Assemblea Parmalat, e i caso cash pooling


Ha preso il via l’assemblea di Parmalat chiamata, tra l’altro, ad approvare il bilancio e a nominare il collegio sindacale. In assemblea Lactalis si è presentata con l’89,63% del capitale mentre l’unico azionista con una quota superiore al 3% del capitale è il fondo Amber, presente in assemblea con il 3,865% del capitale. Dalla lettura dei primi venti azionisti presenti in assemblea, chiesta da un socio, risulta che i fondi Gabelli detengono circa l’1,1% del capitale.
Ma a tenere banco è la vicenda cash pooling. I consulenti ingaggiati dal consiglio di amministrazione di Parmalat per valutare se sussistono i presupposti per promuovere l’azione di responsabilità verso il vecchio Cda che ha stipulato il contratto di tesoreria accentrata (cash pooling) con Lactalis escludono un danno per il gruppo di Collecchio. “A nostro parere, il contratto di cash pooling non ha procurato alcun danno a Parmalat” afferma il professore Paolo Gualtieri, uno dei consulenti del Cda, secondo quanto riportato in una nota della società. Il collegio sindacale di Parmalat, in risposta a una denuncia del fondo Amber, aveva invece individuato nel cash pooling un danno di 4,3 milioni di euro per il gruppo italiano a favore della controllante Lactalis, invitando il cda a valutare le azioni opportune da intraprendere verso i vecchi amministratori. Il Cda di Parmalat ha convocato per il prossimo 29 maggio l’assemblea per valutare l’eventuale proposizione dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori in carica negli esercizi 2011-2012, quando è stato sottoscritto con Lactalis il contratto di cash pooling. “Tenuto conto delle conclusioni contenute nella Relazione del Collegio sindacale ex art. 2408, secondo comma”, che contestava ai vecchi amministratori un danno di 4,3 milioni di euro in relazione alla gestione della tesoreria accentrata “e del fatto che il 31 maggio prossimo decorrerà il termine di prescrizione per l’eventuale assunzione di provvedimenti nei confronti di taluni amministratori in carica alla data di vigenza del cash pooling, il Consiglio – si legge in una nota – ha deliberato di convocare l’assemblea degli azionisti per il giorno 29 maggio”. Le risultanze dei consulenti del Cda escludono, a differenza dei consulenti del collegio sindacale, un danno dal cash pooling con Lactalis. I pareri dei consulenti sono stati oggetto di “una prima valutazione” da parte del cda che si riunirà nuovamente l’8 maggio. All’esito della riunione verranno rese note le “definitive conclusioni e, conseguentemente, la proposta che verrà presentata all’assemblea convocata” per esaminare la relazione del collegio sindacale, che ha invece individuato un danno dal cash pooling, e valutare se proporre l’azione di responsabilità. “Non ci pare esigibile dagli amministratori di una società industriale un comportamento che, per cercare di ottenere maggiori rendimenti, innalzi i rischi finanziari per l’impresa in contraddizione con le scelte della gran parte degli investitori professionali”, si legge in un altro degli stralci del parere di Gualtieri, reso noto da Parmalat. “Il comportamento tenuto dalla tesoreria Parmalat nel periodo indicato non appare in alcun modo dannoso, ma anzi, al contrario, particolarmente prudente, equilibrato e anche efficace nei risultati” è la conclusione di Borghesi e Associati, un altro degli advisor del Cda di Parmalat. Gli advisor legali Francesco Benatti e Emanuele Rimini, alla luce delle conclusioni degli advisor finanziari, ritengono di “condividere pure sotto il profilo strettamente giuridico” le conclusioni sia di Borghesi che di Gualtieri. Amber “sta valutando le modalità con cui agire direttamente nei confronti di tutti i soggetti che hanno concorso a cagionare il grave danno patito” da Parmalat a causa del cash pooling e dell’acquisizione di Lag, operazioni concluse con l’azionista di controllo Lactalis. Lo ha detto Luciano Castelli, rappresentante del fondo Usa, intervenendo in assemblea. L’annuncio della volontà di portare in tribunale gli amministratori ed ex amministratori e dirigenti considerati responsabili delle operazioni sotto accusa è stata fatta in assemblea per “permettere agli altri soci e, in particolare, ai piccoli investitori di accodarsi all’iniziativa di Amber” e questo per “dimostrare al socio di controllo che il mercato non è disponibile a subire ulteriori soprusi”. Immediata la replica. Ciò che lascia davvero esterrefatti è che Parmalat, invece, di fare tesoro degli accertamenti e delle indicazioni provenienti dal massimo organo di controllo e di formulare le proprie richieste risarcitorie nei confronti dei soggetti che hanno scientemente danneggiato la società e, in primis, di Lactalis, sta utilizzando risorse e consulenti della società per censurare il lavoro svolto dal collegio sindacale”. Lo ha detto il rappresentante di Amber, Luciano Castelli, intervenendo nell’assemblea di Parmalat. Il fondo Amber, alla luce della relazione del collegio sindacale di Parmalat sul cash pooling, stima che il danno cagionato al gruppo di Collecchio sia compreso tra 3,6 e 10,1 milioni di euro. “Ebbene, il fatto che la società, a distanza di un così considerevole lasso di tempo” dalle indagini della Guardia di Finanza “non abbia posto in essere alcuna attività per ottenere il risarcimento del danno patito lascia attoniti”. Il cda di Parmalat ha nominato dei propri consulenti per valutare le conclusioni dei sindaci. Il lavoro degli advisor giunge alla conclusione che il cash pooling non sarebbe stato dannoso per Parmalat.

Riproduzione riservata © 2018 viaEmilianet