Artoni: “Uscire vivi dalla crisi”


BOLOGNA, 3 MAR. 2009 – Non sono di certo dati confortanti quelli presentati da Unioncamere a Bologna. Nel 2008 il pil della regione è calato dello 0,4% e la previsione, realizzata d’intesa con Prometeia, per il 2009 è di una discesa del 2,2%. A fornire i dati di consuntivo e la previsione per l’anno in corso è il consueto rapporto Unioncamere messo a punto insieme a Carisbo-Confindustria sull’industria manifatturiera, che rivede al ribasso le stime di tre mesi fa quando si parlava ancora di una regione tecnicamente non ancora in recessione, con una previsione di chiusura del pil al +0.1%. Una crisi – spiega il presidente di Unioncamere Andrea Zanlari – che si è accelerata nella seconda metà del 2008 e che certo ancora non ha toccato il fondo se solo nella seconda parte del 2010 è prevista una timida uscita.Solo la cassa integrazione col segno piùA dare il segno della gravità sono i numeri tutti, per il 2008, con il segno negativo (meno 1% il fatturato, meno 1,5% la produzione e meno 1,9% gli ordini), a parte il +346% della cassa integrazione guadagni nel secondo semestre. Nessuna classe dimensionale delle aziende si salva anche se, come era prevedibile, le imprese che soffrono di più sono le piccole. Non si salva neppure l’artigianato manifatturiero (meno 6% la produzione nel 4/o trimestre) e le costruzioni (meno 1,7%).Calo dell’export nel 2009Per il 2009 al calo del pil si accompagna la previsione di un tonfo dell’export (meno 8,2%), degli investimenti fissi lordi (meno 7,3) e del valore aggiunto nell’industria (meno 7,1%), accompagnati da un calo dello 0,6% dei consumi privati. Per riassumere con un paragone, allo stesso tempo apocalittico e paradossale, del presidente Zanlari, per trovare un precedente più negativo bisognerebbe tornare alla fine della guerra con i bombardamenti nelle fabbriche.Uscire vivi dalla crisiNon si spinge tanto in là Annamaria Artoni, presidente di Confindustria Emilia-Romagna, ma l’analisi è fortemente negativa. Elenca i dati sulle previsioni realizzate su un campione di imprenditori con la maggioranza che prevede ordini in calo (58,6%) e diminuzione della produzione (56,3%). Unico dato meno negativo una previsione di occupazione stabile se accompagnata ad un forte utilizzo della cassa integrazione. "Da questa crisi dobbiamo uscire vivi perché, se spegniamo i motori delle macchine, difficilmente riusciremo ad accenderli", osserva Artoni che invoca un rapporto stretto fra lavoro ed imprese. Chiede che la distribuzione della ricchezza vada sugli investimenti in ricerca, innovazione, formazione ‘per far crescere le competenze”. Il tutto accompagnato dal ricorso "agli ammortizzatori sociali che sono uno strumento importante. Alla pubblica amministrazione chiede certezza nei pagamenti ed alle banche di non far mancare gli affidamenti, oggi ancora più importanti se crescono considerevolmente gli insoluti perché i clienti non pagano.Credito alle imprese miglioriAd Annamaria Artoni fa eco il presidente di Carisbo Filippo Cavazzuti che da una parte osserva che oggi più che mai, nel momento in cui il denaro non è più merce abbondante, esso deve andare alle imprese che se lo meritano, che hanno i fondamentali a posto. Tecnicamente su questo fronte – spiega ancora il presidente di Carisbo – non ci sono segni di credit crunch (stretta del credito, ndr), ma solo rallentamenti nelle erogazioni (+6.2% a novembre; 8,1% a settembre e 10,5% a giugno). Ma anche per le banche il sentiero è stretto per non far crescere lo stock delle sofferenze. Poi non nasconde il suo pessimismo di fronte ad una crisi che mostra uno stupefacente sincronismo in tutte le economie. "Mi schiero sul lato più negativo degli economisti – osserva – non c’è condivisione sulla politica economica da adottare". In Italia come in Europa e noi nella Ue "continueremo ad essere la navicella più fragile".

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