Articolo 18. Non è vero che impedisce di licenziare


BOLOGNA, 20 FEB. 2012 – Lui è convinto che i rapporti coi sindacati siano buoni. Lei è decisa nel dire che i tempi siano immaturi per considerarsi "vicini". Mario Monti e Susanna Camusso si parlano a distanza. Il premier nella riunione coi Gotha della finanza italiana annuncia che la riforma del lavoro ci sarà anche senza l’accordo coi sindacati. Il nodo più importante è la cancellazione dell’articolo 18, fardello che, secondo il governo, rallenta la crescita. Di parere opposto è la leader della Cgil, che in trasmissione a Che tempo che fa definisce l’articolo 18 una "norma di civiltà, ma soprattutto una norma deterrente, visto che il contenzioso giudiziario sull’articolo 18 è basso".Che siano contenute le controversie tra lavoratori e datori di lavoro in Italia, ne sono convinti anche i giuslavoristi riuniti questa mattina a Bologna per mostrare "le verità nascoste" sul tanto vituperato articolo in questione. Primo mito da sfatare è che non consenta di licenziare. "Dal punto di vista legislativo non c’è nessun divieto e limite che impedisca a un’azienda di ridurre il personale e non c’è bisogno di una nuova legge per far licenziare di più", ha detto l’avvocato Alberto Piccinini, ricordando che in Italia i licenziamenti per motivi economici esistono già e sono aumentati con la crisi.L’iniziativa bolognese, sostenuta dalla Cgil, ha l’obiettivo di lanciare un appello in difesa dell’articolo 18. Il testo si trova sul sito dello studio legale associato di cui fa parte Piccinini. "Sono rari invece – ha continuato l’avvocato – i casi di chi, licenziato per ingiusta causa secondo l’articolo 18, abbia ottenuto il reintegro dal giudice e sia tornato a lavoro. Ma ciò dipende dalla durata dei processi, dal fatto che il lavoratore può scegliere 15 mensilità in alternativa al reintegro, che a volte il lavoratore teme ritorsioni dal datore di lavoro oppure che nel frattempo ha trovato un’altra occupazione."L’avvocato Piccinini ha poi citato alcuni casi di reintegro di lavoratori post procedura ex articolo 18, seguiti dal proprio studio legale: quattro dipendenti dell’Autogrill di Bologna licenziati nel 2010 perché avrebbero fumato spinelli nella pausa; un operaio in cassa integrazione di un’azienda metalmeccanica di Crespellano (Bologna) mandato via perché, per un errore, non era rientrato al lavoro, dopo la sospensione; un delegato Fiom di una ditta metalmeccanica di Calderara di Reno (Bologna) licenziato perché accusato, attraverso mail inviate a un collega che le aveva poi girate ai vertici, di aver fatto uscire merci dall’azienda; una commessa della Coop licenziata per aver mangiato una merendina mentre era alla cassa.Per Danilo Gruppi, segretario provinciale della Cgil, "siamo di fronte a una colossale mistificazione dietro la quale vanno in molti, anche stupidamente". E ha aggiunto: "se fossimo di fronte a un aumento del lavoro si potrebbe capire. Ma anzi, negli ultimi tre anni stanno dilagando i licenziamenti per motivi economici, e anche a Bologna". Secondo dati a disposizione della Cgil, si stima che nel Bolognese siano almeno 2000 i lavoratori di aziende con più di 15 dipendenti che hanno perso il lavoro per ragioni economiche e che percepiscono indennità di disoccupazione o mobilità.

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