Arriva in mostra a Forlì l’Egitto mai visto


ROMA, 8 AGO 2010 – Circa 400 straordinari reperti egizi, datati intorno al 2000 a.C., saranno in mostra dall’11 settembre al 9 gennaio ai Musei di San Domenico di Forlì. Si tratta dei ritrovamenti del grande egittologo Ernesto Schiaparelli 1856-1928), emersi negli scavi delle necropoli di Assiut e Gebelein e conservati per un secolo nei depositi del Museo Egizio di Torino. Intitolata Egitto mai visto, l’importante rassegna forlivese é stata curata da Elvira D’Amicone e Massimiliana Pozzi Battaglia della Soprintendenza dei Beni archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie e della Società Cooperativa Archeologica e inaugura il nuovo ciclo espositivo del museo dedicato alle più varie espressioni della cultura artistica antica e moderna. Che parte proprio con una mostra destinata a far rivivere anche al vasto pubblico degli appassionati l’esperienza e le emozioni delle scoperte, compiute fra il 1908 e il 1920 dalla Missione Archeologica Italiana guidata da Schiaparelli. Quando, agli inizi del XX secolo, lo studioso (anche direttore del Museo Egizio di Torino) era impegnato nelle campagne di scavo nella valle del Nilo, l’esplorazione scientifica era ormai subentrata alla ricerca dei collezionisti e stava portando alla luce nuovi contesti, come quelli delle comunità neolitiche che avevano preceduto l’età delle piramidi. Erano impegnate in Egitto le maggiori potenze europee e gli Stati Uniti, ma un significativo apporto arrivò appunto dalla missione italiana, nonostante la scarsa dotazione di mezzi di cui disponeva nel contesto politico e sociale postunitario. Nelle necropoli di Assiut e Gebelein, la missione aveva infatti rinvenuto numerose sepolture, ricche di testimonianze della vita sociale e del contesto culturale di una provincia del Medio Egitto fra il 2100-1900 a.C.. Materiali che saranno per la prima volta allestiti negli spazi museali forlivesi, a cominciare dallo straordinario nucleo di dodici sarcofagi a cassa in legno stuccato e dipinto con iscrizioni che tramandano formule d’offerta e rituali funerari magico-religiosi. In molti casi, grazie alla lettura dei geroglifici, è stato possibile risalire ai nomi di quegli amministratori e piccoli proprietari terrieri, vissuti nel Medio Egitto quattromila anni fa. I sarcofagi, alcuni dei quali contengono ancora la mummia, sono inoltre arricchiti da tutti gli elementi del corredo funerario che accompagnavano il defunto e attraverso i quali oggi possiamo ricostruire le loro storie e quelle delle loro famiglie: vasi, poggiatesta, specchi, sandali, bastoni, archi e frecce, cassette in legno, modellini di animali, barche con equipaggi, modelli di attività agricole e artigianali. Oggetti che testimoniano la sorprendente capacità degli artigiani egiziani nella lavorazione del legno, che fece di Assiut uno dei centri dove fu raggiunto il massimo livello di espressione artistica alla fine del Primo Periodo Intermedio. Al San Domenico saranno quindi esposte circa 40 pareti di sarcofago con geroglifici incisi e dipinti e 10 stele recentemente restaurate, che svelano i segreti della scrittura geroglifica e permettono di conoscere le credenze funerarie e le principali divinità del pantheon egiziano.

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