Arriva Silverio Piro e sequestra il crocefisso


BOLOGNA, 27 GEN. 2009 – Dal cinema all’arte, Silverio Piro è un uomo d’altri tempi verrebbe da dire. La religione (cattolica) va tutelata. Anche se la parodia è quella di due grandi del cinema italiano come Ciprì e Maresco. Silverio Piro invece è pienamente un uomo dei nostri tempi, dei tempi in cui papa Ratzinger accoglie in Santa Romana Chiesa lo scisma più violento che la Chiesa abbia subito nell’ultimo secolo e avalla di fatto le posizioni anti-ebraiche di Monsignor Williamson (“Le camere a gas non sono mai esistite” dice il prelato ultra-tradizionalista).Di questi tempi quindi un artista come Federico Solmi non può esporre nella ex laica Bologna una sua creazione che rappresenta un crocefisso, attraverso la quale l’autore intendeva “fare satira su un potere millenario come la chiesa, senza alcun riferimento al Papa attuale”. In questa Regione riposa per sempre l’anti-papista Dante Alighieri e per fortuna Silverio Piro non è stato destinato a Ravenna, sennò addio tomba e onori al sommo poeta.La cronaca. Un appuntato dei carabinieri ieri mattina va a visitare Arte Fiera e vede la statuetta di un papa con tanto di tiara dipinto su una croce in legno come se fosse un crocefisso trecentesco, con l’aggiunta di un’appendice colorata che gli spunta dal grembo. Bestemmia! Pensa immediatamente l’appuntato e l’Arma sequestra il pericoloso reperto poche ore prima della chiusura della mostra. Scatta l’accusa di ‘offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio’ a carico di Federico Solmi, artista bolognese 35enne, da dieci anni residente a New York e con tanto di studio a Brooklyn. Indagati anche il direttore creativo della ‘Not Gallery’, Marco Izzolino e il legale rappresentante Manuela Esposito. Izzolino cerca di spiegare ai carabinieri che l’opera rappresenta un autoritratto dell’ autore e ha un valore di mercato riconosciuto di circa 5.000 euro. Ma non li convince.Scavalcato da tanto zelo (qualche protesta c’era stata ma non un esposto formale), il procuratore Piro firma oggi insieme al Pm Luigi Persico un secondo decreto di sequestro (non si sa mai) per esposizione di oggetti osceni. Come se fosse un fallo di gomma in un pornoshop insomma, tanto che non viene considerato il reato, che pure esiste, di esposizione di opere d’arte oscene. "Credo – spiega Piro – che il sentimento religioso vada protetto a prescindere che si riferisca ad una corrente minoritaria o maggioritaria. E’ qualcosa di cui il magistrato si deve far carico. In questo caso mi sembra che il lavoro sia totalmente blasfemo e osceno. L’unica cosa cosa che mi ha frenato prima di decidere il sequestro è l’inevitabile pubblicità che deriverà per l’autore. Ma sul piatto della bilancia ci sono i simboli della cristianità che non vanno toccati: qui abbiamo un crocefisso, un Cristo che diventa Papa e delle pulsioni sessuali, che francamente potevano essere risparmiate. Effettivamente già in passato mi sono occupato di vicende simili: ma nel caso del fim di Ciprì e Maresco si trattava di un’opera d’arte, qui invece siamo lontani mille miglia da considerarla tale. Quel crocefisso è una bestemmia".C’è poco da aggiungere, parole che si commentano da sole. Salvo questa tardiva autocritica del procuratore sul film di Ciprì e Maresco, visto che alla fine ammette che di arte si trattò. Anche Galileo venne messo al bando, salvo poi ottenere le scuse qualche secolo dopo. Cosa vorrete che sia mai un Federico Solmi.

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