Arriva il Redditometro,tra rigore e scetticismo


MODENA, 8 GEN. 2012 – Lo scopo è nobile: recuperare una parte sempre più grande di quei 120 miliardi di euro che ogni anno sfuggono al Fisco. Ma il Redditometro, il nuovo strumento anti-evasione in mano all’Agenzia delle Entrate, che debutterà tra febbraio e marzo 2013, è stato accolto con molto scetticismo all’indomani della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale che ne definisce le regole. L’idea non è nuova, ma riprende -adeguandola all’attuale contesto socio-economico – una misura già sperimentata nei primi anni Novanta: verificare la compatibilità fra il reddito dichiarato dal consumatore e il suo tenore di vita. Il nuovo redditometro sarà composto infatti da un elenco molto dettagliato delle principali tipologie di spesa, le voci sono più di 100 e sono state divise in 11 categorie. Si va dagli alimentari e abbigliamento all’energia e trasporti, dalla casa, all’istruzione, al tempo libero. Arrivando anche ad analizzare le spese per il parrucchiere o per gli animali domestici, gli abbonamenti pay-tv e l’iscrizione a palestre. Tutto verrà calcolato grazie ai relativi rilievi, oppure attraverso la stima dei consumi medi calcolati dall’Istat sulla base di ben 55 tipologie di famiglia, suddivise sulla base del numero dei componenti e di 5 macro aree geografiche di appartenenza. Se i valori relativi a un particolare nucleo contributivo, ricostruibili da ognuno attraverso il Redditest sul sito dell’Agenzia dell’Entrate, si discosteranno da quanto effettivamente dichiarato al Fisco per più del 20 per cento, allora scatteranno i controlli. E il contribuente dovrà dimostrare di non aver evaso, giustificando le spese apparentemente incompatibili sostenute a partire dal 2009. Una retroattività che preoccupa: sarà difficile infatti ricostruire movimenti così precisi e anche spese ingenti effettuate magari grazie ad aiuti dei familiari. I critici parlano di uno strumento troppo invasivo, che seminerà il panico tra i contribuenti virtuosi lasciando tranquilli i veri evasori. Invece, il presidente dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera lo difende oggi con una lettera al Corriere della Sera, in cui parla di un semplice strumento informatico fondato “sull’assunto di senso comune che a una determinata spesa sostenuta deve pur corrispondere una fonte di guadagno”.

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