strategica di entrambe le aziende di diventare un fornitore di primo piano, diversificato a livello globale. L’azienda combinata sarà meglio posizionata per servire i suoi clienti in tutto il mondo grazie alle sue più grandi dimensioni, alla sua forza finanziaria e alla natura altamente complementare delle loro linee di prodotti e della loro presenza geografica. La nuova entità opererà su quasi 200 impianti e centri di ricerca e sviluppo in Europa, Giappone, America e Asia-Pacifico”.

Maltempo, contributi alle imprese


Maltempo, contributi alle imprese

Via libera alle richieste di contributo per i danni alle attività economiche e produttive dell’Emilia-Romagna causati dagli episodi di maltempo per i quali – tra febbraio 2016 e dicembre 2017 – è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale.
Entro il prossimo 24 novembre, 162 imprese potranno presentare domanda per ottenere gli indennizzi. A disposizione ci sono oltre 4 milioni 100 mila euro per le aziende che, dopo gli eventi, hanno presentato agli uffici municipali le schede di ricognizione dei danni.
Di queste, 52 hanno sede in provincia di Reggio Emilia, 28 in quella di Ravenna, 19 sono di Parma, 15 di Ferrara e 14 di Bologna. E ancora: 12 del forlivese-cesenate; 11 rispettivamente del piacentino e del modenese.

“Rispetto al passato, si amplia il campo delle tipologie di danno ammesse a rimborso: è il risultato delle proposte formulate proprio dall’Emilia-Romagna, condivise con le altre Regioni e quindi recepite nel provvedimento nazionale che fissa le regole dei rimborsi- spiega l’assessore regionale alla Protezione civile, Paola Gazzolo-. Tra le novità rientrano i contributi per delocalizzare gli stabilimenti produttivi distrutti e danneggiati, per l’acquisto o la costruzione di un altro fabbricato o stabilimento produttivo in un luogo più sicuro dal punto di vista idraulico e idrogeologico. E ancora: il contributo potrà essere chiesto non solo dal titolare dell’attività economica ma anche, in alternativa, dall’impresa proprietaria dell’immobile dove è esercitata, se in locazione. Nonostante le richieste della Regione, invece, sono stati esclusi dai rimborsi i beni mobili registrati, come autoveicoli e automezzi, utilizzati per l’attività d’impresa e le opere di consolidamento delle fondazioni e delle aree esterne per evitare la delocalizzazione di impianti produttivi”.

“Il lavoro condotto dalla Regione Emilia-Romagna garantirà più diritti e più equità: sono orgogliosa che sia stato recepito nelle disposizioni nazionali, facendone un modello per l’intero Paese- aggiunge Gazzolo-. Ora la Regione sta già mettendo in campo il massimo impegno per affiancare le imprese nella presentazione delle istanze: un’apposita task force regionale è già al lavoro. La Giunta l’ha voluta proprio per stare al fianco di chi intende partecipare alla procedura. In gioco ci sono cifre importanti per sostenere realtà economiche che loro malgrado hanno fatto in conti con le conseguenze del maltempo e del cambiamento climatico”.

I rimborsi, definiti nel bando regionale,potranno riguardare ricostruzione, acquisto e ristrutturazione di immobili sede dell’attività, la sostituzione o il ripristino di macchinari ed attrezzature, l’acquisto di scorte di materie prime, semilavorati e prodotti finiti danneggiati.

Il tetto massimo degli indennizzi sarà di 450mila euro per ogni sede dell’impresa danneggiata. In caso di interventi di ripristino strutturale e funzionale dell’immobile sede dell’attività, l’indennizzo sarà concesso fino al 50% del valore minimo tra la stima del danno indicata nella ricognizione post evento presentata al Comune e la stima della perizia asseverata che l’impresa deve fornire. La percentuale sale all’80% per il ripristino o sostituzione di macchinari, attrezzature o acquisto di scorte di materie prime, semilavorati e prodotti finiti.

Su incarico della Regione, l’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile, con il supporto di Ervet Emilia-Romagna, provvederà entro 30 giorni dalla scadenza per la presentazione delle domande all’istruttoria sulle domande di contributo per determinare i danni effettivamente ammissibili e l’importo da erogare.

