Arriva la “tassa alimentare”, fino a 1800 euro per i servizi di controllo delle Usl


BOLOGNA, 4 FEB. 2009 – Dopo la ‘delirium tax’ per le imprese ora arriva anche la ‘tassa alimentare’, che può toccare anche i 1.800 euro. Lo rileva la Cna di Bologna, spiegando che "a circa duemila aziende alimentari della provincia sta per arrivare via raccomandata dalla Usl la richiesta di pagamento di una tassa, imposta dal Ministero del Tesoro, riferita ai servizi di controllo e vigilanza eseguiti dalle Usl. La tassa colpisce le attività di produzione di prodotti alimentari, bevande e conserve incluse, e riguarda le aziende che vendono all’ingrosso almeno per il 51% del proprio fatturato. Se un’azienda supera il 51% per l’ingrosso, deve pagare questa tassa che, in ragione delle tonnellate prodotte, può andare da un minimo di 482 euro ad un massimo di 1807,50. Se invece un’azienda non raggiunge il 51% dell’ingrosso sul proprio fatturato non paga la tassa. Tutte le aziende comunque devono compilare un’autodichiarazione in cui l’operatore alimentare dichiara quanto vende all’ingrosso e quanto al dettaglio"."La tassa – prosegue la Cna – è di carattere nazionale. Le imprese della provincia di Bologna che si presume debbano pagare questa tassa, possono andare da un minimo di 500 ad un massimo di mille, i pagamenti devono essere effettuati non oltre il 30 marzo. Le autodichiarazioni devono essere spedite all’Usl entro dieci giorni dal ricevimento della raccomandata. Le imprese interessata alla ‘tassa alimentare’ sono quelle della molitura, lavorazione carni, produzione pasta fresca e secca, preparazione carni e insaccati, lavorazione té e caffé, preparazione condimenti, gestione mense aziendali, catering. Ma anche forni, pasticcerie, produzione pizza d’asporto e rosticcerie seppure è presumibile che queste ultime non superino il 51% del fatturato per vendite all’ingrosso. Ma comunque devono compilare l’ autocertificazione"."Per le imprese, già colpite duramente dalla crisi, piove veramente sul bagnato – commenta Francesco De Dominicis, responsabile Cna Alimentare Bologna – Questa tassa, che le stesse Usl regionali non avevano richiesto, è assurda per tantissimi motivi. Innanzitutto si pagano in anticipo controlli sanitari anche da parte di aziende che sono visitate mediamente una volta ogni tre anni: le Usl infatti continueranno a svolgere il proprio lavoro di controllo e vigilanza con le stesse modalità di quando la tassa non veniva pagata. Inoltre l’ operatore alimentare deve autocertificarsi col rischio di incorrere anche in un reato penale per falsa dichiarazione. Peccato che non sia chiaro come si calcola il 51% di attività di vendita all’ingrosso: sul venduto? sui resi e le giacenze? Non a caso il decreto che istituisce questa tariffa ha bisogno di un ulteriore decreto di attuazione, però intanto le aziende devono pagare subito. La Cna si sta battendo con le Usl e con il Governo affinché il Ministero del Tesoro modifichi questo decreto. Non crediamo che occorrano nuovi balzelli in un Paese che ha già la tassazione tra le più alte d’Europa".

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