Aumento capitale Unicredit, nuovo piano della Manodori


©TelereggioREGGIO EMILIA, 20 DIC. 2011 – L’amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni sarà stasera a Reggio Emilia per un incontro con il consiglio generale e il consiglio di amministrazione della Fondazione Manodori. Il faccia a faccia, fissato da tempo, cade alla vigilia della decisione della Fondazione sulla partecipazione all’aumento di capitale di Unicredit, che dovrebbe essere presa giovedì. In vista di quell’appuntamento, i consulenti di Prometeia hanno messo a punto un nuovo piano. L’idea che tanto ha fatto discutere, quella dell’opzione call, cioè l’impegno a vendere un pacchetto di azioni a prezzo predeterminato, va in soffitta. I consulenti hanno studiato un piano dalla complessa architettura che si può riassumere così.
La Manodori sottoscriverebbe l’aumento di capitale in misura dell’83% circa, investendo 50,4 milioni di euro per 138,8 milioni di azioni (ad un prezzo presunto di 0,363 euro). Dove troverebbe i soldi la Fondazione? Circa 5,4 milioni di euro deriverebbero dalla vendita dei diritti inoptati sul 17% della quota della Manodori; 10 milioni si ricaverebbero smobilizzando quote di fondi di investimento; 35 milioni di euro, infine, verrebbero reperiti attraverso l’indebitamento.
Subito dopo la chiusura del collocamento, scatterebbe la fase 2. La Fondazione venderebbe sul mercato tutte le azioni sottoscritte più altri 39,7 milioni di azioni Unicredit che ha in portafoglio. I vertici dell’ente sono convinti di poter vendere i titoli al prezzo di 0,59 euro, incassando così 105,3 milioni. Rimborsati i debiti, alla Manodori resterebbero 70,3 milioni di euro di liquidità. La plusvalenza sarebbe di 26,1 milioni, mentre la partecipazione della Fondazione in Unicredit si ridurrebbe a 112 milioni di titoli, in sostanza quelli storici che derivano dalla Cassa di Risparmio di Reggio.
Nel complesso, la nuova versione del piano ha il pregio di sterilizzare il rischio che era connesso all’opzione call, anche se non è e non può essere esente da rischi di mercato. Nessuno può garantire che la Manodori riuscirà a vendere le azioni a 0,59 euro. E ogni centesimo in meno nelle quotazioni di Unicredit ridurrà i profitti della Fondazione di oltre 1 milione di euro. Più in generale, è lecito interrogarsi sul senso di questa operazione. Se si sottoscrivono 138 milioni di azioni per poi rivenderne 178, forse ci sarebbe un’alternativa più semplice: non partecipare affatto all’aumento di capitale, limitandosi a vendere i diritti. Una scelta priva di incognite che porterebbe nelle casse della Manodori 32 milioni di euro.

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