Lavoratori in solidarietà alla Fca VM Motori di Cento


Lavoratori in solidarietà alla Fca VM Motori di Cento

Dal 5 novembre al 30 giugno 2019, otto mesi di contratto di solidarietà per 821 dipendenti del settore manufacturing di Fca Vm Motori di Cento (Ferrara), in attesa del lancio, dal 30 giugno, del nuovo motore V6. L’azienda quantifica anche in 476 lavoratori l’esubero: personale a rischio se l’azienda dovesse intravvedere la necessità di licenziamenti, ma ad oggi il Contratto di solidarietà salva questi dipendenti. L’accordo è stato firmato nella tarda serata di ieri tra la direzione aziendale dello stabilimento centese di Fca Italy, i referenti di Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic, Aqcfr e Ugl, il consiglio delle Rsa aziendali delle rispettive sigle sindacali; la Fiom Cgil, invece, non lo ha firmato.

Toninelli: “Basta opere faraoniche”


Toninelli: “Basta opere faraoniche”

Cispadana e Passante bolognese sempre più a rischio: è stato chiaro il ministro alle Infrastrutture, Toninelli, oggi a Bologna alla fiera dell’edilizia. “Basta opere faraoniche ad alto impatto ambientale e basta spreco di soldi pubblici” ha detto; in Italia e in Emilia Romagna è prioritario – secondo il ministro – mettere in sicurezza le strade: tante piccole opere con tante piccole imprese.Primo taglio.
Danilo Toninelli, Ministro 5 stelle delle Infrastrutture, risponde che non ha avuto problemi ad arrivare alla fiera a chi gli chiede se in tangenziale, nel tragitto che lo ha portato alla Fiera di Bologna per il Saie, abbia trovato traffico, come è toccato alla gran parte dei bolognesi e degli automobilisti in transito. D’altronde, il Ministro, da sempre contrario alle grandi opere chieste invece a gran voce dalla Regione Emilia Romagna, non sembra fare passi avanti verso un accordo.
Mercoledì il tanto atteso incontro con autostrade e col presidente della Regione Stefano Bonaccini, eppure l’intesa sembra improbabile, a partire dal Passante bolognese
E sul caso del testo della manovra, manipolato secondo il vicepremier Di Maio, Toninelli getta acqua sul fuoco.

 

“Noi abbiamo opere che riteniamo strategiche. Non mi paiono opere definitesi faraoniche ma opere che completerebbero la dotazione infrastrutturale di cui l’Emilia-Romagna ha bisogno se vuole continuare ad essere una regione che compete con i territori più avanzati d’Europa e del mondo”. Così, a margine di un incontro, il presidente emiliano-romagnolo, Stefano Bonaccini risponde a distanza al ministro. E questo, ha argomentato, “non è un vezzo di Bonaccini e della sua Giunta: c’è un patto per il lavoro firmato nel luglio del 2015 in cui tutte le parti sociali di questa regione, nessuna esclusa, indicavano quelle opere, tra cui l’ampliamento del Passante di Bologna, come opere necessarie, indispensabili e necessarie per non dare un colpo troppo duro all’economia, alle imprese, al turismo del territorio”.

Cmc Ravenna, quotazioni crollati per pagamenti in ritardo


Cmc Ravenna, quotazioni crollati per pagamenti in ritardo

Il protrarsi del ritardo nell’incasso di sei pagamenti, per un controvalore di 108,3 milioni di euro, mette pressione ai conti di Cmc Ravenna e preoccupa gli investitori che hanno in mano i due bond emessi dalla cooperativa emiliana, le cui quotazioni sono crollate di circa un terzo alla Borsa del Lussemburgo dove i titoli sono quotati. L’alert – in un contesto difficile per molti gruppi delle costruzioni in Italia – è arrivato con un comunicato stampa dello scorso 15 ottobre, con cui Cmc informava il mercato che “nessuno dei sei pagamenti ritardati” attesi entro fine settembre era stato saldato. “Continuiamo a lavorare con le nostre controparti per raccogliere i pagamenti (alcuni dei quali verso l’Anas), che pensiamo di ricevere nel quarto trimestre”, ha rassicurato Cmc. Il ritardo, che si protrae dal primo semestre dell’anno, ha fatto aumentare indebitamento e capitale circolante del gruppo, spingendolo ad avviare la rinegoziazione della scadenza di una linea di credito da 165 milioni. Cmc ha chiuso il primo semestre con ricavi in calo a 514,3, dai 549,6 milioni dello stesso periodo del 2017, un ebitda diminuito da 81,5 a 64,8 milioni e un utile in discesa da 3,8 a 649 mila euro. Il portafoglio ordini è salito al suo massimo, 4,66 miliardi di euro.