Asif Raza: “Non sono un delinquente”


BOLOGNA, 29 GEN. 2009 – "Non ho mai preso denaro, mi sono solo dato da fare per aiutare persone di cui mi fidavo e se ho commesso un errore è stato quello di essere stato troppo disponibile". Ha respinto le accuse Raza Asif, il presidente del Consiglio degli stranieri della Provincia di Bologna arrestato due giorni fa dalla Guardia di Finanza, su disposizione della Pm Lucia Musti, con l’accusa di essere a capo di un’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.In oltre due ore di interrogatorio di garanzia, Asif ha spiegato le sue ragioni al Gip Michele Guernelli, lo stesso giudice che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare. Difeso dagli avvocati Francesco Stefanelli e Luca Pozzolini, il pakistano, 35 anni, ha raccontato la sua verità: "Sono stato contattato da persone che avevano bisogno di consigli, ma non avevo la minima idea di cosa ci fosse dietro – queste le parole dell’indagato riferite dai legali – Ho fornito consulenza in modo del tutto disinteressato e solo dopo ho capito che c’era qualcosa di poco chiaro perché mi sottoponevano una lunga serie di problematiche relative a tanti, troppi immigrati. A quel punto mi sono disinteressato della cosa". L’inchiesta lo colloca al vertice di una organizzazione che si faceva pagare dagli otto ai 15.000 per il rilascio del nulla osta prefettizio, documento propedeutico ma non sufficiente per il permesso di soggiorno. Veniva rilasciato dopo che alcune aziende campane, con cui erano in contatto altri indagati, si dichiaravano pronte ad assumere gli immigrati come braccianti agricoli.A quel punto, sempre secondo l’accusa, gli immigrati pakistani pagavano in contanti in patria quanto richiesto dall’organizzazione. "Ed è proprio in quelle aziende che secondo noi la Finanza deve cercare i mandanti e ricostruire i passaggi di denaro – ha spiegato l’avvocato Stefanelli -. Raza è accusato di aver preso soldi ma non un euro gli è stato trovato e questo è un dato di fatto che fino a prova contraria smonta l’inchiesta".Durante una perquisizione ad Asif è stato trovato un elenco di nominativi di connazionali che custodiva nella cassetta di sicurezza della sua banca, un documento simile a quello rinvenuto in casa del suo braccio destro ma privo di cifre. Questa per gli inquirenti rappresenta una prova del coinvolgimento di Raza: "Lui è il terminale delle richieste di un gran numero di persone ed è normale che abbia degli elenchi – ha detto ancora il legale – E’ impegnato politicamente e tra i suoi compiti c’è quello di mettersi a disposizione degli altri e il suo tornaconto è politico, non certo economico". Asif, hanno riferito i difensori, "è sereno ma non capisce perché si trova in carcere: è anche meravigliato che nessuno nelle istituzioni lo abbia difeso e questo l’ha profondamente ferito". I legali, che attendono la decisione del Gip sulla sussistenza delle esigenze cautelari, attesa entro cinque giorni, potrebbero presentare una richiesta di scarcerazione al Tribunale del Riesame.

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